È stata un’estate di fuoco per l’Europa. Le alte temperature, prolungate nel tempo, hanno reso la vegetazione un’arma contro se stessa. Ci sono infatti le condizioni per incendi molto ampi, alimentati da venti sostenuti. Ricordiamo i roghi in Francia e Spagna, che hanno colpito numerose comunità.
In Belgio si è registrato un grave incendio, considerato ad oggi il più grave della sua storia moderna perché ha distrutto circa 3.000 ettari di vegetazione nell’altopiano di Hautes Fagnes, situato tra la Vallonia e i Länder tedeschi di Renania-Palatinato e Renania Settentrionale-Vestfalia. Un’area protetta che oggi risulta devastata. Quello che rimane dopo gli incendi è spesso un terreno che si recupera difficilmente, e gli ettari bruciati sono persi a lungo. Restaurare un territorio, quando possibile, ha un costo elevato.
Europa in fiamme (ancora)
Passano gli anni, ma ancora non abbiamo trovato una soluzione agli incendi che devastano il territorio europeo, soprattutto nella stagione estiva. In apertura abbiamo citato la tragedia dell’area protetta belga andata in fumo, ma non sono molti i Paesi scampati alle fiamme.
Le fiamme hanno colpito:
- Francia;
- Grecia;
- Portogallo;
- Spagna;
- Croazia;
- Serbia;
- Romania;
- Italia.
Guardando solo all’Italia, secondo il WWF sono andati in fumo 70.000 ettari, l’equivalente di circa 100.000 campi da calcio.
Quanto costa un incendio?
Se pensiamo alle fiamme che hanno avvolto le aree protette, il costo è incalcolabile. Se pensiamo alle vite degli animali umani e non umani, è difficile stimare un valore: anche in questo caso risulta incalcolabile. Se si guarda alle case distrutte, agli edifici pubblici e alle aree verdi si può stimare il danno, si può parlare di milioni o miliardi, ma per le persone che vivevano quel territorio è ancora una volta un danno difficile da quantificare.
Questo perché, anche con le cifre alla mano, difficilmente tutti i territori riusciranno a riprendersi da incendi simili. L’Unione Europea è dovuta intervenire più volte attivando il meccanismo comunitario di protezione civile per gestire le risorse e far fronte a incendi tanto devastanti. Significa che i Paesi da soli non ce l’avrebbero fatta.
Il costo di investire in prevenzione o nella gestione degli incendi lo conosciamo, ogni anno ogni Paese mette la propria quota, ma ogni anno gli ettari bruciati sono di più e i territori risultano affaticati dalle fiamme dell’anno precedente.
Secondo RTS, un’emittente svizzera, in due mesi di incendi in Francia, Spagna, Portogallo, Grecia e Romania sono andati in fumo complessivamente quasi 500.000 ettari. Stimando una spesa di 10.000 euro ad ettaro, che è il costo del restauro di una foresta andata a fuoco secondo il Ministero della Transizione Ecologica francese, il conto è di 5 miliardi di euro.
Un conto già salato, ma non sono stati inclusi tutti gli ettari bruciati (mancano Italia, Croazia e Serbia, per esempio) e che potrebbe peggiorare perché la stagione estiva, o meglio la stagione calda, non è ancora finita.
La quinta ondata di caldo
C’è chi tiene il conto delle ondate di calore: siamo alla quinta. Sembra ormai superfluo parlare di “ondate”, quando ormai il caldo appare costante. Le temperature sono quasi sempre oltre la media stagionale, come per esempio in Francia dove si toccano nuovamente i 43 °C.
In Spagna si sono toccati i 42,3 °C, in Portogallo i 40,9 °C e nel Regno Unito i 38,1 °C nella zona ovest di Londra. L’Italia al momento, per quanto le temperature siano alte, è percorsa da una corrente di aria fresca che ha portato anche temporali intensi e un calo termico su Alpi, Lombardia, Emilia-Romagna, regioni centrali, Campania, Salento, Calabria e Sicilia.
Una pausa, una tregua destinata a essere interrotta da una nuova rimonta dell’anticiclone africano che persisterà almeno fino al 21 agosto, soprattutto nel Centro-Nord come in Toscana, Umbria e Lazio.



