Lo scorso 20 marzo un gruppo di scienziati aveva pubblicato l’articolo che ha fatto scattare l’allerta su El Niño del 2026 e sul relativo picco nel 2027. Se ne è discusso a lungo, anche in Italia, per le possibili conseguenze indirette sul clima europeo. Il 21 agosto lo stesso team di scienziati ha pubblicato un aggiornamento di quell’articolo che appare ancora più allarmante. Nel testo “Super-Duper El Niño and the Bigger Problem” si parla di un El Niño ormai sbocciato e fuori scala.
Scopriamo così che El Niño ha superato i precedenti livelli record e che gli effetti massimi non sono ancora giunti. James Hansen, uno degli autori ed esperto di clima, ricorda che “questo El Niño di intensità eccezionale arriverà su un pianeta già colpito dal riscaldamento globale di origine antropica”. Le conseguenze del riscaldamento globale saranno quindi intensificate dal fenomeno originato nell’oceano Pacifico. Secondo gli esperti, le conseguenze delle temperature in aumento sulla salute umana sono state sottovalutate.
El Niño sarà più che “super”
Secondo gli esperti El Niño sarà più che “super”. Gli scienziati che avevano messo in guardia il mondo il 20 marzo scorso hanno aggiornato i dati e parlato di “intensità eccezionale”. Non solo El Niño è stato confermato, ma ha superato persino il termine “Super El Niño” con il quale lo hanno descritto i giornali.
Gli esperti hanno quindi avvertito che il 2027 sarà l’anno più caldo mai registrato a livello globale a causa di un mix tra un El Niño potenziato e i cambiamenti climatici causati dall’uomo. Infatti El Niño si presenta come il più intenso degli ultimi 100 anni e anche le attuali condizioni di riscaldamento globale sono estreme.
Unendo questi due dati, gli esperti, come Adam Scaife, responsabile delle previsioni a lungo termine presso il Met Office del Regno Unito, parlano del 2027 come dell’anno più caldo mai registrato.
L’impatto sull’Europa
Come ormai sappiamo, El Niño è un fenomeno meteorologico che si verifica in maniera naturale nelle acque dell’oceano Pacifico orientale. Gli eventi precedenti hanno alzato le temperature di tutto il mondo, alimentando siccità prolungate o causando incendi boschivi. Si fa sentire soprattutto nelle zone tropicali, tra il Sudamerica, il sud degli Stati Uniti, l’Africa orientale e l’Asia.
In Europa gli effetti di El Niño arrivano sì, ma molto più indiretti e tendono a essere meno gravi. Al momento si ipotizza che questo fenomeno possa aumentare le probabilità di condizioni meteorologiche più instabili, con un autunno e un inizio d’inverno più miti, umidi e ventosi.
Per quanto riguarda il caldo estremo vissuto dall’Europa nell’estate 2026, El Niño non è il colpevole: queste condizioni sono determinate dal riscaldamento globale causato dall’azione umana. Ma El Niño, che da solo è in grado di aumentare temporaneamente le temperature medie globali di circa 0,2 °C, è un’aggravante in un mondo già in fase di riscaldamento.
Il Super El Niño aumenta le temperature
Se El Niño è capace di aumentare le temperature globali, il Super El Niño si farà sentire contribuendo ad alzare le temperature molto più dei precedenti fenomeni. Ci sono infatti dei precedenti: El Niño nel 2023-2024 ha permesso ai mesi coinvolti di toccare temperature record.
Con il Super El Niño bisogna aspettarsi lo stesso, ovvero il rischio di toccare nuovi record di temperatura. Queste da sole sono già un problema per la salute umana, senza considerare le conseguenze degli aumenti anomali come piogge intense, allagamenti, frane (vediamo quanto successo in Sicilia, Calabria e Sardegna) e, dall’altra parte, la siccità con la riduzione o la distruzione dei raccolti.
Sembra un fenomeno lontano, ma negli effetti è molto più vicino. Ce ne accorgeremo dalla temperatura in aumento, ma anche al supermercato quando il prezzo dei prodotti importati aumenterà (pensiamo al caffè, coltivato proprio nelle zone più colpite da El Niño).
Gli effetti sulla salute umana
Ultimi, ma non per importanza, gli effetti sulla salute umana. Secondo gli esperti il mix tra riscaldamento globale e Super El Niño porterà ad aumenti di temperatura pari anche a +3 °C. Le conseguenze delle alte temperature sugli esseri umani al momento sono state sottovalutate: si crede infatti che gli umani siano capaci di tollerare bene il calore, ma secondo gli scienziati della Columbia University sopra i sessant’anni le persone sono molto più vulnerabili alle alte temperature.
Il 22% delle persone sopra i sessant’anni è esposto a livelli di temperatura superiori a quelli sostenibili per almeno un mese all’anno. Basta guardare i decessi in Europa quest’estate, che hanno già superato quota 25.000, per capire a cosa stiamo andando incontro.
E anche se l’uso dell’aria condizionata può ridurre le vittime in alcune zone, le regioni più colpite sono purtroppo anche le più povere. Si parla di Asia meridionale, Paesi del Golfo e Africa, tra cui India, Pakistan, Bangladesh, Myanmar e Niger.
Povertà energetica in Italia
Guardando all’Italia, 1 famiglia su 2 è senza aria condizionata e anche chi possiede l’apparecchio spesso non lo accende perché non può permettersi quella spesa. Anche le future installazioni sono difficili da immaginare in un contesto abitativo nel quale moltissimi, soprattutto giovani, si trovano in affitto. Così giovani, lavoratori precari e famiglie con redditi bassi rimangono intrappolati in abitazioni sempre più calde in estate.
Sul territorio iniziano a nascere i cosiddetti “rifugi climatici”, ma non sono risolutivi perché permettono di rinfrescarsi durante le uscite dall’abitazione, ma non migliorano la vita all’interno delle case, per esempio nelle ore notturne. Altro problema per la salute sono le notti tropicali, dove le alte temperature riducono la qualità e la durata del sonno, impedendo all’organismo di recuperare e avendo effetti sul benessere psicologico e sulle capacità cognitive.
Servono aiuti mirati alle persone più esposte (anziani, malati cronici e famiglie in povertà energetica) pensati non come bonus per ammodernare la casa, ma come una forma di protezione sanitaria. L’Italia rischia di non essere pronta all’aumento della richiesta energetica per alimentare i condizionatori. Accanto a quest’operazione ci dovrebbe essere una sempre maggiore diffusione delle fonti rinnovabili, soprattutto nei condomini e nell’edilizia popolare.
