La recente lettera aperta firmata, tra gli altri, da volti noti come Tomaso Montanari, Corrado Augias e un autorevole gruppo di storici dellโarte, giornalisti e saggisti, solleva un tema cruciale per il futuro del Paese: il rapporto tra una transizione energetica piรน che mai necessaria e la tutela del patrimonio paesaggistico sancito dall’Articolo 9 della Costituzione.
Di fronte alla diffusione degli impianti a fonti rinnovabili, a loro dire un pericolo per il paesaggio italiano, l’analisi si condensa in una metafora di indubbio impatto emotivo: ยซBrucereste la Gioconda per produrre energia?ยป
โLa risposta a questa domanda รจ ovviamente un “no” unanime.
Tuttavia, questa impostazione svela ancora una volta i tanti limiti di un ambientalismo prettamente da salotto, evidentemente ancora molto radicato in Italia, che continua ad affrontare con categorie puramente estetiche e letterarie un problema che รจ squisitamente tecnico, scientifico e regolatorio, e che pertanto richiede un ecologismo tecnico e politico che lo affronti su questi binari. Cosรฌ facendo ci accorgiamo ben presto che non siamo e non saremo chiamati a decidere se e quanto sacrificare la bellezza dell’Italia sull’altare dell’efficienza energetica. Al contrario, siamo chiamati a comprendere che senza rinnovabili e transizione energetica, il paesaggio italiano รจ il primo condannato alla distruzione e che le preoccupazioni su una presunta “deregulation selvaggia” รจ giuridicamente e matematicamente fasulla.
La narrazione di unโItalia geometricamente aggredita e indifesa di fronte alle multinazionali del silicio si scontra contro la realtร del quadro normativo italiano, che รจ giร tra i piรน stringenti e protettivi al mondo. Il problema del nostro Paese non รจ l’assenza di regole, ma semmai l’eccesso di veti incrociati.
โIn questa prospettiva, un approccio tecnico impone invece un cambio di paradigma a 180 gradi: รจ necessario diminuire drasticamente il peso e il potere di veto delle Soprintendenze all’interno delle aree classificate come idonee. Non รจ piรน tollerabile che la transizione energetica di un’intera nazione sia ostaggio della discrezionalitร estetica di un singolo ufficio ministeriale.
โLa strada maestra รจ un’altra: la definizione di aree idonee vincolanti e obbligatorie per ogni singola Regione. Solo definendo percorsi autorizzativi certi e rapidi potremo attuare le direttive necessarie a raggiungere la decarbonizzazione che tutela territorio, famiglie e imprese.
โIl secondo grande equivoco รจ poi l’idea diffusa che il fotovoltaico debba essere installato esclusivamente sui tetti delle case o sulle vecchie fabbriche dismesse per non disturbare la vista o occupare suolo agricolo. Si tratta, anche qui, di un’illusione tecnicamente ed economicamente insostenibile quanto una inutile preoccupazione.
โCertamente l’integrazione architettonica sui tetti e il recupero delle aree industriali dismesse vanno perseguiti, ma il cuore della transizione energetica deve necessariamente poggiare sugli impianti a terra (utility-scale). E anche qui i motivi sono strettamente tecnici:
- Installare e gestire un impianto a terra costa la metร rispetto alla frammentazione sui tetti, abbattendo drasticamente il costo del kw/h per imprese e famiglie.
- โGli impianti a terra permettono l’inclinazione e l’orientamento ottimale dei pannelli, l’integrazione con sistemi di accumulo su grande scala e una manutenzione predittiva efficiente che massimizza la produzione.
Con tutto il rispetto dunque per le posizioni espresse, โinquadrare questo tema richiede un approccio scientifico a un problema tecnico, non considerazioni poetiche sulla linea dell’orizzonte.
โโDel resto, per chiudere l’argomento sull’uso (e non consumo, si badi bene) di suolo, รจ sufficiente ancora una volta non divagare troppo ma mettere i numeri in fila. Prendiamo il caso del fotovoltaico. Per installare i circa 100 GW di fotovoltaico necessari a raggiungere i target di decarbonizzazione al 2050, Terna certifica che servirebbero complessivamente tra i 70.000 e i 150.000 ettari (a seconda delle tecnologie e dei mix con l’agro-fotovoltaico).
โL’Italia ha attualmente oltre 3 milioni e mezzo di ettari di suoli agricoli abbandonati (ISTAT). Parliamo di terreni agricoli dismessi a causa della crisi dell’agricoltura tradizionale. Il fotovoltaico a terra dunque occuperebbe appena il 3-4% di queste terre giร abbandonate!
โC’รจ infine un ultimo punto che merita attenzione: avremo sempre piรน bisogno di fonti energetiche. L’Italia oggi consuma circa 315 tw/h di energia l’anno e, secondo le previsioni di Terna, ne consumerร circa 580 al 2050. Gli intellettuali che si battono contro il “deturpamento” delle pale eoliche o dei pannelli solari sembrano dimenticare l’impatto visivo, ambientale e strutturale delle centrali termoelettriche a carbone o a gas, con le loro ciminiere e i loro depositi di carburante, per non parlare del nucleare con i suoi depositi scorie e lโutilizzo di enormi quantitร di acqua per il raffreddamento,ย invocato spesso come alternativa invisibile. Sostenere che una turbina eolica โ che alla fine del suo ciclo di vita puรฒ essere smontata in pochi giorni โ sia impattante per il territorio, senza porre i medesimi rilievi per una centrale a turbogas o per un reattore nucleare, รจ un limpido esercizio di cecitร selettiva, probabilmente la stessa giร vista in passato.
โViene infatti da chiedersi dove fossero gli autorevoli intellettuali e l’ambientalismo da salotto quando, in nome del business “Olimpiadi invernali”, venivano rasi al suolo boschi secolari di larici per costruire la pista da bob di Cortina. Unโopera devastante, utile forse per venti giorni di competizione e destinata a rimanere lรฌ come un monumento all’abbandono, lasciando in dote un buco economico da 300 milioni di euro che ora viene drammaticamente a galla. Lรฌ l’estetica del paesaggio e il rispetto del denaro pubblico non hanno meritato una lettera aperta.
Il paesaggio italiano non รจ un quadro statico rinchiuso nella teca di un museo. ร il prodotto storico del lavoro umano e dell’adattamento ambientale. Il vero “eco-mostro” non รจ il pannello fotovoltaico o la turbina , ma la desertificazione dell’area mediterranea causata dall’inerzia fossile.
โCrediamo sia arrivato il momento di compiere un decisivo salto di qualitร nel dibattito pubblico italiano imprigionato tra il negazionismo climatico eย un ambientalismo ancora attivista, talvolta ideologico o puramente contemplativo. Oggi serve allโItalia un ecologismo tecnico e politico che sappia governare i processi con la forza della pianificazione, dei bilanci e della scienza. Liberare le aree idonee dal ricatto burocratico delle Soprintendenze e pianificare lo sviluppo delle rinnovabili a terra รจ l’unico modo pragmatico, scientifico per difendere la nostra economia, la salute dei cittadini e, sรฌ amici, anche la bellezza dell’Italia.
