Delle rovine tra i palazzi
«Roma, a livello amministrativo, negli ultimi trent’anni è stata il Maracanã».
Lo stadio brasiliano famoso per la confusione è, nelle parole di Filippo Raniolo, consigliere del Municipio V di Roma, la migliore metafora che abbia ascoltato dopo l’assemblea dell’8 febbraio.
Oggetto dell’incontro è un’area di 1500 mq che si apre allo sguardo attraversando un ponte al civico 5F di via del Pigneto. Da oltre vent’anni è al centro delle richieste di residenti e associazioni che non vogliono lasciarla al degrado.
Nel 2022 si registra una ripresa della vertenza attraverso un post Facebook di Marilina Marino, residente che non solo denuncia lo stato di abbandono dell’area, ma sollecita una partecipazione sociale al problema. Dai social, dunque, i cittadini cominciano a incontrarsi di persona, mobilitando risorse e competenze che consentono di ricostruire la storia di un luogo che appare come un vuoto, in cui si accumulano buio e malaffare.
Si scopre così che l’area — verde e caratterizzata da alcuni stabili collabenti — è sospesa in un “limbo amministrativo” tra pubblico e privato e che, nel tempo, vari progetti di riqualificazione non hanno mai visto la luce.
La proprietà, la Porta Maggiore Park, nell’ambito del PUP (Piano Urbano Parcheggi), aveva ottenuto una compensazione: lo scambio di questo piccolo spazio con uno più grande in via Cialdi, in zona Garbatella. Per motivi non noti, il parcheggio di via Cialdi non viene realizzato; nel frattempo, sul parcheggio del Pigneto, il susseguirsi delle amministrazioni proclama a più riprese la realizzazione di opere pubbliche. Un asilo, un centro servizi, un’area verde attrezzata: annunci che sembrano più benzina per gli articoli di Roma Today che progetti concreti.
Nasce il collettivo Recuperamo
Dal social si passa a un incontro dal vivo. Le foto dei post dell’epoca, caratterizzate dalle mascherine chirurgiche messe male o tolte in fretta per lo scatto, ricordano che eravamo ancora in pieno periodo Covid.
Forse la lunga chiusura della città — e dei rapporti che la significano — aveva svelato l’“incanto”: il mondo fuori dalla finestra, frequentato con frenesia prima della pandemia, non ci piaceva affatto e, alla prima possibilità di uscita, si è provato a incidere sulle proprie realtà locali.
Così, in una serata in pizzeria, tra sconosciuti, ci si dichiara cittadine e cittadini, ma anche professioniste e attiviste; si mettono a fattor comune identità e competenze per riprendersi un luogo. Il collettivo Recuperamo — nome ironico nella sua romanità — composto da giovani adulti, studenti fuori sede, cittadini stranieri e nuovi abitanti del Pigneto, vuole rimettere al centro i rapporti di cura e di vicinato, dichiarando da una piccola postazione che la città non è perduta.
Anni di feste e sagre, perché: «Un paese ci vuole»
Il neonato collettivo, deciso a prendersi cura dello spazio, organizza clean-up, pulisce, bonifica, indice assemblee e crea occasioni di convivialità rispondendo a esigenze puntuali: si susseguono riunioni di condominio, aperture dedicate agli amici a quattro zampe, vengono installate panchine e giochi per bambini.
Dall’estate del 2022, poi, il “Parchetto Recuperamo” diventa sede di festival letterari, tra cui “Contrattacco” della casa editrice Alegre. Seguono concerti acustici, improvvisazioni teatrali, mostre fotografiche promosse dall’associazione CFFC e curate da Fabrizio Giansante ed Enrica Damato, che trasformano un’area degradata in una galleria d’arte estemporanea.
Sono tante le serate primaverili ed estive in cui il parchetto si è riempito di luci colorate — alimentate da una prolunga calata dal balcone di Massimo — ad accompagnare il vociare delle chiacchiere e un bicchiere di vino.
L’emozione è quella della convivialità che manca nelle grandi città: quella tipica dei paesi, dove ci si conosce tutti per prossimità e si sa di appartenere alla stessa pro loco. Parafrasando Pavese, “un paese ci vuole” e, aggiungo io, “quando non c’è bisogna inventarselo”. È ciò che sembrano aver fatto le tante e i tanti che, in questi anni, hanno animato una comunità, costruendo — attraverso una vertenza — rapporti di vicinato, amicizie e tradizioni che prima semplicemente non esistevano.
A che punto siamo?
L’attivazione permanente e il dialogo costante con la politica locale hanno sollecitato l’amministrazione comunale a superare l’impasse burocratico, con la chiusura definitiva della convenzione con il costruttore privato che, attraverso una recente delibera, rientra in pieno possesso dell’area.
Se da un lato si conclude un contenzioso ventennale senza incidere sulle casse comunali, dall’altro cresce la preoccupazione degli abitanti, che si interrogano sul futuro di uno spazio ormai diventato pubblico e significativo per la socialità del quartiere.
All’assemblea partecipano i consiglieri Maurizio Martana ed Evita Camerino, promotori di una mozione in consiglio municipale a favore della vertenza, e il presidente della Commissione PNRR, l’urbanista Giovanni Caudo, che sollecita i partecipanti a far valere la storia della presa in carico collettiva dell’area. L’obiettivo è fornire quanti più elementi possibili per giustificare un nuovo tavolo di confronto con la proprietà, finalizzato all’acquisizione da parte del Comune.
Che si tratti di un esproprio o di un ulteriore accordo di compensazione, gli amministratori presenti dichiarano il massimo sostegno istituzionale affinché questa storia di cura venga valorizzata, rendendo pubblico questo luogo.
Comunque vada a finire, Recuperamo è stato ed è un laboratorio di città possibile: un raro spazio di immaginario tessuto tra le rovine, che ha ripreso il filo di una storia antica ricucendo rapporti tra pubblico e privato, tra cittadini e istituzioni, tra generazioni, tra abitanti storici e fuori sede in cerca di appartenenza. Per disegnare nuove trame, divertenti e inaspettate.
















