L’acqua non si attraversa, si percorre. Nella VIK Winery, completata nel 2014 nella valle di Millahue in Cile, un camminamento sottile tra rocce e specchi d’acqua costringe il passo e prepara il corpo all’edificio. Il percorso esterno, sviluppato in collaborazione con l’artista cilena Marcela Correa, crea un’esperienza sensoriale: il visitatore cammina tra rocce naturali e piattaforme di acciaio riflettente, percependo il contrasto tra materia grezza e architettura calibrata.
L’edificio, parzialmente interrato, sfrutta materiali locali come legno e pietra, integra tecnologie avanzate per il controllo climatico della cantina e ottimizza la produzione vinicola, senza mai perdere il dialogo con il paesaggio circostante. La sequenza tra acqua, roccia e architettura rende visibile una logica sottile: l’architettura non impone, accompagna, misura e si adegua all’esperienza umana.
Chi è Smiljan Radić Clarke
Smiljan Radić Clarke, vincitore del Premio Pritzker per l’Architettura 2026, nato a Santiago nel 1965 e formato tra Cile ed Europa, ha costruito una carriera incentrata sulla flessibilità, sulla sperimentazione e sul rispetto dell’esperienza umana come criterio progettuale. La sua architettura è contemporanea perché resta aperta all’incertezza, non forza la forma, mantiene lo spazio vivo e percepibile, e pone sempre la dimensione umana come punto di partenza.
Questa attitudine attraversa anche altri lavori, molto diversi tra loro. Nel Serpentine Pavilion 2014 a Londra, Radić realizza un grande involucro in fibra di vetro appoggiato su massi di cava. Temporaneo per definizione, il padiglione gioca con contrasti tra leggerezza e massa, artificiale e primitivo, e offre un’esperienza ambiguamente sospesa tra ambiente e architettura.
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La struttura gonfiabile del 2010 è forse il gesto più radicale nella sua sperimentazione. Si tratta di una struttura pneumatica modulare e mobile, costruita con materiali leggeri e facilmente assemblabili, che può essere gonfiata e sgonfiata rapidamente. Il progetto esplora la possibilità di un’architettura temporanea e adattabile, dove la forma si limita a contenere l’esperienza e l’uso immediato, rinunciando a permanenza e monumento, ma ottenendo grande impatto sensoriale e spaziale.
La contemporaneità della sua architettura
Anche in programmi più ordinari, come la caserma dei pompieri di Colina (2009, nei pressi di Santiago), la stessa logica di misura e proporzione persiste. L’edificio lavora su materiali e sequenze spaziali precise, costruendo una presenza discreta ma funzionale, confermando che la qualità dell’architettura non dipende da scenografie o complessità formale. Il confronto con alcune tendenze contemporanee rende la sua posizione ancora più evidente.
Studi come quello di Bjarke Ingels o il lavoro di Zaha Hadid privilegiano spesso geometrie sovradimensionate o organiche, spazi che definiscono totalmente il contesto e rischiano di ridurre la presenza umana a dettaglio secondario. Nei progetti di Radić, invece, il corpo, il passo e l’uso quotidiano dello spazio restano il punto di partenza, e tutto il resto serve a esaltarne la percezione.
È forse in questa attenzione all’esperienza che si gioca la contemporaneità della sua architettura. Non nell’adesione a un linguaggio alla moda, ma nella capacità di rispondere con flessibilità al sito, all’ambiente e alle esigenze umane. Dove molte architetture aumentano il controllo e la definizione, Radić introduce scarti minimi, distanze sottili che trasformano movimento e percezione dello spazio.
Tornando alla passerella sull’acqua della VIK Winery, ciò che colpisce non è la forma, ma il modo in cui modifica il corpo di chi la attraversa. Non accelera, non spettacolarizza, non semplifica. Costringe a rallentare, a misurare, a sentire. È in quella distanza sottile e decisiva che si gioca gran parte della sua architettura.
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In tutti i suoi progetti, dai padiglioni effimeri alle cantine tecnologicamente avanzate, dagli edifici pubblici agli interventi più sperimentali, Radić dimostra una qualità rara: la capacità di unire rigore progettuale, innovazione tecnica e poesia spaziale. La sua architettura resta misurata e sensibile, attenta alle persone e all’ambiente, capace di sorprendere senza sopraffare, di trasformare lo spazio in esperienza senza mai perdere la dimensione umana.



