Ancora incidenti sul lavoro. L’episodio è accaduto nel Siracusano e, secondo le prime ricostruzioni, l’operaio è rimasto schiacciato da un pallet contenente pannelli fotovoltaici. La notizia arriva dopo altri due morti sul lavoro avvenuti solo nelle scorse 24 ore. Gli infortuni e le morti sul lavoro segnano dati elevati e c’è chi parla di “strage”.
Guardando al periodo gennaio-marzo 2026, le denunce di infortunio hanno registrato un incremento del +4,4%, mentre le denunce con esito mortale sono diminuite lievemente passando da 150 a 137, con una riduzione dell’8,7%. È un segnale positivo, certo, ma non sufficiente per parlare di una reale inversione di tendenza. I dati del 2026 sono ancora parziali, ma guardando a quelli dello scorso anno le morti denunciate all’Inail sono state 1.002, un numero praticamente invariato rispetto a quello del 2024.
Morti sul lavoro: i dati del 2026
In attesa del quadro completo del 2026 è possibile analizzare il trimestre gennaio-marzo pubblicato dall’INAIL. Le denunce per infortunio complessive hanno registrato un incremento di oltre il +4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Di rischi sul lavoro ce ne sono ancora molti, soprattutto in settori come l’edilizia, la logistica, i trasporti e la manifattura. Luoghi di lavoro dai quali arriva anche il maggior numero di denunce di infortunio con esito mortale. Nei primi mesi del 2026 fortunatamente sono diminuite le denunce passando da 150 a 137 (-8,7%), ma restano ancora numericamente molto elevate.
Perché si muore sul lavoro?
Le dinamiche nel tempo sono state analizzate e semplificate. Ma molti dei problemi che riguardano la sicurezza sul lavoro sono dati dalla differenza tra una sicurezza documentale e una sicurezza reale applicata sul campo. Un conto sono i documenti aggiornati, gli attestati, le procedure e la formazione, un altro invece l’addestramento insufficiente, la mancanza di controlli o controlli limitati, i comportamenti non sicuri, l’utilizzo scorretto dei dispositivi di sicurezza e una scarsa vigilanza operativa.
Il nuovo accordo Stato-Regioni dello scorso anno nasceva proprio per superare questa impostazione puramente burocratica della prevenzione, rafforzando nella pratica la formazione sulla sicurezza.
Eppure le morti sul lavoro continuano a verificarsi e con dinamiche spesso ricorrenti.
Si muore per:
- cadute dall’alto nei cantieri;
- schiacciamenti;
- ribaltamenti di mezzi;
- investimenti nelle attività logistiche;
- incidenti stradali professionali;
- contatti elettrici.
In molti casi, al di là dell’incidente propriamente detto, la morte è legata a problematiche organizzative come la mancanza di coordinamento, la formazione inefficiente e la carenza di vigilanza.
Crescono le malattie professionali
Se da una parte c’è il calo delle morti, per quanto limitato nei numeri, che comunque rappresenta un segnale positivo, dall’altra c’è il dato sulle malattie professionali.
In questo campo le denunce hanno raggiunto quota 28.487, un incremento pari al +16,7% rispetto allo scorso anno. I rischi cronici sono spesso sottovalutati all’interno di molte organizzazioni, ma continuano a emergere patologie gravi che, nel lungo periodo, possono diventare la causa di una denuncia di morte sul lavoro.
Per esempio, le patologie più diffuse sono:
- disturbi muscolo-scheletrici;
- sovraccarico biomeccanico;
- tendiniti;
- lombalgie;
- ipoacusie;
- malantie respiratorie.
Molte di queste sono causate da un’esposizione a una “insicurezza invisibile”. Ci sono quegli aspetti della sicurezza sul posto di lavoro che vengono ignorati perché producono effetti non nell’immediato, come una caduta, ma nel lungo periodo, come una malattia respiratoria o una postura sbagliata che diventa un problema più grave alla schiena.
Eppure queste carenze di attenzione verso la sicurezza invisibile generano costi enormi nel lungo periodo per le aziende, perché aumentano le assenze, riducono la produttività, aumentano le limitazioni lavorative e causano una vera e propria perdita di competenze.
Aumentano gli incidenti per età, mobilità e clima
Non è un caso, quindi, se tornano anche a crescere gli incidenti in itinere, ovvero quelli avvenuti durante il tragitto casa-lavoro. Questi hanno raggiunto quota 22.040, un incremento del +9,6% rispetto allo scorso anno. Il tema della mobilità ha fatto tornare i numeri ai livelli pre-pandemici, ma molti sinistri non risultano collegati al solo spostamento.
Troviamo incidenti dovuti a stanchezza, stress, turnazioni pesanti, carichi mentali elevati e lunghi tempi di percorrenza casa-lavoro.
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare, ovvero come il quadro degli incidenti sul lavoro tenda a essere influenzato anche dai cambiamenti climatici e dall’invecchiamento della forza lavoro. L’invecchiamento incide sulla frequenza di patologie croniche, sulla gravità degli incidenti e sulla resa lavorativa in un clima avverso.
Il problema è che si torna a parlare di morti sul lavoro solo quando i numeri sono impressionanti, ma si muore o ci si infortuna troppo spesso sul posto di lavoro. La sicurezza e la salute di chi lavora dovrebbero essere sempre al centro delle agende politiche.



