La maggioranza di governo è stata battuta durante la votazione sulla legge elettorale, in particolare sull’emendamento promosso da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e l’Unione di Centro. Il fatto che mancassero le firme di Lega e Forza Italia era un segnale: si sono rifiutati di sottoscriverla perché erano contrari. Nonostante le riunioni, all’interno della maggioranza è rimasta una frattura sull’introduzione delle preferenze.
Martedì 14 luglio è stato bocciato l’emendamento che riguardava l’introduzione delle preferenze, cioè il voto diretto dei candidati da parte dell’elettore (ma in un formato non proprio così diretto) con 188 voti contrari e 187 favorevoli. In altre parole un solo voto di scarto, ma che è bastato a mostrare l’assenza di quell’unione tanto raccontata del centrodestra. Approfittando del voto segreto, anche se si è tentato a volte un voto palese, una quarantina di esponenti di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno votato contro le indicazioni del proprio governo.
E ora, cosa succede? Non si tratta di una sconfitta che richiede direttamente lo scioglimento del governo, che resta in carica, ma è un fatto politico non secondario. Si è investito molto sulla legge elettorale e questa sconfitta, dopo quella al referendum sulla giustizia di marzo, sembra l’inizio della fine.
Il voto segreto e il voto contro
Subito dopo l’esito della votazione, Giorgia Meloni ha commentato sui social la sconfitta del proprio emendamento scrivendo che “ha vinto di nuovo la palude”.
Scrive:
Abbiamo provato a reintrodurre le preferenze nella legge elettorale dopo più di 30 anni di liste bloccate. Abbiamo chiesto che si votasse con voto palese e che ognuno mettesse la faccia sul suo voto, ma le opposizioni hanno voluto il voto segreto. Il risultato dice che la sinistra e le opposizioni hanno votato compattamente contro. Ma anche nella maggioranza sono mancati diversi voti, e su questo serve una riflessione. L’emendamento è stato respinto per un solo voto. Un’occasione persa per gli italiani, ma era giusto provarci.
Chiude con un commento che, alla luce delle moltissime immagini di esultanza che si vedono dai banchi del centrodestra quando a non passare sono proposte come il ddl Zan, suona ipocrita. Scrive: “La scena dell’opposizione che esulta come se avesse vinto un mondiale per aver impedito ai cittadini di poter scegliere i propri parlamentari dice tutto”.
L’emendamento sulle preferenze: come funziona davvero
L’emendamento al voto era quello di Fratelli d’Italia, prima firma Bignami, che istituiva le preferenze. La deputata Rachele Scarpa (Partito Democratico) su Instagram ha pubblicato un video nel quale spiega il contenuto della proposta.
Come venivano istituite le preferenze? Non con una scelta diretta dei parlamentari da parte dei cittadini. L’emendamento prevedeva due sistemi di selezione dei parlamentari, con le preferenze solo per una parte residuale. Spiega:
70 seggi alla Camera e 35 al Senato sarebbero stati assegnati con il cospicuo premio di maggioranza previsto da questa legge elettorale. Quindi con una lista bloccata, decisa dai partiti. In secondo luogo, perché il sistema di preferenze previsto da FdI prevedeva una lista composta da 7 nomi, sempre fatta dal partito, con i capolista bloccati decisi dai partiti. Inoltre, per i capolista era stata cancellata la regola dell’equilibrio di genere.
Chiude Scarpa facendo notare che contano più i fatti che le parole e che non era solo l’opposizione a credere che quell’emendamento fosse l’ennesima “truffa”.
Il video dei vannacciani
Voto segreto quindi non tanto per fare il proprio gioco, ma al contrario per non essere sottoposti alla pressione del partito e votare in libertà, dicono le opposizioni che si difendono dalle accuse. Quelle di Meloni, ma non solo. Anche la seconda carica dello Stato ha preso parola:
Alla luce del voto sulle preferenze ricordo – da Presidente del Senato – che nel bicameralismo esiste la concreta possibilità di modificare, anche chirurgicamente, quanto votato alla Camera. Ovviamente con un voto favorevole che per il regolamento del Senato non consente sul punto il voto segreto e rende perciò palesi gli intendimenti dei singoli senatori.
Del voto segreto ne hanno fatto, in teoria, a meno i vannacciani che, contro le regole, si sono ripresi mentre schiacciavano il bottone. Una prova video del loro non essere i franchi tiratori ai quali ora Giorgia Meloni darà la caccia.
Ma c’è un trucco:
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Diverse voci dell’opposizione stanno facendo notare che sì, esiste il “trucco della pallina”. Ovvero, si posiziona una pallina di carta o di altro materiale sul tasto del voto che si vuole simulare e ci si filma mentre con un altro dito si vota in realtà per un’altra posizione. Potrebbe non essere il caso di Futuro Nazionale, oppure sì. L’importante è, come sottolinea ancora Scarpa, non credere a tutto quello che viene detto o mostrato.
L’emendamento di Ziello
Il 15 luglio la Camera ha ripreso l’esame della legge elettorale. L’opposizione ha ritirato 60 dei 200 emendamenti da discutere, mentre Vannacci ha chiesto di far votare l’emendamento di Futuro Nazionale che proponeva le preferenze senza capolista bloccati.
Fratelli d’Italia, secondo quanto si è appreso, aveva espresso voto favorevole all’emendamento dei vannacciani, come anche Noi Moderati, mentre Forza Italia e l’opposizione si sono dette contro. L’emendamento è stato respinto con 139 voti a favore e 233 contrari.
Che cosa prevede l’emendamento di Edoardo Ziello (FnV):
- tre linee sulla scheda elettorale accanto a ciascun partito dove poter scrivere il nome e cognome o i nomi e i cognomi dei candidati scelti;
- le preferenze massime previste sono tre;
- non sono previsti capolista bloccati e nominati.
Ziello ha commentato l’ipocrisia del centrodestra che “se veramente fosse stato compatto avrebbe già messo le preferenze nel testo originale della legge elettorale”. Punta poi il dito contro il voto segreto, definito “funzionale alla sinistra”.



