Il Sud Italia è stato fortemente colpito dal maltempo. Si tratta di una delle tempeste peggiori degli ultimi vent’anni, che si è abbattuta su Sicilia, Sardegna e Calabria. Si iniziano a calcolare i danni provocati da pioggia, vento e mareggiate e la cifra ha già superato quota 1 miliardo di euro nella sola Sicilia.
Dopo il ciclone Harry, strade, lidi e abitazioni sono stati spazzati via. Anche se il peggio sembra passato, l’allerta sulle regioni resta tra il giallo e l’arancione e nei prossimi giorni è previsto un nuovo peggioramento con il ritorno della pioggia.
I danni del ciclone Harry: quasi 2 miliardi di euro
È ancora difficile fornire una stima definitiva dei danni causati da quella che viene definita la tempesta più forte degli ultimi vent’anni. In questa fase di relativa tregua, però, sono iniziate le prime valutazioni.
Il ciclone Harry ha provocato danni a strade, edifici e infrastrutture, ha causato frane e allagamenti e costretto all’evacuazione decine di famiglie dalle proprie abitazioni.
In poche ore gli interventi dei vigili del fuoco sono stati quasi 2.000 e, dove i mezzi su ruote non potevano arrivare, sono stati utilizzati gommoni e piccole imbarcazioni.
Al momento le stime parlano di circa 1 miliardo di euro di danni solo in Sicilia, ma è possibile che il dato aumenti con il passare dei giorni. Considerando anche il previsto ritorno delle piogge, il conto complessivo potrebbe superare i 2 miliardi di euro.
Le zone più colpite dal maltempo
I danni in Sicilia
In Sicilia i danni più rilevanti si registrano a Santa Teresa di Riva, nel Messinese, dove una violenta mareggiata ha distrutto la strada costiera, provocando crolli e una vasta voragine, con blocchi di asfalto finiti in mare.
La linea ferroviaria Messina-Siracusa è ferma perché il terrapieno su cui poggiano i binari è stato distrutto. Fortemente danneggiata anche la zona turistica di Taormina, mentre a Giardini Naxos è crollata una parte del molo.
Sempre nel Messinese diversi comuni risultano senza acqua ed energia elettrica e le Eolie restano completamente isolate.
Gravi criticità anche nel Catanese, dove la mareggiata ha portato acqua e sabbia lungo le strade della città, oggi ricoperte di detriti di ogni tipo: barriere, protezioni, imbarcazioni, rottami, parti di infrastrutture e vegetazione trascinata dal mare.
I danni in Calabria
In Calabria il quadro è simile. A Melito di Porto Salvo è crollato il lungomare. Le coste sono state colpite da onde alte fino a 9,5 metri, paragonabili all’altezza di un edificio di quattro piani.
Tra le zone più colpite anche il quartiere Lido di Catanzaro, dove l’acqua ha invaso il piano terra di abitazioni e negozi, trascinando via numerose auto.
I danni in Sardegna
In Sardegna la costa ha cambiato aspetto. La presidente della Regione, Alessandra Todde, dopo un sopralluogo alla spiaggia del Poetto di Cagliari (completamente cancellata), ha parlato di danni per centinaia di milioni di euro a infrastrutture, beni culturali e ambientali.
In mezzo alla devastazione emerge anche una notizia positiva: la forza del mare ha portato alla scoperta di due tombe fenicie e di altri reperti archeologici. L’area è stata delimitata e interdetta al pubblico. Nei prossimi giorni inizieranno le operazioni di scavo e recupero.
I fondi per l’emergenza
Ora è il momento di fare i conti con danni che si preannunciano molto ingenti. Come sottolineato dalla presidente Todde, non è il momento di reagire d’impulso, ma di valutare con attenzione come utilizzare le risorse destinate all’emergenza.
Il capo della Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, ha chiarito che non bisogna avere timore di utilizzare i fondi disponibili per le urgenze.
Occorre intervenire subito, ha spiegato, per risolvere le criticità più immediate. In Sicilia sono già stati sbloccati 50 milioni di euro per i primi aiuti.
Il presidente di Anci Sicilia ha però sottolineato che quanto accaduto non dovrebbe più ripetersi:
Serve aprire una fase nuova, non ordinaria né emergenziale, ma strategica. Una fase in cui la ricostruzione si accompagni a un profondo ripensamento e a una nuova programmazione, che può partire solo dai sindaci.



