Si può salvare il mondo dal cambiamento climatico? In un recente rapporto del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, l’umanità è stata avvertita del rischio di un aumento della temperatura globale oltre 1,5 °C nei prossimi anni. Un superamento che l’umanità si era ripromessa di evitare con l’Accordo di Parigi. In teoria si tratta di un accordo giuridicamente vincolante, ma nella pratica si è scesi a patti con strategie politiche e interessi economici.
Superando la soglia di 1,5 °C, la velocità con la quale il mondo naturale degraderà sarà sempre maggiore. Gli effetti sono già visibili agli occhi di tutti: dallo scioglimento delle calotte glaciali all’innalzamento del livello del mare, fino alla morte delle barriere coralline, della vegetazione pluviale o all’estinzione di specie animali. Lo scenario peggiore è già il migliore che abbiamo, ovvero gli effetti che vediamo oggi sono anche quelli più blandi. Se la temperatura dovesse aumentare ancora, allora sì che si potrebbe parlare di conseguenze catastrofiche. In una nuova ricerca, però, vengono rivelate 51 soluzioni in grado di innescare un cambiamento rapido e trasformativo per riparare il pianeta nei prossimi cinque anni. Sono divise in cinque gruppi prioritari, ed è di questo che parliamo oggi per non lasciarci travolgere solo da notizie negative (per quanto dolorosamente realistiche).
51 soluzioni per salvare il pianeta
Secondo la nuova ricerca condotta da The Earthshot Prize e dall’Università di Exeter, ci sarebbero 51 possibili soluzioni in grado di innescare un cambiamento rapido e trasformativo per riparare il pianeta in appena cinque anni.
Il professor Tim Lenton, titolare della cattedra di Cambiamenti Climatici e Scienze della Terra presso l’Università di Exeter, ha affermato:
Per invertire i danni ai nostri ecosistemi prima che sia troppo tardi, dobbiamo sbloccare dei punti di svolta positivi in cui i progressi si autoalimentano, i costi diminuiscono con la scala e la ripresa diventa un processo autonomo.
I cinque pilastri: energia pulita
Parliamo dell’energia rinnovabile, in particolare dell’energia solare ed eolica. Queste fonti sono considerate essenziali per porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili. E di risultati positivi ce ne sono: lo scorso anno l’energia solare ed eolica ha rappresentato il 30% dell’elettricità prodotta nell’Unione Europea, superando per la prima volta in assoluto i combustibili fossili.
Entro il 2030 si prevede che la sola energia solare sarà in grado di ridurre di 154 milioni di tonnellate la CO2 equivalente all’anno. Per fare un esempio, la cifra equivale alle emissioni totali di un Paese come i Paesi Bassi nel 2023.
L’energia pulita domestica e industriale comporta già degli enormi passi avanti, ma apre anche a nuove soluzioni, come l’espansione della mobilità elettrica, le pompe di calore e un’aria più pulita.
Ad accelerare sono quei Paesi in cui ci sono le risorse, ma in cui si investe ancora troppo poco per le energie pulite. In gran parte si parla del continente africano, con Sudafrica, Marocco e Nigeria che stanno accelerando i piani per incrementare la capacità produttiva nazionale di pannelli solari.
Cucina pulita e inquinamento dell’aria
Nello studio si riporta la fonte principale di inquinamento dell’aria domestica: le emissioni di carbonio nero, comunemente noto come fuliggine. Ad oggi circa 2,1 miliardi di persone dipendono ancora dai combustibili fossili per cucinare.
Anche in questo caso, però, la svolta è vicina:
- si stanno diffondendo soluzioni di energia solare nell’Africa orientale e meridionale;
- in America Latina e in alcune zone dell’Asia la transizione al GPL si sta completando.
Aree marine protette
C’è poi la questione delle aree marine. I ricercatori sottolineano che una buona conservazione degli oceani può portare a un recupero visibile degli stock ittici e della biodiversità.
A tutelare le aree protette sono le stesse comunità che interagiscono con esse. I progressi stanno accelerando e, di conseguenza, la sicurezza alimentare e la resilienza climatica si stanno rafforzando di pari passo.
Contro la deforestazione tropicale
Un altro passo fondamentale è evitare la deforestazione tropicale, soprattutto quando l’unico scopo per disboscare intere zone è quello di convertirle in pascoli per il bestiame.
In Europa, la regolamentazione sulla deforestazione garantisce che i prodotti consumati dai cittadini dell’Unione Europea non contribuiscano alla distruzione delle foreste.
Come salvare il pianeta?
Mettendo insieme le 51 soluzioni nei cinque macrogruppi, ciò che i ricercatori hanno fatto è raccontare come si possano creare le condizioni giuste affinché una soluzione inneschi a catena una serie di effetti positivi.
Infatti, i cinque pilastri sono interconnessi: spesso condividono le stesse condizioni, le infrastrutture e i rischi. Per esempio, il boom dell’elettricità pulita potrebbe accelerare i punti di svolta positivi in tutti e cinque i pilastri, mentre ostacoli come la mancanza di investimenti nel Sud del mondo potrebbero arrestare i progressi.
Questa ricerca permette quindi di guardare al futuro con un po’ più di ottimismo: non rappresenta una soluzione semplice, ma invita a progettare insieme le azioni per avviare il pianeta verso un percorso di recupero.



