Tra pochi giorni gli elettori italiani saranno chiamati a votare anche sulla responsabilità solidale negli appalti. Si tratta del quarto quesito referendario, che mira a cancellare una norma del Testo unico sulla sicurezza (dlgs 81/2008) che oggi esclude il committente dalla responsabilità per alcuni danni subiti dai lavoratori impiegati tramite appalto o subappalto. Ma cosa si intende per “responsabilità solidale”?
Il voto riguarda la sicurezza sul lavoro e il sistema degli appalti. In particolare, il quesito intende abrogare la parte della legge che oggi limita la responsabilità del committente nei casi di infortuni o malattie professionali causati da “rischi specifici” dell’appaltatore. Se vince il sì, la responsabilità verrebbe estesa, offrendo una rete di tutela più ampia ai lavoratori coinvolti. Un nodo tecnico, ma con effetti molto concreti.
Cosa prevede la legge sulla responsabilità solidale?
L’8 e il 9 giugno si vota per aggiornare (attraverso abrogazione) alcune leggi. Tra i quesiti referendari, solo uno non tratta di lavoro: la cittadinanza.
Gli altri quattro invece puntano a migliorare (in prospettiva) l’attuale condizione, come nel caso della responsabilità solidale. L’attuale normativa prevede che il committente risponda in solido, insieme all’appaltatore, per i crediti retributivi e previdenziali, ma esclude questa responsabilità in caso di danni derivanti da rischi specifici dell’attività svolta. È una distinzione che lascia molti margini all’interpretazione e che nei fatti può indebolire le tutele dei lavoratori in appalto, soprattutto quando l’impresa esecutrice è insolvente o fallisce.
Secondo la norma oggi in vigore, infatti, se un lavoratore subisce un danno che non è coperto da INAIL, può chiamare in causa anche il committente solo se il rischio è “interferenziale”, cioè connesso alla compresenza di più soggetti sul luogo di lavoro. Ma se il rischio è “specifico”, ossia tipico dell’attività dell’appaltatore, il committente può non rispondere. Questa distinzione è alla base del quesito referendario.
Cosa cambia con il sì e perché se ne discute
Il quesito propone di eliminare questa esclusione, estendendo la responsabilità del committente anche ai cosiddetti rischi specifici. L’obiettivo è quello di rafforzare le tutele dei lavoratori in caso di incidenti gravi, evitando che la frammentazione produttiva scarichi tutto sul singolo operaio.
Si tratta di una questione molto sentita da sindacati e giuristi del lavoro, soprattutto in un contesto come quello italiano, dove gli appalti e subappalti sono diffusi anche in settori critici per la sicurezza.
Secondo i promotori del referendum, il principio di responsabilità solidale non serve a punire, ma a garantire un presidio attivo da parte di chi beneficia economicamente del lavoro altrui. In caso di vittoria del sì al referendum abrogativo, i committenti dovranno dunque farsi carico anche dei danni “specifici”, offrendo una tutela in più ai lavoratori.



