La crisi climatica accelera anche per i ghiacciai
Lo vediamo tutte e tutti come la crisi climatica stia accelerando il suo impatto con un aumento significativo di incendi, siccità, ondate di calore e temperature record. Sono dati inoppugnabili, al di lá dei climafreghisti. Questi eventi rappresentano una minaccia sempre più grave per i ghiacciai alpini, i quali stanno diventando via via più fragili, vulnerabili e instabili.
Per dire, nel corso del solo anno 2022, le Alpi hanno subito una perdita del 6% del loro volume residuo, un periodo definito come “annus horribilis”. Questa situazione è stata causata principalmente da nevicate scarse durante l’inverno, la presenza di sabbia proveniente dal deserto del Sahara e condizioni estive anomale caratterizzate da temperature elevate. E aspettiamo non certo con ottimismo il resoconto del 2023.
La campagna “Carovana dei ghiacciai”
I dati sono ricordati da Legambiente all’avvio della “Carovana dei ghiacciai”, la campagna giunta alla IV edizione e che quest’anno assume una dimensione internazionale, grazie alla collaborazione con Cipra (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) con due delle sei tappe localizzate in Austria e Svizzera, allo scopo “di costruire nuove alleanze attraverso uno scambio con il mondo della ricerca europeo ma anche con i cittadini e le istituzioni locali”. Il monitoraggio ha la partnership scientifica del Comitato glaciologico italiano (Cgi).
Secondo il Rapporto “European State of the Climate 2022” della World meteorological organization (Wmo), i ghiacciai in Europa hanno perso un volume di circa 880 chilometri cubi di ghiaccio dal 1997 al 2022.
Le Alpi hanno subito gli impatti più significativi, con una riduzione media dello spessore del ghiaccio di 34 metri. Secondo il Glamos (Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai), i ghiacciai alpini stanno attualmente sperimentando i tassi di fusione più elevati mai registrati da quando sono iniziate le rilevazioni, circa un secolo fa.
Monitoraggio dal 20 agosto al 10 settembre
Il monitoraggio delle condizioni dei ghiacciai alpini sarà condotto dal 20 agosto al 10 settembre e avrà inizio in Italia con l’ispezione del Ghiacciaio del Rutor nella Valle d’Aosta. Il percorso proseguirà con il Ghiacciaio del Belvedere in Piemonte, per poi passare ai ghiacciai di Dosdè in Lombardia e ai ghiacciai di Lares e Mandrone in Trentino-Alto Adige. Il viaggio si estenderà in Austria con l’ispezione del Ghiacciaio Ochsentaler nella regione del Vorarlberg, e la campagna si concluderà in Svizzera con l’analisi del Ghiacciaio del Morteratsch nel Grigioni.
La campagna, come spiegato da Legambiente, costituirà un’opportunità per promuovere la “Carta di Budoia per l’adattamento locale ai cambiamenti climatici”, una dichiarazione volontaria adottata dai comuni alpini con il sostegno della Delegazione italiana in Convenzione delle Alpi e del Network di comuni Alleanza nelle Alpi in Italia. L’obiettivo di questa iniziativa è rendere le Alpi un esempio nel campo della prevenzione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
Il negazionismo climatico impazza ma accelerazione riscaldamento climatico è un fatto scientifico innegabile
Tutti peró siamo preoccupati riguardo a certe dichiarazioni politiche negazioniste sulla crisi climatica, specialmente in relazione al progressivo ritiro dei ghiacciai. Giorgio Zampetti, direttore nazionale di Legambiente, sottolinea che queste posizioni non fanno altro che evitare di affrontare la realtà della crisi climatica. Afferma anche che la crisi climatica è un fatto oggettivo che richiede una gestione efficace del territorio e dei rischi ad esso correlati, attraverso adeguate strategie e piani di adattamento al clima su scala locale e internazionale, a tutela delle comunità e dei territori. Zampetti enfatizza l’importanza di ascoltare gli scienziati anziché ignorare il problema.
Marco Giardino, vice presidente del Comitato glaciologico italiano e dell’Università di Torino, sottolinea che l’accelerazione recente degli effetti del riscaldamento climatico sugli ambienti glaciali è un fatto scientifico innegabile. Egli critica le polemiche sterili che circondano questo argomento, definendole “parole cave”, prive di significato reale. Giardino afferma che il Comitato glaciologico italiano, fin dal 1895, ha contribuito con parole “chiave” a interpretare i cambiamenti nell’ambiente glaciale. Partecipando alla Carovana dei ghiacciai, queste parole acquisiscono un significato operativo nella lotta alla crisi climatica.



