L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente e non è solo una questione di numeri. Lo stiamo percependo sulla nostra pelle e nelle nostre città, non solo con le ondate di calore, ma anche con le conseguenze dell’aumento della temperatura che portano con sé eventi estremi sempre più frequenti.
Uno dei primi effetti del caldo estremo è sicuramente la prolungata siccità, che a sua volta genera le condizioni ideali per ampi e devastanti incendi come quelli che hanno colpito Spagna, Francia e Grecia. Centinaia di migliaia di ettari bruciati che, a fine estate ora lo sappiamo, hanno portato alle più grandi operazioni di evacuazione dalla Seconda Guerra Mondiale. E questa accelerazione avrà conseguenze disastrose per le generazioni più giovani. I bambini europei sono esposti a molti più rischi rispetto ai loro nonni.
Quali rischi corrono le nuove generazioni?
Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Environmental Research Letters mette nero su bianco un dato preoccupante: un bambino nato in Europa nel 2025 vivrà per oltre tre anni in più in condizioni meteorologiche ed estreme favorevoli agli incendi rispetto a un bambino nato nel 1950.
Rosa Pietroiusti, autrice dello studio, dichiara:
Un bambino nato oggi in Europa trascorrerà molti anni della sua vita in condizioni meteorologiche estreme che favoriscono gli incendi, e in tutta l’area del Mediterraneo questo fardello è particolarmente pesante.
Gli incendi: il rischio più elevato
Per i ricercatori, le condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi stanno aumentando nel Mediterraneo. Le persone nate in queste zone nel 2025 rischiano di essere esposte a condizioni meteorologiche estreme favorevoli agli incendi fino a 2,5 volte in più rispetto a quelle nate nel 1950.
In numeri corrisponde a cinque anni in più di condizioni meteorologiche estreme nel corso della loro vita, se il cambiamento climatico dovesse raggiungere un aumento della temperatura di 2,6 °C entro il 2100.
Tra i Paesi europei, il più esposto sarebbe il Portogallo, che passerebbe dai 14 giorni all’anno del periodo 1950-1970 ai 32 giorni all’anno entro il 2100.
Come proteggere il futuro dell’Europa dagli incendi
La risposta all’aumento del rischio è la riduzione dell’uso dei combustibili fossili. Questo diminuirebbe l’esposizione a condizioni meteorologiche pericolose per gli incendi in tutte le regioni. Non è una sorpresa: ce lo dicono gli studi e lo avevamo già capito quando abbiamo firmato l’Accordo di Parigi per limitare l’aumento delle temperature a 1,5 °C entro il 2100.
Una speranza quasi vana, secondo gli esperti. All’inizio di settembre, infatti, le Nazioni Unite hanno avvertito che non è più possibile mantenere il riscaldamento globale al di sotto di questa soglia, e lo scenario peggiore – anche se non il più catastrofico – è già iniziato.
Sempre nello studio leggiamo che il calo dei costi dell’energia eolica e solare potrebbe aiutarci a raggiungere questo obiettivo:
Ogni frazione di grado di riscaldamento che evitiamo si traduce direttamente in un minor rischio di incendi nel corso della vita di un bambino, offrendogli la possibilità di una vita piena e più sana e di ricevere un’istruzione.



