L’estate non significa solo mare e vacanza. Purtroppo negli anni la stagione calda è diventata sempre più calda e le temperature estreme sono diventate un rischio estremo anche per la salute. Lo ricorda l’Organizzazione mondiale della sanità che ha presentato la seconda edizione della Guida sui piani d’azione caldo-salute. Si tratta di un documento tecnico che vuole fornire alle città, alle province, alle regioni e ai governi le indicazioni operative per prevenire gli effetti sulla salute delle ondate di calore.
L’annata 2026, che si preannuncia già una delle più calde, in continuità con il trend degli ultimi anni, incontra ulteriori fenomeni che moltiplicano l’effetto. Da una parte l’urbanizzazione, con sempre meno spazi verdi per far respirare la città. Dall’altra l’invecchiamento della popolazione, che espone un gran numero di persone ai rischi associati al caldo estremo. Il risultato è un affaticamento dei sistemi sanitari e sociali e una necessità maggiore di intervento.
Caldo estremo: i numeri sulla salute
I dati più rilevanti, quelli di maggior impatto anche sull’opinione pubblica, sono il numero di morti dovuti al caldo. Secondo l’OMS negli ultimi quattro anni il caldo estremo ha causato oltre 200.000 decessi in Europa. Nel solo 2024 si sono contate 63.000 vittime.
La maggior parte dei decessi prematuri si registra in:
- Italia;
- Spagna;
- Germania;
- Grecia.
L’Europa, che è il continente che si sta scaldando più rapidamente al mondo, deve costruire dei sistemi di adattamento per salvare vite. Nel testo dell’OMS si dice chiaramente che il caldo è un killer silenzioso, ma non meno percettibile, e non è inevitabile. Abbiamo gli strumenti ed è il momento di usarli.
La protezione dal caldo: una questione sociale
Come evidenzia il documento dell’OMS, la protezione dal caldo è una questione anche sociale. Riguarda proprio il legame tra caldo, salute e disuguaglianze sociali. Non è un caso se le persone più a rischio sono:
- anziani;
- neonati e bambini piccoli;
- donne in gravidanza;
- persone con patologie croniche o con mobilità ridotta;
- lavoratori all’aperto;
- atleti;
- persone che fanno attività fisica nelle ore più calde;
- turisti e partecipanti a grandi eventi;
- migranti;
- rifugiati;
- persone con risorse limitate, alloggi inadeguati o accesso ridotto ai servizi.
Dalla prima edizione delle linee guida pubblicata nel 2008 a oggi, il documento cambia e propone qualcosa di molto più operativo che deve accompagnare le istituzioni in tutte le fasi della gestione del rischio. Si va dalla preparazione all’attivazione di misure durante le emergenze.
Un esempio di città che ha iniziato a reagire al caldo è Berlino. La città ha adottato un proprio piano d’azione caldo-salute che comprende 72 azioni finalizzate a proteggere la popolazione dagli effetti delle alte temperature.
Ci sono campagne informative stagionali, spazi dedicati ai luoghi più freschi della città e una rete di collaborazione tra strutture sanitarie e assistenziali per rafforzare la tutela delle persone più fragili.
Heat Action Day: i consigli contro il caldo
Il 2 giugno è stato l’Heat Action Day, una giornata dedicata per sensibilizzare sui rischi del caldo. La campagna annuale #KeepCool dell’Oms fornisce i consigli per mantenersi freschi anche in estate.
Sono i seguenti:
- evitare uscite e attività faticose nelle ore più calde;
- restare all’ombra;
- non lasciare mai bambini, adulti non autonomi o animali in auto parcheggiate;
- trascorrere 2-3 ore al giorno in un luogo fresco;
- usare l’aria notturna per abbassare la temperatura;
- abbassare tapparelle, persiane o tende;
- spegnere più apparecchi elettrici possibile;
- indossare abiti leggeri e larghi;
- usare lenzuola leggere;
- fare docce o bagni freschi;
- bere acqua regolarmente;
- evitando bevande zuccherate, alcoliche o caffeinate;
- controllare familiari, amici e vicini che passano molto tempo da soli.



