La cultura, può ancora salvarci: unisce ciò che il mercato divide, restituisce umanità al vivere comune ed è la leva strategica per costruire comunità inclusive e aperte al dialogo. Una speranza aperta nel cuore dell’Europa
“Nessun popolo può vivere fuori dalla bellezza. Può al massimo sopravvivere per qualche tempo” diceva Albert Camus. Stiamo attraversando un momento storico in cui il modello e il progetto di un’Europa dei popoli – così come delineato nel Manifesto di Ventotene – mostrano preoccupanti segnali di debolezza. Per troppo tempo si è pensato che la moneta unica e la creazione di un mercato unico determinassero per l’Europa anche la realizzazione di un modello di integrazione e interdipendenza che, pur nel rispetto delle specificità e delle differenze, poteva e doveva essere comune e condiviso. Sappiamo che non è andata così. Eppure, in un Continente segnato da una profonda crisi, non solo economica, appare necessario prendere consapevolezza che la questione da affrontare per poter veramente ricostruire un modello di Europa aperta e inclusiva, in cui siano al centro le persone con le loro vite concrete, è anche e soprattutto culturale. In tal senso, l’Unione Europea dovrebbe moltiplicare l’impegno nel promuovere e condividere il patrimonio culturale e paesaggistico continentale, per riaffermare la varietà e la molteplicità delle culture e dei paesaggi sociali e culturali, per dare vita a uno spazio pubblico, sociale e comunicativo, in grado di riaffermare il valore dell’essere persone, il valore dell’essere cittadini, il valore di essere e far parte di quell’importante visione che si chiama Europa. Proprio la cultura è la leva strategica per costruire comunità inclusive e aperte al dialogo, recitando un ruolo decisivo nella sfida più difficile che l’Europa si trova davanti: quella dell’integrazione fra popoli. Infatti è nel patrimonio culturale che risiede ciò che resta di umano nelle persone, anche quando negli esseri umani pare essere scomparso. Ogni forma di cultura rappresenta un ponte tra passato, presente e futuro, tra le persone di ieri e quelle di domani; è il patrimonio culturale che rende le vite, tutte le vite, degne di essere vissute e che testimonia l’esistenza di una sola umanità, di una sola “identità” europea.
DIALOGO INTERCULTURALE
È per questo che la cultura dovrebbe essere una delle dimensioni fondamentali dell’Unione europea. Le competenze a livello europeo nell’ambito della cultura riguardano la salvaguardia di un patrimonio culturale europeo – materiale e immateriale – ricco e diversificato, la promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale, l’accesso alla cultura dei cittadini europei, il sostegno allo sviluppo economico e sociale del settore creativo e artistico. Nel corso degli anni, l’Unione Europea ha dato vita ad importanti iniziative in ambito culturale – come i Programmi Cultura 2000, Europa Creativa, Europa Nostra – che però avrebbero bisogno almeno del raddoppio dei fondi ad esse destinate per poter incidere nel dialogo interculturale e nell’integrazione europea. Rispetto al Programma Erasmus+, sarebbe necessario almeno triplicare i fondi per permettere al maggior numero di persone di accedervi, indipendentemente dal percorso di studi scelto e dalla propria condizione socio-economica. Andrebbe quindi sostenuta una crescita della digitalizzazione e andrebbe incoraggiato un investimento sull’accesso alla cultura – introducendo facilitazioni o la gratuità (con limiti fissati), almeno per alcune fasce d’età, per la fruizione di forme di cultura come libri, concerti, spettacoli teatrali o artistici, festival – e a una mobilità europea delle persone – sostenibile ecologicamente ed economicamente, a livello dei trasporti ma pure per alloggi e servizi – che favorisca gli scambi di idee e la contaminazione fra culture.
PROMUOVERE INTEGRAZIONE EUROPEA
Il ruolo delle politiche culturali europee non può essere altro che quello di contribuire a promuovere l’integrazione europea e il dialogo interculturale, e per fare questo sarebbe necessario rimuovere le barriere d’accesso alla cultura, che deve essere diffusa, orizzontale e partecipata, rendendo gratuito l’accesso ai luoghi della cultura (o almeno a parte di essi) per tutti i cittadini europei, ogni giorno dell’anno e in tutte le nazioni europee. Da questo dovrebbe partire il programma di chi ambisce a governare l’Europa nel futuro più prossimo. Difatti, la cultura ha un ruolo cardine per la vita delle persone, quello di renderci umani, quello di preservare l’umanità che c’è in ciascuno di noi; la cultura non è solo una forma di intrattenimento o un mero oggetto di mercato, ma è la strada che possiamo percorrere, insieme, per diventare e restare umani. La cultura non è una forma di evasione dalla realtà, né una delle tante industrie economiche, ma è uno strumento di formazione di cittadinanza (europea), di conoscenza del mondo che ci circonda, di costituzione di senso critico, di garanzia della democrazia e dei diritti: la funzione principale della cultura per il nostro Continente dovrebbe essere quella di diffondere un senso critico individuale e collettivo, guardando alla formazione di un nuovo umanesimo.
ECONOMIA DELLA BELLEZZA
Poi, l’Europa dovrebbe sostenere in maniera più decisa la creazione e la fruizione di contenuti culturali e creativi (dall’ambito dell’audiovisivo, delle arti visive, della musica, a quelle del teatro, della danza e della letteratura, ma non solo), la produzione di opere culturali e la circolazione di queste a livello europeo e internazionale, facendosi carico della sua diffusione eliminando gli ostacoli materiali e sociali che la possono impedire. Per favorire il dialogo interculturale, sono certamente importanti i progetti delle Capitali europee della cultura e le Giornate europee del patrimonio, ma sarebbe indispensabile un investimento per lo sviluppo degli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa – percorsi e cammini che attraversano quasi tutti i Paesi europei, collegando luoghi di interesse storico, culturale, enogastronomico, artistico e naturale – come possibile volano per una economia ecosostenibile, una possibile economia della bellezza. Infine, i luoghi della cultura devono vivere anche negli orari serali, lasciandosi contaminare da diverse forme d’arte (tradizionali o contemporanee), aprendosi al mondo che li circonda, portando la cultura nelle strade e facendo entrare le piazze in teatri, musei, sale concerti, siti archeologici, palazzi storici, ville, parchi naturali… Queste sono solamente alcune proposte, che comporterebbero una spesa minima nel bilancio dell’UE, realizzabili in un periodo relativamente breve, ma che possono costituire il substrato di una reale transizione socio-ecologica per chi immagina un’altra Europa possibile. La cultura può essere davvero fondamento di coesione sociale del nostro vivere insieme e dare vita all’idea di un nuovo umanesimo come fulcro attorno al quale rimettere in moto il sogno (e il progetto) di un’Europa dei popoli, perché la cultura rappresenta una speranza aperta nel cuore dell’Europa.


