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Il decreto “Libera Caccia” contro la fauna selvatica 

Con il “Piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica” varato a luglio 2023, l’attuale governo ha dichiarato guerra alla fauna selvatica.

In pratica la caccia “selettiva”, che selettiva non è, anzi, viene liberalizzata ovunque e con qualsiasi mezzo come avevamo spiegato nell’articolo Decreto “Libera Caccia” del settembre 2023.

Colpisce la superficialità di certe scelte. Senza nessuna base scientifica, che denota spesso più la volontà di favorire una categoria, i cacciatori, o i loro fornitori, i produttori di armi, piuttosto che favorire la tutela della natura e dell’ambiente, la sicurezza e la salute dell’uomo e degli animali.

Al limite di qualsiasi buon senso

Oltre alla crudeltà della scelta di permettere l’utilizzo di qualsiasi mezzo o strumento atto a uccidere la specie animale individuata, di volta in volta, come nemica dell’uomo, c’è un’altra enorme e pericolosa falla nel Piano Straordinario, cioè vengono permesse queste attività al limite di qualsiasi buon senso, in pratica, dappertutto.

Infatti sia il comma 447 della legge di bilancio 197/2022, sia poi nell’allegato 1 del Piano, viene specificato: “Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, per la tutela della biodiversita’, per la migliore gestione  del  patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo,  per  motivi  sanitari,  per  la selezione biologica, per la tutela del patrimonio  storico-artistico, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali e ittiche e per  la tutela  della  pubblica  incolumita’  e  della  sicurezza   stradale, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica  anche  nelle zone vietate alla caccia, comprese le aree protette e le aree urbane, anche nei giorni di silenzio venatorio e nei periodi di divieto”.

Sanzione di 8.000 € al giorno della UE

Su questo punto per fortuna qualcuno ha deciso di intervenire. La Commissione Europea, infatti, qualora non fossero apportate modifiche alla legge, intende avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia. Questa prevede una sanzione di ben 8.000 € al giorno. L’ennesima sanzione che gli italiani sono costretti a pagare per azioni che non rispettano le direttive europee in materia di tutela ambientale e della biodiversità.

Oltre al pericolo, quindi, di andare incontro a sanzioni importanti che incidono in maniera sensibile sulle casse, già povere, dello stato, sussiste il pericolo altrettanto grande e reale di provocare sia una mattanza ingiustificata di fauna selvatica, ma anche l’aumento di incidenti, già molteplici, che si verificano durante l’attività venatoria nei confronti  della fauna selvatica.

Proprio dalla cronaca di qualche giorno fa, giunge la notizia di un giovane agricoltore della provincia di Chieti, ferito da una fucilata, mentre lavorava il suo terreno. Per fortuna è stato colpito da una rosa di pallini al braccio che lo vedranno guarire dopo qualche settimana, ma qualcosa di più grave poteva accadere, questione di centimetri. Cosa ancora più grave, i cacciatori sono fuggiti senza soccorrere il malcapitato.

I feriti e i morti per la caccia

Ogni anno gli incidenti di caccia sono molti. Nella stagione venatoria 2022/2023 ci sono stati 13 morti, tutti cacciatori e 53 feriti di cui 10 non cacciatori. Se poi si contano anche le vittime di armi da caccia, non durante l’attività venatoria, i numeri salgono a 19 morti e 60 feriti.

Con la nuova legge che dispone la possibilità di avvicinarsi ai centri urbani, alle aree protette, ai terreni privati, quasi senza regole, una sorta di Far West, possiamo affermare che il numero di incidenti è destinato inevitabilmente a salire.

Possibile che sia così difficile iniziare a ragionare nella direzione di una tutela incondizionata dell’ambiente e della biodiversità? Ci vuole coraggio e chiedere a gran voce di deporre le armi!

 

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