La frana che ha coinvolto Niscemi è enorme. La Sicilia, già in stato di crisi per via dei danni generati dal ciclone Irrì, deve fronteggiare una frana di 4 km in un comune di 25.000 abitanti in provincia di Caltanissetta. A cedere è stata la strada provinciale SP10, un tratto di collegamento con il centro abitato e vicino al quartiere Sante Croci.
Il sindaco fa sapere che ci sono stati ulteriori cedimenti e la frana potrebbe allargarsi e coinvolgere altri quartieri. Per questo motivo sono state evacuate 1.000 persone, che hanno trascorso la notte al palazzetto dello sport, da amici e parenti. La situazione è descritta come “drammatica”. Il problema, fa notare il sindaco Massimiliano Conti, è che continua a piovere e questo potrebbe allargare la zona rossa, quella che impedisce alle persone di tornare nelle loro abitazioni per precauzione.
Frana a Niscemi: nuovi cedimenti
Le immagini della frana di Niscemi sono impressionanti. Il fronte si è allargato e nuovi quartieri risultano ora a rischio, ovvero nella zona rossa che potrebbe essere coinvolta da nuovi cedimenti, e per questo sono state evacuate fino a 1.000 persone. Il rischio è che ci sia una fuga dal comune, finendo per rendere Niscemi un’altra piccola realtà morente.
Il sindaco Massimiliano Conti ha spiegato che la situazione continua a peggiorare perché si sono registrati nuovi cedimenti. “Nottata si è verificato un taglio verticale di 25 metri – spiega – stiamo lavorando di comune accordo con la Protezione civile a un’alternativa per non lasciare il paese isolato: potrebbe essere realizzata un’altra strada. La situazione è drammatica”.
Questa mattina il mio pensiero va a Niscemi ed i suoi abitanti.
Una grossa frana ha colpito soprattutto la zona est della cittadina in provincia di Caltanissetta. Il rischio idrogeologico in Italia è tra i più elevati al mondo e in Europa, soprattutto per quanto riguarda le… pic.twitter.com/lszScQMciS
— Marco M.M. (@MMmarco0) January 26, 2026
Il rischio è che la frana continui ad allargarsi anche per via delle piogge che interessano l’area. Tutta la notte ha piovuto e nei prossimi giorni è prevista ancora pioggia. L’area della frana è monitorata da vigili del fuoco, Protezione civile, forze dell’ordine, tecnici comunali e dallo stesso sindaco, che sta coordinando il centro operativo.
Paese isolato: deve essere inserito nello stato di emergenza
È la seconda frana che interessa il paese di Niscemi dopo quella dello scorso 16 gennaio. Il paese appare quasi del tutto isolato: restano chiuse due arterie di collegamento, le più importanti, quelle che immettono sulla statale Gela-Catania.
L’unico collegamento che rimane aperto è la provinciale 11 Niscemi-Vittoria. Mancano collegamenti ferroviari utili. Per questo, con la Protezione civile, si sta ragionando sulla possibilità di creare una nuova strada per evitare l’isolamento del paese.
“Stiamo studiando la situazione della viabilità per individuare percorsi alternativi”, ha spiegato il presidente del Libero Consorzio nisseno Walter Tesauro.
Serve intervento immediato
Da giorni viene criticata l’assenza di attenzione dei media e della politica su quanto accaduto in Sicilia, Sardegna e Calabria. Il governo ha rimandato a questa settimana il Consiglio dei Ministri per la dichiarazione dello stato di emergenza e le regioni si stanno muovendo in autonomia, in attesa dell’intervento dello Stato.
Il sindaco di Caltanissetta ha anche dichiarato che farà tutto il possibile affinché si attivino velocemente governo e Regione Sicilia per garantire la sicurezza dei cittadini, l’assistenza agli sfollati e il ripristino dei collegamenti viari.
Il deputato democratico Beppe Provenzano ha chiesto al governo di inserire la frana di Niscemi nella dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per la devastazione causata dal ciclone Harry. Ha fatto inoltre notare che nei giorni scorsi avevano presentato un’interrogazione per chiedere al governo gli interventi urgenti, ma non c’è stata risposta.
“Oggi non è il momento delle polemiche. Abbiamo presentato due emendamenti al Milleproroghe per sospendere i tributi delle popolazioni colpite dalla devastazione in Sicilia e restituire subito ai siciliani 1 miliardo impegnato sul ponte di Salvini”. Soldi che, nel 2026, saranno “buttati” perché comunque non saranno spesi e potranno invece essere utilizzati per interventi di ricostruzione.



