Nel 2025 sono morte in strada 414 persone senza dimora. Il numero non descrive un’emergenza improvvisa, ma un fenomeno strutturale che si ripete anno dopo anno.
È quanto emerge dal report La strage invisibile dell’Osservatorio fio.PSD, che monitora dal 2020 i decessi delle persone senza dimora in Italia. Anche nell’ultimo anno il dato resta stabilmente sopra quota 400, confermando una crisi continua e diffusa.
Si muore tutto l’anno
I dati smentiscono l’idea che le morti delle persone senza dimora siano concentrate esclusivamente nei mesi invernali. Nel corso del 2025 i decessi si distribuiscono lungo tutto l’arco dell’anno, con una media mensile compresa tra 21 e 44 morti.
I mesi più duri restano quelli invernali e primaverili, che insieme concentrano 226 decessi, ma anche nei periodi estivi e autunnali la strage non si interrompe.
Questo andamento mostra come la vita in strada esponga a rischi costanti, che vanno oltre il freddo:
- ondate di calore;
- mancanza di cure tempestive;
- condizioni sanitarie precarie;
- incidenti;
- isolamento sociale.
Sono tutti elementi che diventano fatali anche se, in altre circostanze, non lo sarebbero. Gli interventi emergenziali attivati in inverno salvano vite, ma non riescono a intercettare tutte le situazioni di fragilità.
Chi muore in strada: profilo e aspettativa di vita
Il profilo delle persone senza dimora decedute nel 2025 mostra una netta prevalenza di uomini, che rappresentano il 91,5% delle vittime. Oltre la metà dei decessi riguarda cittadini stranieri (56,5%), in larga parte provenienti da Paesi extraeuropei.
Tra le nazionalità più rappresentate figurano Marocco e Tunisia, mentre cresce la quota di persone provenienti da Paesi indo-asiatici come Bangladesh, India e Pakistan.
Gli italiani rappresentano il 29% delle vittime, una percentuale in aumento rispetto all’anno precedente. Un dato che smentisce l’idea che la grave marginalità riguardi esclusivamente cittadini stranieri.
L’età media alla morte è di 46,3 anni: sale a 54,5 anni per gli italiani e scende a 42 anni per gli stranieri. Il confronto con l’aspettativa di vita della popolazione generale, che in Italia supera gli 81 anni, restituisce tutta la drammaticità della vita in strada, che accorcia l’esistenza di oltre trent’anni.
Dove avvengono i decessi: regioni e territori colpiti
Dal punto di vista geografico, il fenomeno colpisce tutto il Paese, ma con una maggiore concentrazione nel Nord Italia, che raccoglie complessivamente quasi la metà dei decessi. Seguono il Centro, il Sud e le Isole.
Le regioni con il numero più alto di persone senza dimora morte nel 2025 sono:
- Lombardia: 78 decessi
- Lazio: 60 decessi
- Veneto: 46 decessi
- Toscana: 34 decessi
- Campania: 31 decessi
Roma è la città con il maggior numero di morti registrate, seguita da Milano e da diverse province lombarde. Il dato più significativo riguarda la diffusione territoriale del fenomeno: solo il 40,5% dei decessi avviene nelle 14 città metropolitane, mentre la maggioranza si registra in province, piccoli comuni e aree periferiche. In totale, nel 2025 sono coinvolti 235 Comuni, a dimostrazione di una marginalità sempre più diffusa e meno visibile.
Cause di morte e luoghi: quando la strada diventa fatale
Le cause di morte riflettono una condizione di estrema vulnerabilità. Nel 42% dei casi si tratta di malori o malattie, spesso aggravati dall’assenza di cure mediche regolari e da anni di vita in strada. Un altro 40% dei decessi è attribuibile a eventi traumatici come aggressioni, incidenti e suicidi, una quota enormemente superiore a quella della popolazione generale, dove le cause esterne incidono per circa il 4%.
Anche i luoghi dei decessi raccontano le condizioni materiali di chi vive senza un alloggio:
- nel 34% dei casi la morte avviene in strada, parchi o aree pubbliche
- nel 23% in baracche e ripari di fortuna
- nel 15% per annegamento
- nell’8% dei casi in carcere
La strada amplifica ogni fragilità, trasformando eventi ordinari in rischi mortali.
Un fenomeno strutturale che chiede risposte strutturali
Il report dell’Osservatorio fio.PSD conclude che la morte delle persone senza dimora non può più essere considerata un evento eccezionale o stagionale. Gli interventi emergenziali restano indispensabili, ma non sufficienti. Servono politiche continuative che garantiscano accesso alla salute, presa in carico integrata e soprattutto soluzioni abitative stabili e dignitose.
Secondo fio.PSD, il modello Housing First rappresenta l’approccio più efficace per contrastare la grave marginalità adulta: partire dalla casa per ricostruire autonomia, legami e dignità. Solo un cambio di paradigma strutturale può interrompere una strage che non deve essere accettata come inevitabile.



