suicidio

Il suicidio è un tema delicato e respingente, di cui facciamo fatica a parlare. Pur rientrando tra le cause di morte sulle quali è possibile intervenire, il suicidio è il risultato di percorsi estremamente diversi tra loro e, pertanto, la sua prevenzione risulta complessa da mettere in atto.

Ogni tentatore di suicidio ha una storia a sé che lo porta a togliersi la vita. Maggiori disagi familiari, violenze subite, condizioni psico-sociali e di vita complicate, l’esito delle crisi -qualsiasi natura esse abbiano- conducono ad un aumento del tasso di suicidio in un contesto specifico. Se si dovesse, tuttavia, cercare una base comune tra le vittime questo sarebbe sicuramente rappresentato da una mancanza di accesso al futuro, l’assenza di un progetto di esistenza vera nel tempo avvenire.

I più colpiti

Il suicidio è un fenomeno non gender-neutral, il tasso di suicidio tra gli uomini è oltre 3 volte superiore a quello registrato tra le donne. Il suicidio è un fenomeno age-related: si osservano, infatti, quozienti crescenti al crescere dell’età raggiungendo un picco dopo i 45 anni di età per gli uomini e dopo i 55 anni per le donne.

Ogni anno in Italia si contano circa 4000 vittime per suicidio, ma il dato risulta fortemente sottostimato. E, seppur il nostro paese sia considerato a basso tasso di suicidi (in assenza di un centro studi dedicato, senza il quale la raccolta dati non può considerarsi affidabile) non abbiamo ancora una strategia nazionale di prevenzione.

L’iniziativa

Cristian Romaniello, parlamentare di Europa Verde, prova a colmare questa mancanza con una proposta di legge che permetta di “attrezzare il Paese delle strutture di prevenzione e intervento per consentire a chiunque di avere una risposta, anche in extremis, per evitare l’oblio. Favorire la conoscenza del fenomeno e dei comportamenti ad esso connessi, dei fattori di rischio e delle cause che possono determinarlo, avere la possibilità di parlarne bloccando un effetto stigma, può cambiare la condizione di migliaia di persone ogni anno”.

Da un’indagine del 2017 è emerso che il 46 per cento degli adolescenti che subisce bullismo prende in considerazione l’ipotesi del suicidio. Il bullismo è un fenomeno in via di espansione e la sua attuazione via web ormai è all’ordine del giorno. Le conseguenze sono devastanti per le vittime che manifestano ansia sociale, disturbi depressivi, pensieri suicidari, autolesionismo, isolamento sociale, assenze scolastiche, disturbi alimentari, abuso di alcol e droghe.

Per proteggere ragazzi e ragazze da questa forma di violenza diventa fondamentale affrontare l’argomento nelle scuole, in modo strutturato ed efficace, e la formazione degli insegnanti costituisce un aspetto irrinunciabile. Non solo, poiché il fenomeno suicidario presenta un considerevole effetto “contagio”, cioè, ogni suicidio può portare altre persone a togliersi la vita, la presa in carico dei cari delle vittime è un elemento di prevenzione essenziale.

Per ridurne l’incidenza, è fondamentale comprendere prima di tutto la dimensione socio-politica, sociale, collettiva, familiare e individuale dell’atto suicidario.

La proposta di legge

Gli interventi previsti dalla proposta di legge “Prevenzione del suicidio e degli atti di autolesionismo” includono l’istituzione di un numero verde e di un sito internet dedicati all’emergenza relativa ai suicidi e ai tentativi di suicidio oltre all’assegnazione di un codice identificativo di pronto soccorso per registrare i tentativi di suicidio. Parallelamente, viene proposta la formazione di personale qualificato per ottimizzare le modalità di cura dei soggetti vittime di gesti autolesionisti, di ideazione suicidaria o di tentativi di suicidio. Vengono poi previsti interventi a supporto della famiglia, degli amici e dei conoscenti della vittima nonché di ogni altro soggetto che sia venuto a conoscenza dell’evento e che, a causa di esso, si trovi in uno stato di sofferenza tale da far presumere un aumento del rischio di tentativo di suicidio, il cosiddetto intervento di postvention.

Nella proposta sono poi presenti azioni a supporto delle vittime di atti di autolesionismo al fine di agevolare l’inserimento di queste nelle attività scolastiche, sportive, sociali e lavorative.

Non manca la promozione dell’educazione sanitaria della popolazione sul tema del suicidio, inclusi progetti nelle scuole per sensibilizzare gli adolescenti e supportare le vittime di bullismo, e l’avvio di progetti di collaborazione con università, ospedali e centri di ricerca pubblici per approfondire le cause di questo fenomeno.

Un ulteriore punto riguarda la necessità di ridurre le armi in circolazione. Oltre ad essere un dato consolidato in letteratura scientifica come elemento di riduzione dei suicidi, è anche più attuale che mai dopo i fatti della Robb Elementary School di Uvalde, in Texas.

Insomma il lavoro non manca, ma il piano a tutela degli atti di autolesionismo e suicidio è stato proposto in Parlamento e ci auguriamo che possa essere attuato quanto prima. Buon lavoro Europa Verde!

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