Il Veganuary è una campagna internazionale che invita milioni di persone in tutto il mondo a provare un’alimentazione vegana per tutto il mese di gennaio. Nato nel Regno Unito nel 2014, il Veganuary è oggi un fenomeno globale che coinvolge cittadini, aziende, supermercati e ristorazione, con un obiettivo: ridurre l’impatto ambientale del sistema alimentare, salvare vite animali e rendere il cibo vegetale sempre più accessibile e normale.
Ma il Veganuary funziona davvero? Analizziamo cos’è il Veganuary, quanti partecipano, quali sono i benefici ambientali e sociali e perché questa sfida di 31 giorni è diventata uno degli strumenti per promuovere una transizione alimentare sostenibile.
Cos’è il Veganuary e perché nasce
Veganuary è un’organizzazione no-profit che invita le persone a provare un’alimentazione vegana per tutto il mese di gennaio e, idealmente, anche oltre. È nata nel Regno Unito nel 2013 da un’idea di Matthew Glover e Jane Land, con la prima edizione ufficiale nel gennaio 2014. All’epoca i partecipanti erano circa 3.000, mentre oggi sono decine di milioni.
Il principio è semplice:
31 giorni senza prodotti di origine animale, senza giudizi e senza perfezionismo.
In cambio, l’organizzazione offre:
- supporto gratuito;
- ricette;
- piani alimentari;
- consigli nutrizionali;
- contenuti divulgativi.
L’obiettivo non è la “purezza ideologica”, ma abbassare le barriere che spesso rendono il cambiamento alimentare difficile.
I numeri del Veganuary 2025
Secondo il Campaign Review 2025, nel gennaio scorso circa 25,8 milioni di persone nel mondo hanno provato a seguire un’alimentazione vegana.
Non solo:
- nel 2025 sono stati lanciati oltre 1.480 nuovi prodotti e opzioni di menu vegani;
- il Veganuary è oggi presente in 20 Paesi, con campagne locali adattate ai contesti culturali;
- in Germania, i dati ufficiali hanno registrato un calo delle vendite di carne del 12,5% a gennaio, collegato direttamente all’effetto Veganuary.
È quello che l’organizzazione definisce “Veganuary effect”, cioè più visibilità per il cibo vegetale, più offerta, più normalizzazione e quindi più cambiamenti che restano anche dopo gennaio.
Perché il Veganuary riguarda il clima (e non solo il piatto)
Le motivazioni che spingono le persone a partecipare sono sempre più legate all’emergenza ambientale. Ridurre o eliminare il consumo di prodotti animali significa abbassare l’impronta climatica individuale, ridurre la pressione su foreste, suolo e risorse idriche e contrastare la perdita di biodiversità.
Secondo numerosi studi scientifici, l’allevamento intensivo è tra i principali responsabili di emissioni di gas serra, deforestazione e inquinamento. In questo senso, il Veganuary funziona come una porta d’ingresso accessibile a un cambiamento alimentare più sostenibile, senza richiedere rivoluzioni immediate.
Come si partecipa
Partecipare è gratuito. Basta iscriversi alla newsletter ufficiale o seguire i canali social della campagna. Per 31 giorni si prova a mangiare vegano, accettando che possano esserci errori, dubbi e sperimentazioni.
Non esiste una “polizia del tofu”, l’approccio è inclusivo. È anche questo che ha reso il Veganuary così popolare, soprattutto tra chi non si definirebbe mai “vegano”, ma è curioso di cambiare qualcosa.
Funziona davvero?
Secondo il sondaggio ufficiale 2025, l’81% dei partecipanti dichiara di voler ridurre in modo permanente il consumo di prodotti animali dopo il mese di prova. Non significa che tutte queste persone diventeranno vegane, ma che il cambiamento inizia e spesso resta.
Nel frattempo, migliaia di aziende si sono adattate a una domanda in crescita: supermercati, ristorazione collettiva, fast food, mense aziendali. Molti prodotti nati per il Veganuary sono diventati offerte permanenti, segno che il mercato sta seguendo (non guidando) il cambiamento.
Un esperimento sociale globale che va oltre il mese
Oggi il Veganuary è attivo in Europa, Stati Uniti, America Latina, India e sta ispirando campagne simili anche in contesti culturali diversi, come la Cina. Non è più solo una sfida individuale, ma un esperimento sociale su larga scala.
Cosa succede se milioni di persone cambiano dieta nello stesso mese? I dati suggeriscono che a cambiare siano i consumi, l’offerta e il dibattito pubblico.
Il Veganuary non pretende di risolvere da solo la crisi climatica o il sistema alimentare globale, ma dimostra che le scelte individuali, se fatte su un piano collettivo, possono avere effetti misurabili e concreti.
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