Antonio Fullone già provveditore regionale delle carceri campane e oggi imputato nel maxi-processo per le violenze del 6 aprile 2020 a Santa Maria Capua Vetere, è stato indicato come nuovo direttore della formazione del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP).
Un incarico cruciale che riguarda la preparazione etica e professionale delle future generazioni di poliziotti penitenziari. La notizia solleva molte polemiche dentro e fuori il mondo penitenziario
Chi è Antonio Fullone: la carriera
Carriera di lungo corso nell’amministrazione carceraria, nel 2017 Antonio Fullone viene nominato provveditore regionale per Toscana e Umbria e, dal 2019, diventa il massimo responsabile degli istituti penitenziari campani.
Figura considerata irreprensibile, nel 2020 ordina una perquisizione straordinaria all’interno dell’istituto “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere, dopo le proteste dei detenuti durante le prime fasi della pandemia.
Un’iniziativa poi giudicata illegittima dalla Procura, procurandogli accuse e condanne per maltrattamenti, falso, depistaggio, oltre a contestazioni per la manipolazione di atti e immagini delle telecamere interne. Nel 2021 viene definitivamente sospeso dal suo incarico con una misura interdittiva.
I fatti del 6 aprile 2020
La mattina del 6 aprile 2020 arrivarono all’istituto “Francesco Uccella” di Santa Maria Capua Vetere circa 300 agenti della polizia penitenziaria. La missione, formalmente destinata a controllare celle e spazi comuni, si trasformò rapidamente in una vera e propria spedizione punitiva.
Le immagini diffuse dalle telecamere interne mostrano detenuti nudi, inginocchiati, insultati e costretti a passare in fila indiana sotto le botte di pugni e manganelli.
Il Garante dei detenuti definì l’accaduto una “orrenda sospensione dello Stato di diritto”, episodio passato alla cronaca come una delle pagine più nere della storia recente delle carceri italiane. L’inchiesta ha visto coinvolti numerosi agenti e funzionari, tra cui Antonio Fullone, considerato il factotum della mattanza.
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La nomina a capo della formazione
La nomina di Fullone a capo della formazione del DAP si inserisce nel più ampio quadro di ristrutturazione dell’Amministrazione Penitenziaria portata avanti del fedelissimo di Giorgia Meloni nonché Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
Durante questo periodo triennale, il sistema penitenziario ha registrato criticità significative, tra cui un’emergenza affollamenti e fenomeni ricorrenti di suicidi e maltrattamenti. Per i commentatori, quindi, le nomine e i cambiamenti organizzativi mostrano come il Dipartimento sia stato ristrutturato seguendo le linee della nuova gestione politica, e la designazione di Fullone viene letta come un segnale chiave di continuità in questa direzione.
Il futuro del sistema penitenziario italiano
La nomina di Fullone, imputato per violenze di Stato e nominato a formare le nuove generazioni di agenti penitenziari, lancia un messaggio chiaro sul modello di gestione delle carceri italiane che questo governo intende perseguire.
Una scelta preoccupante, che mette a rischio non solo il futuro di un sistema già in profonda crisi, ma che mina gli stessi principi di riabilitazione e non violenza su cui dovrebbe fondarsi la gestione delle carceri in un paese che si ritiene libero, rispettoso e democratico.



