Niscemi è ancora spaccata in due. Mentre la quotidianità ci ha allontanato dai fatti che hanno sconvolto le regioni del sud, tra il ciclone Harry e la frana nella provincia di Caltanissetta, l’inchiesta ha proseguito i lavori e ha indagato 13 persone per disastro colposo. Nel corso di una conferenza stampa in tribunale, il procuratore capo Salvatore Vella ha comunicato i nomi degli indagati iscritti nel registro.
Tra questi gli ultimi presidenti della Regione Sicilia dal 2010 al 2026 e i capi della Protezione Civile regionale per lo stesso periodo di tempo. Gli indagati si sono espressi sull’iscrizione nel registro, avendo appreso la notizia dalla stampa. Intanto il procuratore punta il dito sulle opere che non sono state realizzate per mitigare i rischi di frana a partire dal novembre 2010.
Inchiesta frana di Niscemi: accuse di disastro colposo
Lo scorso 25 gennaio il Comune di Niscemi, abitato da circa 20.000 persone, è stato colpito da un’enorme frana. Circa 1500 persone sono state allontanate dalle proprie abitazioni e ancora oggi vivono in una situazione di disagio.
Tra una passerella politica e l’altra, comunque arrivate in ritardo così come gli aiuti dopo i disastri del ciclone Harry, le indagini hanno però proseguito i lavori e da alcuni giorni sono stati comunicati i nomi degli indagati iscritti nel registro.
Il procuratore di Gela, Salvatore Vella, in una conferenza stampa in tribunale ha annunciato l’iscrizione di 13 indagati nel fascicolo per disastro colposo e danneggiamento seguito da frana.
Tra gli indagati ci sono i presidenti della Regione Sicilia e i capi della Protezione Civile regionale. È stata presa in analisi la finestra temporale dal 2010 al 2026, come il periodo nel quale si sarebbero potuti svolgere i lavori per la messa in sicurezza del territorio.
Chi sono gli indagati?
Tra gli indagati ci sono i presidenti della Sicilia in carica dal 2010 al 2026:
- Raffaele Lombardo;
- Rosario Crocetta;
- Nello Musumeci;
- Renato Schifani.
Sono coinvolti, come si legge, in qualità di commissari delegati all’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza di Protezione Civile nazionale che riguardava la realizzazione di opere di mitigazione del rischio frana e in qualità di commissari di governo contro il dissesto idrogeologico.
Iscritti anche i capi della Protezione Civile regionale in carica dal 2010 al 2026:
- Calogero Foti;
- Salvatore Cocina.
Infine, i direttori regionali preposti all’ufficio contro il dissesto idrogeologico e i responsabili dell’Ati che avrebbe dovuto eseguire le opere di mitigazione appaltate a inizio 2000.
Il commento dopo l’iscrizione nel registro degli indagati
Gli iscritti nel registro degli indagati hanno appreso la notizia attraverso la stampa. Schifani, attuale presidente di Regione, ha detto di affrontare la situazione con tranquillità:
consapevole di aver sempre operato con correttezza e senso delle istituzioni. Vado avanti nell’espletamento delle mie funzioni con serenità e determinazione, anche in virtù dei risultati fin qui raggiunti.
Più critico Crocetta, che fa riferimento al proprio mandato dichiarando che “non sono arrivati i progetti di consolidamento o segnalazioni dei rischi che riguardassero Niscemi”. Si dice amareggiato perché:
sono stato il presidente della Regione che più ha investito sul dissesto in questi anni. Tutti i progetti presentati durante il mio governo sono stati finanziati. Ovviamente non potevo intervenire laddove nessuno mi segnalava niente.
Le parole del procuratore
Il procuratore di Gela ha spiegato che l’inchiesta si è concentrata sulle opere mai realizzate per mitigare il rischio di frane sul territorio. Alla fine, nel 2026, si è verificata la frana più grande d’Europa.
Eppure c’erano tutte le indicazioni su cosa fare. Come ha ricordato il procuratore:
Già nel 1997 c’erano delle indicazioni precise sulle cose da fare, ma non sono state fatte. Nelle casse della Regione ci sono ancora 12 milioni di euro a disposizione per i lavori.
Nel 1997 Niscemi fu coinvolta in un altro evento franoso e in quegli anni furono fatti i primi interventi per mettere in sicurezza il territorio. A seguito di studi e disposizioni, sono emerse criticità successive ai lavori già svolti. Da qui l’inchiesta si è concentrata sui dati a disposizione della Regione a partire da novembre 2010.



