L’umanità sta correndo verso una catastrofe climatica. Sono le parole di António Guterres, segretario generale dell’ONU. Si tratta di un riassunto in poche righe di quello che racconta il rapporto dell’Unep. Questo è difficile da digerire, perché racconta del fallimento dell’umanità nella lotta al cambiamento climatico. A 11 anni dagli Accordi di Parigi non c’è stato altro che accettare il fatto che, come umanità, non siamo in grado di unirci e prendere le giuste decisioni.
Nel report si legge, anzi si ricorda, come al di sopra di 1,5 °C rispetto ai livelli preindustriali gli impatti climatici e i rischi di punti di svolta si intensifichino con ogni frazione di grado. Al momento non sembra esserci una soluzione. Siamo arrivati a un punto di non ritorno per moltissimi ecosistemi, che non torneranno mai più quelli di prima anche agendo ora. Secondo il rapporto lo scenario migliore prevede un aumento massimo delle temperature di 1,8 °C, ed è lo scenario nel quale minimizziamo i danni. Eppure l’estate 2026 è stata un esplicito antipasto.
La temperatura globale supererà gli 1,5 °C
Non è un titolo clickbait, ma la pura e semplice verità scientifica. L’aumento della temperatura globale supererà gli 1,5 °C dai livelli preindustriali. Lo farà nei prossimi anni e non ci sono azioni che si possano compiere per scongiurarlo. Il rapporto “Limitare il superamento della temperatura massima” pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente è tristemente esplicito.
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, presentandolo ha sottolineato come “il caldo torrido di questa estate, insieme ai devastanti incendi e alle inondazioni mortali” siano solo “un monito su ciò che ci aspetta”.
Humanity is speeding towards a climate catastrophe.
That’s the stark warning from the latest @UNEP report.
Every fraction of a degree of warming will cost lives, deepen inequalities & push ecosystems closer to irreversible damage.
We must raise ambition, accelerate… pic.twitter.com/lRMtDWVXd2
— António Guterres (@antonioguterres) September 2, 2026
Lo scenario peggiore
Siamo nello scenario migliore tra i peggiori, cioè lo scenario definito “più ottimistico”. Questo prevede un aumento della temperatura massimo di 1,8 °C rispetto ai livelli preindustriali, superando l’obiettivo di limitare il riscaldamento a 1,5 °C stabilito dall’Accordo di Parigi.
Al di sopra di 1,5 °C si verificano:
- l’intensificarsi di eventi meteorologici estremi;
- la perdita di ecosistemi;
- la sommersione dei piccoli Stati insulari e delle città costiere a bassa quota;
- gravi danni alla salute umana;
- insicurezza alimentare;
- assottigliamento delle risorse idriche;
- danni alla natura, alle città, alle infrastrutture e alle economie.
Cosa succede ora?
È uno scenario catastrofico, come ha detto Guterres, ma si può ancora fare qualcosa. Si può tentare di minimizzare i danni, che comunque ci saranno. Si può tentare di mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei +2 °C rispetto ai livelli preindustriali.
Ma questo richiede un livello di ambizione, dice Guterres, senza precedenti. Serve un percorso pensato per abbassare le temperature, come:
- ridurre le emissioni di gas serra a zero;
- rimuovere il carbonio dall’aria;
- stoccare il carbonio;
- piantare alberi.
Citando l’Unep, seguire questo percorso implicherebbe azioni di adattamento che ridurrebbero la vulnerabilità agli impatti attuali, previsti e imprevisti dei cambiamenti climatici su società, comunità ed economie.
Ci sono però dei limiti all’adattamento e molti impatti sono ormai da considerarsi “irreversibili”. Il rapporto, inoltre, sottolinea che un tale percorso ridurrebbe i rischi e gli impatti, renderebbe l’adattamento meno difficile e costoso e aumenterebbe le possibilità di abbassare le temperature.
Ma quali Paesi sono pronti a impegnarsi davvero? Il clima politico globale non sembra percorrere la stessa strada della ricerca scientifica e anzi, come accade negli Stati Uniti, c’è un impegno dichiarato a smantellare le politiche per il clima. Il negazionismo climatico, che tocca anche l’Italia con i suoi Ignazio La Russa e Matteo Salvini (per fare due nomi), potrebbe impedire al pianeta di salvare il salvabile. Cioè di ottenere, con il massimo sforzo, l’obiettivo minimo per garantirci una vita sicura e dignitosa.



