Il 2025 è stato uno degli anni più difficili dalla fine della seconda guerra mondiale. Nel mondo sono in corso 65 conflitti armati, mai così tanti dal 1946 secondo il report del Peace Research Institute Oslo (Prio) realizzato sulla base dei dati dell’Uppsala Conflict Data Program (UCDP).
Nel concreto il 2025 ha visto un numero totale di morti in battaglia di 245.000 persone. È il terzo anno più violento dal 1989, superato solo dal 2021, al culmine della guerra civile etiope nel Tigray, e dal genocidio ruandese del 1994. Sul triste podio si trovano l’invasione russa dell’Ucraina, i bombardamenti sulla popolazione civile palestinese a Gaza e la violenza in Sudan, compreso il massacro di El Fasher.
Un mondo nel caos: i numeri della guerra
Quello descritto nel report “Tendenze dei conflitti: una panoramica globale dal 1946 al 2025” è un mondo nel caos. Per numero di conflitti e morti, il 2025 è stato l’anno più violento dell’era post-guerra fredda.
A contribuire al caos, soprattutto:
- l’invasione russa dell’Ucraina;
- le violenze in Sudan;
- i bombardamenti a Gaza.
È così che è stato registrato il più alto numero non solo di morti in battaglia, ma anche di conflitti. Il report distingue i conflitti non statali, cioè l’uso della forza armata tra gruppi organizzati di cui nessuno appartenente a un governo statale, la violenza unilaterale, ovvero l’uso della forza armata contro i civili, le morti legate al combattimento, comprese le vittime civili, e definisce “guerra” un conflitto che raggiunge almeno 1.000 morti in battaglia in un anno solare.
Il numero di morti
Il report racconta di un aumento di decessi dovuti ai combattimenti, con un’impennata particolare negli ultimi 14 anni. A eccezione del genocidio ruandese del 1994, tutti gli anni successivi sono stati più violenti nell’era post guerra fredda.
La maggior parte delle morti in battaglia è riconducibile a conflitti tra Stati, ma c’è stato anche un picco di violenza unilaterale a causa del conflitto in Sudan.
C’è un dato però che non emerge dal rapporto, che cambia lo sguardo sui conflitti attuali, ovvero il numero di persone uccise indirettamente dai conflitti armati a causa della mancanza di infrastrutture sanitarie o sicurezza alimentare. I dati non includono neanche chi è rimasto ferito ed è morto in seguito. Quindi è difficile stimare quale sia l’annata peggiore, ma è chiaro che il 2025 è stato uno dei peggiori anni da decenni.
Facendo un confronto tra i decessi correlati ai combattimenti relativi al 2024 e quelli del 2025, è possibile osservare un aumento del numero totale di morti da 188.000 a 245.000. A dettare la crescita vertiginosa è la violenza in Sudan legata al massacro di El Fasher, dove si contano quasi 60.000 morti solo nell’ultima settimana di ottobre 2025.
Cresce la violenza politica
Il 2025 ci racconta un aumento della violenza. Si registrano 65 conflitti in corso tra Stati in 35 paesi, un record perché aumenta di sei conflitti rispetto al 2024.
Molti di questi sono conflitti civili, ma sono aumentati anche i conflitti internazionali (+8 rispetto al 2024, il numero più alto dal 1946). Mettendo insieme le tipologie di conflitto e i decessi che hanno causato, si può affermare che il 2025 è stato il terzo anno più violento dalla fine della guerra fredda.
E esattamente come nel passato, anche questi conflitti sono complessi. Secondo il report pongono sfide difficili da risolvere, perché è difficile operare all’interno del contesto del conflitto come in Sudan.



