Legambiente ha pubblicato il report “L’Italia in fumo”, che racconta le aree percorse dal fuoco, gli incendi del patrimonio naturale e i fattori di rischio del territorio. Un aspetto che si vuole sottolineare fin dalle prime righe è che ormai la crisi climatica non è più un’emergenza estiva, ma una vulnerabilità strutturale del territorio.
A raccontarlo non è alcun tipo di propaganda, ma i dati. In Italia gli incendi boschivi non sono più episodi straordinari che si concentrano nelle settimane estive e spesso sono di origine dolosa, ma si manifestano in maniera ricorrente su un territorio fragile. Quindi continuare a definire il fenomeno un’emergenza, secondo Legambiente, significa usare una categoria sempre meno aderente alla realtà.
Incendi in Italia: accelerazione del fenomeno
Già lo scorso anno Legambiente aveva segnalato un’accelerazione del fenomeno degli incendi boschivi, quantificando la superficie percorsa e quindi bruciata dal fuoco. I dati più recenti confermano il ritmo:
- nel 2025 il fuoco ha percorso 96.517 ettari, pari a 135.178 campi da calcio, quasi il doppio rispetto all’anno precedente;
- il 2026 ha registrato aree bruciate già nei primi mesi dell’anno, a dimostrazione che la pressione sugli ecosistemi e sui territori non può più essere considerata una parentesi estiva.
Vulnerabilità del territorio: tre fattori
Nel report vengono evidenziati i tre fattori che sono alla base della vulnerabilità strutturale del territorio italiano. Il primo è la crisi climatica che, tra aumento delle temperature, siccità e inaridimento della vegetazione, porta le aree verdi a diventare un vero e proprio serbatoio di combustibile pronto a prendere fuoco.
Il secondo fattore è l’abbandono delle aree rurali interne e montane. Dove manca il presidio umano, manca anche la gestione di attività di monitoraggio e protezione del patrimonio forestale.
Infine, il terzo fattore riguarda l’insufficienza delle politiche pubbliche di prevenzione. Nel report si legge come troppo spesso l’azione istituzionale si concentri sulla risposta all’evento, all’emergenza, e non sulla pianificazione della manutenzione del territorio. È per questo che nel 2026 parlare ancora di “emergenza incendi” è ormai fuorviante.
Il bilancio degli incendi del 2025
Nel 2025 sono bruciati 96.517 ettari di territorio, quasi il doppio degli ettari registrati nel 2024 (pari a 50.525 ettari). In particolare gli incendi hanno interessato 16 regioni e la provincia di Bolzano, mentre Friuli-Venezia Giulia, Marche, Veneto e la provincia di Trento non hanno subito roghi.
La macroregione più colpita è il Mezzogiorno, sia per intensità che per numero degli eventi. La Sicilia in particolare ha registrato circa il triplo degli incendi dell’anno precedente, mentre in Basilicata e in Abruzzo la superficie percorsa dal fuoco è più che raddoppiata rispetto ai valori del 2024.
| Regione | ha 2025 | ha 2024 | Eventi 2025 | Eventi 2024 |
|---|---|---|---|---|
| Sicilia | 50,690 | 17,547 | 654 | 443 |
| Calabria | 16,971 | 10,135 | 603 | 476 |
| Campania | 6,198 | 5,401 | 194 | 175 |
| Puglia | 8,038 | 3,077 | 119 | 68 |
| Basilicata | 4,612 | 1,962 | 63 | 47 |
| Lazio | 4,545 | 5,248 | 144 | 172 |
| Sardegna | 3,682 | 5,523 | 65 | 41 |
| Abruzzo | 764 | 263 | 11 | 5 |
| Piemonte | 236 | 81 | 7 | 2 |
| Provincia di Bolzano | 216 | 0 | 3 | 0 |
| Molise | 188 | 152 | 7 | 3 |
| Toscana | 136 | 506 | 11 | 12 |
| Liguria | 111 | 72 | 5 | 5 |
| Lombardia | 62 | 0 | 5 | 0 |
| Valle d’Aosta | 52 | 0 | 1 | 0 |
| Umbria | 15 | 138 | 2 | 3 |
| Emilia-Romagna | 1 | 125 | 1 | 1 |
| Friuli-Venezia Giulia | 0 | 254 | 0 | 2 |
| Marche | 0 | 41 | 0 | 3 |
| Provincia di Trento | 0 | 0 | 0 | 0 |
| Veneto | 0 | 0 | 0 | 0 |
| Totale | 96,517 | 50,525 | 1,895 | 1,458 |
Questo ci racconta una realtà fatta di vulnerabilità cronica e solleva soprattutto interrogativi sull’efficacia delle attività di prevenzione e presidio.
Le uniche eccezioni sono rappresentate da Lazio e Sardegna, che hanno registrato un decremento della superficie totale colpita dagli incendi.
Il doppio degli ettari con il 30% di incendi in più
Un altro dato che racconta le criticità strutturali è quello che dimostra la sproporzione tra l’aumento degli eventi e la superficie devastata. Infatti, a fronte di un numero di incendi in aumento di circa il 30%, la superficie devastata è quasi raddoppiata.
Questo significa che nel 2025 i roghi hanno trovato condizioni meteo-climatiche e di territorio ideali per propagarsi rapidamente.
Un primo bilancio del 2026
Per quanto riguarda i dati stagionali, il numero di roghi ed ettari bruciati risulta in diminuzione. Tuttavia, questa percezione è dovuta al fatto che in Sicilia si sta registrando un miglioramento rispetto al suo anno più tragico (il 2025), ma stanno peggiorando altri territori.
Spiccano la Campania e la Calabria, mentre si sta consumando una preoccupante estensione del fenomeno anche in aree storicamente meno esposte come il Centro e il Nord, dalla Toscana al Piemonte, dalla Liguria alla Lombardia.



