Alluvioni e crisi climatica: Parliamo di soluzioni
di Francesco Comiti e Simona Re
Gruppo tematico “Clima, rischi ed eventi estremi”
Comitato Etico e Scientifico di Europa Verde
Il cambiamento climatico di origine antropica è già realtà da almeno quarant’anni, con un crescendo drammatico di intensità e di effetti per le società umane negli ultimi due decenni. Purtroppo, i doverosi interventi per la sua mitigazione (cioè la riduzione delle emissioni di gas climalteranti) non saranno comunque sufficienti ad evitarne gli effetti negativi nel futuro immediato. Per questo motivo dobbiamo per forza accompagnare alla riduzione dei gas serra anche attività e interventi per adattarci al mutato (e ancora in mutamento) regime delle temperature e delle precipitazioni nella nostra penisola.
L’adattamento non è un optional. Gli effetti della crisi climatica in Italia si fanno sentire più che altrove, rendendo le azioni di adattamento necessarie e urgenti. Secondo Germanwatch, in trent’anni il clima in Italia ha causato 38mila morti e 60 miliardi di euro di danni, tanto da fare del nostro Paese il quinto al mondo per impatti degli eventi meteo- climatici estremi (Germanwatch 2025). Ci superano solo Repubblica Dominicana, Cina, Honduras, e Myanmar. A pesare sulla fragilità della penisola italiana sono la posizione al centro del bacino del Mediterraneo, noto hotspot del cambiamento climatico, insieme alla vulnerabilità ed esposizione di territori e comunità. Rispetto al rischio idro-geologico basti pensare che il 94% dei comuni italiani si trova in zone di pericolo, e oltre 8 milioni di persone abitano in aree ad alta pericolosità (ISPRA 2021). Come se non bastasse, in Italia le precipitazioni intense, soprattutto quelle di breve durata, sono aumentate di intensità negli ultimi anni, e continueranno a farlo nei processi anni (Dallan et al, 2024). La buona notizia è che esistono soluzioni efficaci per ridurre il rischio di alluvioni.
Come adattarci alle alluvioni: le soluzioni
Per adattamento climatico si intendono quelle modifiche, sia “fisiche” nei nostri territori che quelle relative ai nostri comportamenti, che ci permettono di ridurre (e in alcuni casi anche di annullare) gli impatti ambientali, sociali ed economici del cambiamento climatico. Le misure per l’adattamento climatico sono una realtà in moltissimi Paesi da parecchi anni ormai, mentre in Italia siamo ancora in una fase iniziale nella loro implementazione, con una situazione molto variegata a scala regionale. In particolare nel 2024, dopo una lunga attesa e in grande ritardo rispetto ad altri Paesi Europei, anche l’Italia si è dotata di un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC), che resta tuttavia inutilizzato a causa dell’assenza di investimenti e finanziamenti (Nespor & Carra, 2024), a oggi non previsti nelle Leggi di Bilancio.
Il rischio idro-geologico (ovvero derivante da frane, valanghe, alluvioni fluviali e costiere) in particolare rappresenta un tema centrale per l’adattamento al cambiamento climatico nel nostro Paese, e per questo motivo parlare di soluzioni è fondamentale. Di seguito elenchiamo in maniera sintetica le principali misure distinte per i principali contesti in cui
queste devono essere realizzate (lungo i corsi d’acqua, lungo le coste, nei centri urbani) con riferimento al territorio italiano. Va da sé che l’adeguatezza di ogni misura è da definirsi di volta in volta in base allo specifico contesto territoriale, e che gli interventi vanno discussi e programmati con il supporto tecnico e scientifico di diversi esperti (quali ad esempio, ingegneri ambientali, dottori forestali, geologi, biologi) e in collaborazione e dialogo con amministrazioni locali, cittadini e portatori di interesse.
Lungo i corsi d’acqua
- Realizzare opere di trattenuta del sedimento e del materiale legnoso, ovvero briglie filtranti a monte dei centri abitati montani. È importante che queste non ostacolino il trasporto solido ordinario e il passaggio dei pesci in entrambe le direzioni, e che entrino in funzione soltanto durante gli eventi di piena eccezionale, così da intercettare solo la componente solida di dimensioni maggiori (massi e tronchi)
- Realizzare aree di espansione delle piene su aree agricole laterali ai corsi d’acqua. È importante che queste non prevedano opere trasversali in alveo che potrebbero interrompere la continuità del trasporto solido e i movimenti della fauna ittica
- Ampliare le sezioni fluviali arretrando gli argini ovunque sia possibile. Questo consente sia di ridurre la potenza e il livello della corrente di piena, sia di aumentare la capacità di accumulo dei sedimenti trasportati dalle piene nella zona golenale
- Gestire la vegetazione ripariale in modo da garantire una copertura e una stabilità continua delle sponde grazie alla resistenza offerta dalle radici di alberi e arbusti. Dove realmente necessari, come ad esempio a monte di centri abitati con ponti non adeguati, gli interventi di taglio devono essere solamente di tipo selettivo, ovvero che vadano ad eliminare le piante di dimensioni eccessive rispetto alle dimensioni dei ponti
- Demolire i ponti “critici” per tipologia e dimensioni per il passaggio delle piene eccezionali, considerando anche l’inevitabile trasporto di materiale legnoso flottante, e ricostruirli (se necessario) in modo adeguato per evitare le possibili occlusioni
Lungo le coste
- Innanzitutto è necessario che le coste ricevano una maggior quantità di sedimento dai fiumi attraverso interventi di ripristino della riconnessione “monte-valle” a scala di bacino idrografico, quali: rimozione di opere trasversali, innesco di piccole piene artificiali da serbatoi per favorire il trasferimento di sedimenti a valle, implementazione del Deflusso Ecologico (superando il più semplice Deflusso Minimo Vitale) per assicurare la salute degli ecosistemi fluviali, rimozione delle difese spondali non necessarie, e divieto di prelievo dei sedimenti in alveo
- Reinsediare le praterie sommerse di Poseidonia – scomparse per cause antropiche negli ultimi decenni da molte coste italiane – tramite interventi di “riforestazione marina”. Le praterie e i cumuli di foglie morte spiaggiate di questa pianta svolgono un’importante funzione antierosiva, oltre che ecologica
- Preservare (dove ancora presenti) o ripristinare tramite interventi di ingegneria naturalistica le dune sabbiose, le quali posso limitare sia l’estensione delle inondazioni che l’entità dei processi erosivi durante le tempeste
- Dove necessario e urgente per l’eccessivo stadio di erosione costiera, preferire gli interventi di ripascimento artificiale integrati da barriere sommerse rispetto alle classiche difese “rigide” emerse
Nei centri abitati
- Realizzare vasche di laminazione in aree ricreative e/o interrate
- Accrescere l’implementazione di soluzioni basate sulla natura (Nature-based Solutions), come la deimpermeabilizzazione delle superfici per promuovere la capacità di drenaggio delle acque meteoriche e la realizzazione di tetti verdi per aumentare la capacità di trattenuta
- Ridurre l’esposizione alle alluvioni fluviali e costiere attraverso la delocalizzazione (tramite il supporto di incentivi pubblici) di edifici e strade poste in aree a pericolo elevato. In particolare, per molti tratti di costa italiana l’entità dell’innalzamento del mare prevista da tutti i modelli climatici, anche per gli scenari futuri più ottimistici, renderà questa soluzione la più economicamente sostenibile
- Ridurre la vulnerabilità degli edifici presenti in zone di pericolo, e non delocalizzabili, tramite interventi di adeguamento architettonico per l’impermeabilizzazione e il rinforzo strutturale sovvenzionati dagli enti pubblici
- Ridurre la vulnerabilità degli edifici futuri localizzati in aree potenzialmente inondabili (ove questo sia ammesso, ovvero nelle zone con livelli minori di pericolosità), adottando tutti gli accorgimenti tecnici di progettazione per renderli impermeabili e resistenti alla corrente idrica in caso di piene eccezionali
- Predisporre piani di assicurazione obbligatori contro il rischio alluvionale e di allagamento per i privati, che siano sovvenzionati dagli enti pubblici, con premio ridotto in funzione della messa in opera di interventi per la riduzione della vulnerabilità
Precisiamo che, per garantirne l’efficacia, è fondamentale che gli interventi di adattamento siano dimensionati tenendo conto dell’aumento di intensità e frequenza delle precipitazioni intense, come previsto dai modelli climatici (Dallan et al, 2024). Per i bacini alpini è da considerarsi anche, in termini di accresciuta pericolosità, l’aumento dei sedimenti erodibili ad alta quota derivanti dalla riduzione dei ghiacciai e dalla degradazione del permafrost (Savi et al, 2021). Per i tratti fluviali vicini alla foce e per le pianure costiere, va tenuto conto dell’influenza esercitata dall’innalzamento del mare sui corsi d’acqua.
Infine, urge utilizzare in maniera più diffusa i sistemi di allertamento della popolazione tramite le tecnologie digitali e cellulari alla scala di singolo individuo. Questi sistemi consentono peraltro di svolgere attività educativa e addestrativa, che risulta fondamentale per prevenire quei comportamenti errati che spesso determinano il verificarsi di vittime durante questi eventi estremi.
Come parlare di adattamento climatico
Un buon adattamento climatico alle alluvioni (ma non solo) necessita di una buona comunicazione e della partecipazione di cittadini e portatori di interesse. Gli obiettivi sono implementare politiche pubbliche efficaci per l’adattamento e promuovere azioni individuali responsabili, tutelando al contempo salute, sicurezza e benessere, ma anche diritti e interessi delle comunità coinvolte. Le azioni da mettere in campo sono quelle indicate nel PNACC. Parliamo di azioni di comunicazione, e quindi iniziative di informazione e campagne di sensibilizzazione, educazione nelle scuole e formazione di amministratori pubblici,
organizzazioni di categoria e professionisti, ma anche di azioni per la partecipazione, da promuovere attraverso processi organizzativi e partecipativi, lo sviluppo di reti a supporto del processo decisionale e politico, e l’istituzione di organi (come il cosiddetto Forum, definito all’interno del PNACC) per favorire l’accesso alle informazioni e il coinvolgimento di portatori di interessi e società civile nei processi decisionali.
Promuovere una corretta informazione e azione sull’adattamento climatico non è cosa banale. Tra le maggiori sfide abbiamo la disinformazione, la scarsa percezione del rischio climatico, e la resistenza al cambiamento. Un tipico esempio di disinformazione riguarda quella “pulizia dei fiumi” che viene spesso reclamata al verificarsi di un’alluvione, senza badare bene a cosa ci si riferisca. Molti non addetti ai lavori infatti ignorano che la rimozione della vegetazione spondale e l’estrazione di ghiaia dall’alveo dei fiumi possono aumentare il rischio di alluvioni (Pasotti 2023). Da notare è anche che il panorama mediatico italiano sul clima in generale non è dei migliori. Secondo gli esperti, gli italiani sono poco informati sulle cause dell’attuale cambiamento climatico (cioè l’utilizzo di combustibili fossili); sentono poche voci scientifiche nei media (a prevalere sono invece aziende e politici); e non ricevono istruzioni pratiche su come agire non solo per mitigare il problema, e cioè ridurre le emissioni di gas serra, ma anche per adattarsi e quindi proteggersi dagli impatti dei cambiamenti climatici (Azzalini & Marchese, 2024; Denisova 2025), incluse frane e alluvioni.
Quanto alla percezione del rischio climatico, questo è un fattore chiave per l’adattamento, per consentire alle persone di comprendere la portata di un rischio e quindi la necessità di proteggersi attraverso adeguate misure e interventi di adattamento. Tuttavia, l’insieme di bias (pregiudizi) cognitivi e logiche consolidate del vivere quotidiano generano un’inerzia che ostacola la percezione e l’azione climatica delle persone.
Come garantire un’efficace comunicazione sull’adattamento climatico a fronte di queste sfide? Il punto di partenza è assicurarsi di diffondere informazioni verificate provenienti da fonti qualificate, così da contrastare e sventare i rischi della disinformazione. SNPA, ISPRA, CMCC sono baluardi dell’informazione istituzionale sul clima in Italia, senza dimenticare l’IPCC focal point per l’Italia, la Piattaforma nazionale sull’adattamento e quella europea Climate-ADAPT. Laddove si riscontra difficoltà nell’accedere e metabolizzare le fonti scientifiche – ad esempio articoli su Nature e Science, report IPCC, UNEP, WMO – è bene ricordare che esistono media affidabili di informazione e analisi che rappresentano punti di riferimento per l’informazione sul clima a livello internazionale (da Carbon Brief, Scientific American, Skeptical Science e World Weather Attribution, a quotidiani come New York Times e The Guardian) e nazionale (tra cui Climalteranti, Il Bo Live, Scienza in rete, Radio3 Scienza, Italian Climate Network e Climate Media Center Italia).
Una volta individuate le informazioni da trasmettere, occorre badare alla forma dei messaggi. Dunque, per vincere la difficoltà di percezione e la resistenza al cambiamento attraverso la comunicazione della crisi climatica e dell’adattamento, gli esperti di comunicazione, comunicazione del rischio, sociologi e psicologi consigliano di:
- Conoscere e comprendere il pubblico a cui ci rivolgiamo, per adeguare al meglio il nostro linguaggio e costruire messaggi empatici, rispettandone preferenze, valori e credenze
- Parlare di soluzioni, comunicando le soluzioni efficaci, spiegando che esistono diverse possibili soluzioni, che sono già disponibili oggi e soprattutto che sono fattibili
- Spiegare i co-benefici dell’adattamento per la comunità e l’individuo, e quindi i benefici sociali, sanitari, economici e ambientali che derivano dalle diverse misure e strategie di adattamento
- Parlare di fatti ed esperienze locali, che si collegano al sapere e agli interessi delle persone
- Raccontare storie, perché la mente umana ha ventidue volte più probabilità di ricordare una storia rispetto a qualsiasi altra comunicazione, prediligendo le storie di comunità rispetto a quelle di singole persone, per promuovere la cooperazione e l’auto efficacia
- Raccontare il più possibile storie positive, che sono fondamentali per nutrire l’ottimismo e l’auto efficacia delle persone nell’azione per il clima
- Partire dai valori condivisi, per contrastare la polarizzazione e avvicinare le persone. Pensiamo ad esempio alla protezione delle risorse naturali, alla solidarietà per le popolazioni colpite, e alla sicurezza dei territori rispetto all’impatto degli eventi estremi fluviali e marini
- Fare attenzione alle emozioni, e mai esagerare. Servono preoccupazione per gli impatti del cambiamento climatico (non ansia e paura) per promuovere la consapevolezza del rischio nelle persone, e speranza nell’efficacia delle soluzioni (non illusione) per motivarle a supportare e contribuire alla risposta di adattamento (IPCC 2018; CMC Italia 2023).
È raccomandato anche limitare l’utilizzo di dati, grafici e termini scientifici, e prestare attenzione nell’utilizzare correttamente e spiegare le parole del clima e dell’adattamento quando servono (Latini et al, 2020). Inoltre, laddove si intende collegare uno specifico evento estremo ai cambiamenti climatici in atto, verificare se esistono studi di attribuzione che ne evidenziano il collegamento, cioè studi scientifici che analizzano e quantificano l’effetto del riscaldamento globale su uno specifico evento estremo. Altrimenti, in assenza di specifiche evidenze di attribuzione al cambiamento climatico, resta ancora possibile affermare che precipitazioni estreme e alluvioni sono rese oggi più comuni e intense per i cambiamenti climatici antropici nella maggior parte del mondo (Clarke & Otto, 2021). Quando parliamo di soluzioni di adattamento, ricordiamoci allora che la prima azione logica da mettere in campo per evitare che il rischio di alluvioni peggiori ulteriormente nel futuro è proprio il taglio di quelle emissioni di gas serra, e quindi dell’utilizzo di combustibili fossili, che stanno rendendo più frequenti e intensi questi eventi estremi
Fonti utili per approfondire
Azzalini M, Marchese M (2024) L’informazione sulla crisi climatica e la transizione ecologica in Italia; www.greenpeace.org/static/planet4-italy-stateless/2025/04/142a3047-report- media-e-clima_anno-2024.pdf
Clarke B, Otto F (2021) Reporting extreme weather and climate change. World Weather Attribution, 2021. Traduzione italiana a cura di Climate Media Center Italia; www.worldweatherattribution.org/wp-content/uploads/WWA_GuideIT_2412.pdf
CMC Italia (2023) La crisi climatica e come comunicarla, novembre 2023; www.climatemediacenteritalia.it/wp-content/uploads/2023/11/crisi-climatica-e-come- comunicarla-okclima.pdf
Dallan E, Marra F, Fosser G, Marani M, & Borga M (2024). Dynamical factors heavily modulate the future increase of sub-daily extreme precipitation in the alpine-mediterranean region. Earth’s Future, 12, e2024EF005185.
Denisova A (2025) Effective Climate Communication. Turning Eco-Anxiety into Eco-Action. Palgrave Macmillan Cham, 14 february 2025, pp 203; doi.org/10.1007/978-3-031-67340-5
Germanwatch (2025) Climate Risk Index 2025; www.germanwatch.org/sites/default/files/2025-02/Climate%20Risk%20Index%202025.pdf
IPCC (2018) Principles for effective communication and public engagement on climate change. Traduzione italiana a cura di Climalteranti; climateoutreach.org/download/19559
ISPRA (2021) Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio. Edizione 2021; www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/dissesto-idrogeologico-in-italia- pericolosita-e-indicatori-di-rischio-edizione-2021
ISTAT (2025) Rapporto annuale 2025. La situazione del Paese. Presentato mercoledì 21 maggio 2025 a Roma, presso Palazzo Montecitorio; www.istat.it/wp- content/uploads/2025/05/RA-2025-Capitolo-2.pdf
Latini G, Bagliani M, Orusa T (2020) Lessico e nuvole: le parole del cambiamento climatico.
II edizione. Università di Torino, 16 novembre 2020; zenodo.org/records/4276945#.ZFe6By1abOQ
Nespor S, Carra C (a cura di) (2024) Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC): un’analisi giuridica e scientifica. Scienza in rete, 02/05/2024; www.scienzainrete.it/articolo/piano-nazionale-di-adattamento-ai-cambiamenti-climatici- pnacc-unanalisi-giuridica-e
Pasotti J (2023) Ha senso pulire i fiumi? Radar Magazine, 26 maggio 2023; www.radarmagazine.net/ha-senso-pulire-i-fiumi/
Savi S, Comiti F, Strecker MR (2021) Pronounced increase in slope instability linked to global warming: A case study from the eastern European Alps. Earth Surf. Process. Landforms 46: 1328–1347
