Il via libera del Senato al DDL delega sul nucleare rappresenta purtroppo una semplice quanto pericolosa operazione di pura propaganda elettorale. Non lo dicono i Verdi, lo dicono i dati ufficiali (oltre a qualche migliaio di tecnici e istituti internazionali specializzati ben più del Ministro Pichetto Fratin). Una misura del tutto scollegata dalla realtà energetica, industriale ed economica del nostro Paese, che rischia di costarci miliardi di euro di soldi pubblici in più rispetto ad altre già disastrose “trovate” di bandiera – dai CPR in Albania al taglio delle accise, fino all’abolizione del bollo auto compensata dall’aumento dei ticket sanitari.
Tuttavia occorre molta attenzione perché questa volta, dietro la bufala del nucleare, purtroppo non ci sono solo personaggi che in politica e in economia energetica lasciano il tempo che trovano come Salvini, Calenda (quello che nel 2022 proponeva la ricetta surreale di “30 reattori in 30 anni”, per capirci) o qualche avvocato delle cause perse. A tirare le fila ci sono le ben più potenti lobby dei combustibili fossili, per cui occorre tenere gli occhi aperti perché bisogna riconoscere che stanno facendo un gran lavoro politico, sostenendo a spada tratta le destre nazionali nucleariste, ma soprattutto mediatico sui non addetti ai lavori. Per loro, rievocare la costruzione di reattori che forse vedranno la luce tra vent’anni serve a un unico scopo: resistere al massiccio attacco di mercato delle rinnovabili, frenando la transizione per prolungare la nostra dipendenza dal gas.
Ora, per chi è interessato a sapere dove vogliono investire i nostri soldi nei prossimi anni (dovrebbe interessare tutti, credo…), passiamo ai dati.
Wall street
Andrò controcorrente: la fiducia di resistere alla bolla economica nucleare per me resta alta. Questo perché sarà proprio il mercato a salvarci. Quel mercato tanto glorificato dalle “prefiche berlusconiane” del Terzo Polo – oggi in prima linea per l’atomo – che ha già bollato, loro malgrado, il nucleare come un fallimento finanziario.
Basti pensare che Wall Street e i grandi investitori scommettono al ribasso ogni giorno sulle società che vorrebbero produrre nucleare (guadagnando milioni), mentre destinano la quasi totalità dei loro capitali all’investimento su fonti pulite. Basterebbe dire questo a chi sa come funziona la Borsa.Wall Street, Banche e Fondi internazionali non rischiano investimenti né sul vecchio né sul nuovo nucleare, e vorreste investirci i soldi nostri? Non i miei.
Quali sono i dati scientifici reali
A confermare l’irragionevolezza della scelta italiana non sono solo i mercati, ma la schiacciante maggioranza degli studi scientifici ed economici indipendenti pubblicati negli ultimi cinque anni da università e centri di ricerca internazionali.
Da Stanford a Oxford, fino alla Lappeenranta University of Technology (LUT), i modelli di simulazione energetica parlano chiaro: dopo il crollo dei costi di mercato di pannelli e batterie, nei Paesi privi di un parco nucleare già attivo ed esistente, la combinazione tra fonti rinnovabili (solare ed eolico) e sistemi di accumulo a batterie (BESS) costituisce la rotta di decarbonizzazione più rapida, economica e tecnicamente fattibile, ben più dell’ormai datato mix rinnovabili + nucleare.
E la situazione migliorerà ancora. Introdurre da zero una filiera nucleare oggi comporta un “costo di opportunità” catastrofico: ogni miliardo speso per un reattore che entrerà in funzione tra 15 anni è a oggi solo un miliardo tolto a impianti solari ed eolici con batterie che potremmo installare in 12 mesi per tagliare da subito le emissioni di CO₂ e le bollette.
Centrali nucleari
Archiviata ormai persino dai nuclearisti più ideologici la stagione delle mega-centrali dopo i flop europei, i numeri contabili parlano chiaro: dal 2000 ci cantano le lodi di Flamanville e Olkiluoto come la svolta energetica europea, ma:
- Olkiluoto 3 (Finlandia) progettato per entrare in funzione nel 2009 con un preventivo di 3 miliardi di euro, è stato completato con 14 anni di ritardo. Il costo finale è schizzato a oltre 11 miliardi di euro, quasi il quadruplo della stima iniziale;
- Flamanville 3 (Francia) i lavori, iniziati nel 2007, dovevano concludersi nel 2012 con una spesa di 3,3 miliardi di euro. L’impianto ha subito una sequenza infinita di problemi tecnici e saldature difettose. Il bilancio certificato dalla Cour des Comptes (la Corte dei Conti francese) e da EDF ha superato i 13,2 miliardi di euro, ovvero quattro volte il budget originario. Oggi EDF è fallita, lo Stato francese è stato costretto a nazionalizzarla (costo: 60 miliardi di soldi pubblici) e Flamanville 3 è di nuovo fermo per un anno almeno per guasti al “coperchio”.
SMR
Preso atto dell’insostenibilità delle grandi centrali, la narrazione sul nucleare per abbassare i costi energetici si è spostata sugli SMR (Small Modular Reactors). Ma la realtà industriale li smentisce ancora:In tutto l’Occidente non esiste una singola fabbrica in grado di produrre SMR in serie.
Non esiste ancora neanche una linea di produzione, tanto meno una previsione commerciale. Gli unici impianti in funzione sono solo prototipi sperimentali o navali in Russia e Cina.
Negli USA, il progetto faro della società NuScale è stato cancellato nel 2023 ancor prima di posare la prima pietra perché i costi stimati dell’energia erano schizzati dai 58$ preventivati agli 89$ reali per MWh, finendo inevitabilmente fuori mercato.
Le società rimaste in piedi oggi campano solo grazie a pesanti compartecipazioni pubbliche (secondo obiettivo malcelato delle lobby fossili). Se mai produrranno un chilowattora, slitteranno ben oltre il 2035 con costi dell’energia già oggi del tutto antieconomici.
Dati ufficiali lco
EIl report Lazard LCOE (Levelized Cost of Energy), il benchmark finanziario più accreditato al mondo per misurare i costi di generazione elettrica sull’intero ciclo di vita, certifica la distanza incolmabile tra le tecnologie:
- Nuovo Nucleare, tra 175 e 255 $ per MWh;
- Gas a ciclo combinato, tra 51 e 129 $ per MWh;
- Solare Utility-Scale, tra 40 e 98 $ per MWh;
- Eolico Onshore, tra 37 e 99 $ per MWh.Buona fortuna.
- Cosa dice
IEA
Persino la IEA (International Energy Agency), ente storicamente e notoriamente favorevole al nucleare, nei suoi report ufficiali dichiara che solare, eolico, BESS, reti intelligenti, interconnessioni e programmabilità supportate da IA sono oggi le vie più veloci, sicure ed economiche per generare nuova energia e abbattere i costi delle bollette, definendo il fotovoltaico “il nuovo re dell’elettricità mondiale”.
Al 2050 la previsione IEA di energia nucleare è appena dell’8%, cioè, in rapporto, pressappoco quella di oggi.
USA
Anche i penosi tentativi della politica conservatrice americana di frenare la transizione lo dimostrano chiaramente: l’amministrazione Trump ha cercato di ostacolare le rinnovabili arrivando a bloccare, sospendere o addirittura comprare per chiudere i permessi per i grandi parchi eolici offshore nell’Atlantico e a liquidare le concessioni per favorire fossile e nucleare, di cui è il principale sponsor al mondo.
Eppure, persino a fronte di queste forzature regolatorie, il mercato privato rifiuta di rischiare i propri capitali sull’atomo: oltre l’85% dei nuovi investimenti energetici negli USA continua a concentrarsi su solare, eolico e batterie, lasciando al nucleare una quota marginale (~3%) sostenuta quasi solo da denaro pubblico.
In cina
Sfato un altro mito: i nuclearisti citano la Cina come esempio di espansione dell’atomo. Ma la proporzione degli investimenti cinesi mostra una realtà ben diversa. La Cina installa oltre 200 GW di solare ed eolico all’anno.Nello stesso arco temporale, la capacità nucleare aggiunta in Cina si attesta su appena 1-2 GW.Anche il colosso asiatico destina oltre l’85% dei suoi investimenti energetici alle rinnovabili e alle reti di accumulo (BESS).
Parliamo ma dati alla mano
Ora, se vogliamo parlare di politica ed economia energetica parliamone, ma seriamente:realizzare un parco solare o eolico richiede pochi mesi e qualche milione di euro dal via libera autorizzativo.
L’energia è infinita, gratuita e garantisce indipendenza energetica. Costruire una centrale nucleare o una rete di SMR in Italia continua a darti dipendenza da Paesi terzi (Russia in primis per la lavorazione e preparazione dell’uranio), richiederebbe tra i 15 e i 20 anni tra iter burocratici, ricorsi al TAR, la complessa individuazione dei siti e la mai risolta questione del Deposito Nazionale per le scorie radioattive, necessariamente in attività per poter autorizzare nuovo nucleare secondo le norme UE.
Spiegateci ora a chiare lettere come sperate di abbattere oggi (perché è già oggi piena crisi energetica) i costi energetici (e l’inflazione che ne consegue) fuori controllo.
Nessuna ideologia green, solo pragmatismo e innovazione
Promettere reattori per il 2040 semplicemente non risponde all’emergenza attuale di famiglie e imprese, ma solo a quella economica dell’industria fossile. Opporsi non è ideologia. Quella la lasciamo all’ambientalismo da salotto italiano che lotta contro pannelli e pale eoliche confondendo la transizione con il design da giardini. Il nostro è pragmatismo economico e sanitario nei confronti di famiglie e imprese allo stremo. Sono la ricerca e le nuove tecnologie che ci tireranno fuori dai guai, e su quelle vogliamo investire. Il mercato del resto lo sa e già oggi ha bocciato il vecchio e datato nucleare che non ha più alcun futuro.
Tuttavia, informarsi e conoscere bene i dati per togliere subito la fiducia ai saltimbanchi di Governo e a quella zona d’ombra sedicente liberale (e lo dico da convinto liberale) che farebbe rivoltare nella tomba il rigore economico e sociale di Adam Smith o Einaudi con le bufale antiscientifiche che ogni giorno racconta, ci farà risparmiare soldi e tempo facendo ripartire prima un Paese in cui l’incompetenza di Governo di questi anni è riuscita a scatenare la tempesta perfetta con produttività zero, inflazione alle stelle, salari fermi, sanità allo sbando e pressione fiscale in costante aumento.



