Francia e Spagna si trovano ad affrontare alcuni tra i più gravi incendi della loro storia. L’Unione Europea ha inviato diversi strumenti per sostenere i due Paesi, come sette aerei e quattro elicotteri provenienti da Repubblica Ceca, Croazia, Germania, Portogallo, Slovacchia, Svezia e Turchia. Si tratta del Meccanismo di protezione civile dell’Unione Europea per affrontare l’emergenza incendi, che è stato attivato a fronte dei roghi fuori scala registrati in questi giorni.
Al momento si parla di oltre 320.000 persone costrette ad abbandonare le proprie case, mentre i vigili del fuoco faticano a spegnere le fiamme che continuano a devastare ampie zone dell’Europa meridionale. Gli sfollati sono stati ospitati in diversi rifugi improvvisati. A remare contro le operazioni ci sono le condizioni meteorologiche sfavorevoli.
Più di 300mila persone sfollate: cosa succede in Francia e Spagna
I due Paesi vicini, Spagna e Francia, stanno continuando a bruciare. A pagare un prezzo alto, oltre all’ambiente, sono le persone direttamente coinvolte. È salito ormai a 325.000 il numero di sfollati costretti nei centri di accoglienza a causa degli incendi che stanno colpendo i due Paesi.
Alcune città sono state completamente evacuate, come diversi comuni vicino a Bordeaux, tra cui Cestas con i suoi 55mila abitanti. Molti si sono diretti proprio a Bordeaux, dove le fiamme hanno già bruciato 42.000 ettari di terreno e distrutto più di 100 edifici e 140 abitazioni.
I vigili del fuoco del Dipartimento della Gironda hanno spiegato che il fuoco ha formato un pirocumulo molto difficile da controllare, perché genera propri venti e propri vortici. La possibilità di rientro delle persone è prevista solo in caso di completo controllo delle fiamme. Secondo i media locali l’incendio richiederà ancora molto tempo per essere domato.
In Spagna diversi incendi si sono uniti. Si è visto a ovest di Madrid, dove è stato alimentato un terzo rogo nella regione di Castiglia e León e in diversi comuni della regione di Toledo. Altri incendi sono stati registrati anche a Valencia.
In questo caso gli ettari bruciati ammontano a circa 25.000 a ovest di Madrid, ma i dati risultano ancora difficili da confermare. Il presidente della regione di Valencia ha ammesso con tono pessimista che domare l’incendio era oltre le loro capacità, perché aveva un perimetro di circa 21 km.
Aumentano gli incendi, pericolo per la salute
L’Europa ogni anno è sempre più vessata da violenti incendi. Quest’estate roghi boschivi hanno colpito Francia, Germania, Grecia, Spagna e Portogallo. Dall’inizio dell’anno fino a metà luglio 2026 sono stati rilevati in Europa 1.254 incendi che hanno emesso oltre 8,31 milioni di tonnellate di CO₂.
L’OMS Europa ha dichiarato con preoccupazione che gli incendi boschivi stanno diventando sempre più frequenti e intensi. Un caso in particolare:
Portogallo e Spagna hanno segnalato un aumento del 100% degli incendi rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il numero di incendi è aumentato del 57% in Europa. Rispetto allo scorso anno, quando erano andati in fumo circa 2,2 milioni di ettari, quest’anno fino al 22 luglio si indicava già una superficie di 254.388 ettari distrutti. E la situazione dei numeri non può che peggiorare considerando quanto sta avvenendo in Spagna e in Francia proprio in questo momento.
Il pericolo per la salute
Non aumentano soltanto gli incendi, però, ma anche le ripercussioni sulla salute. Il fumo degli incendi boschivi resta a lungo a peggiorare la qualità dell’aria in una zona, ma soprattutto si sposta e può percorrere centinaia di chilometri.
Come ricorda l’OMS, il fumo di un incendio contiene una miscela pericolosa di inquinanti come:
- PM2.5;
- NO₂;
- ozono;
- idrocarburi aromatici;
- piombo.
Il direttore dell’OMS per l’Europa, Hans Henri P. Kluge, ha ricordato come il fumo percorra lunghe distanze e peggiori le condizioni cardiache e respiratorie, oltre a influenzare la salute mentale, in particolare di anziani, bambini, donne in gravidanza e persone affette da malattie croniche.
Quanti i morti da fumo di incendi
Il fumo degli incendi boschivi rischia di essere troppo spesso sottovalutato. Eppure, come ricorda Jane Burston, CEO del Clean Air Fund a Euronews Earth, alcune particelle sono abbastanza piccole da attraversare i polmoni ed entrare nel flusso sanguigno, causando intanto asma a breve termine, ma soprattutto tumori ai polmoni, infarti, ictus e persino demenza nel lungo periodo.
Clean Air Fund ha ricordato la stagione di incendi del 2023 in Canada. Si stimano 82.000 persone morte a causa delle tossine e dell’inquinamento in Canada, negli Stati Uniti e in Europa molto tempo dopo lo spegnimento degli incendi.
Anche uno studio pubblicato su The Lancet Planetary Health, condotto su 32 Paesi europei, ha rilevato un’elevata mortalità legata al fumo degli incendi boschivi. La sottostima potrebbe essere del 93%. Le particelle prodotte dagli incendi boschivi sembrano essere, secondo quanto dichiarato, più dannose rispetto all’inquinamento proveniente da altre fonti.
Ripristinare aria pulita dopo un incendio
È così che, accanto alla prevenzione degli incendi boschivi – e quindi al monitoraggio di possibili elementi dolosi, di ciò che causa siccità nel terreno e dell’abbandono delle aree rurali -, c’è anche l’indicazione per sostenere le comunità colpite dal fumo dei roghi.
Anche dopo la fine dell’incendio il lavoro non è finito. C’è bisogno del ripristino della qualità dell’aria. Non si tratta solo di rimuovere i cattivi odori, ma di eliminare gli inquinanti dannosi.
In caso di necessità, i passaggi sono i seguenti:
- avere un monitor della qualità dell’aria interna alla propria abitazione;
- confrontare la qualità dell’aria interna ed esterna;
- se la qualità dell’aria esterna è buona, si possono aprire le finestre;
- se la qualità dell’aria esterna è scarsa, si sigilla l’abitazione;
- indossare una mascherina per pulire le superfici esterne;
- utilizzare un purificatore d’aria ad alte prestazioni dotato di filtri che catturino anche gli inquinanti più piccoli.



