privatizzazioni
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Patto di Stabilità responsabile delle privatizzazioni?

Sicuramente sul tema delle privatizzazioni assume particolare rilevanza il nuovo Fiscal Compact Europeo che è stato definito dal Ministro dell’economia “un compromesso” sottolineando anche “che questo nuovo Patto di Stabilità imporrà una disciplina e che dovremo fare delle scelte”.

Su questo argomento preferisco successivamente dedicare un articolo ad hoc in quanto l’accordo probabilmente non è stato proprio cosi vantaggioso per l’Italia ma piuttosto si può pensare obbligato e/o accomodante verso gli altri.

Tornando a noi…  si prevede che con l’applicazione del nuovo patto dal 2024 e con l’attuale situazione difficile dei conti pubblici Italiani, la Ue obbligherà il Governo ad una manovra aggiuntiva o correttiva in primavera (stima circa 10/12 miliardi) per scongiurare l’apertura di una procedura di deficit eccessivo verso l’Italia.

142,9% del PIL, il debito italiano

La mole impressionante di debito pubblico Italiano (stima dicembre 2023: 2852 miliardi 142,9% del PIL) non lascia per nulla tranquilli e la situazione può portare di fatto se si vogliono rispettare le nuove regole Europee anche nell’immediato a poco- pochissimo spazio per le politiche economiche e fiscali promesse dall’attuale maggioranza ai suoi elettori.

Per chi in questo momento rischia di vedere svanire a poco a poco il proprio consenso elettorale anche in vista delle prossime Elezioni Europee di giugno “bisogna” trovare il modo di recuperare i fondi sia per attuare le riforme che per evitare di dover intervenire a primavera inoltrata sui conti magari pubblici togliendo fondi e “di fatto” popolarità ad alcune riforme già approvate (riforma IRPEF?)

Ed ecco allora che si tenta di far partire un nuovo piano di privatizzazioni! Previsto un recupero di 20 miliardi in 3 anni (speriamo non sia solo l’inizio).

Le imprese statali italiane

Soluzione che io ritengo una sorta di “resa” dal punto di vista macro-economico che fra l’altro rischia di far perdere sempre di più all’Italia leadership interna e internazionale visti gli importanti settori strategici e vitali in cui sono posizionate molte delle imprese Statali italiane.

Facciamo presente che mancano i fondi non solo per via di politiche relative al periodo Covid molto dispendiose (vedi Superbonus) ma anche perché in questi mesi sono state fatte delle scelte come ad esempio di non insistere con il recuperare importanti somme dal prelievo degli extraprofitti e non vengono valutate norme di natura redistributiva come una tassa sulle grandi ricchezze, provvedimento che sarebbe anche di giustizia sociale, in quanto che come descrive anche il rapporto Oxfam sulle disuguaglianze da poco pubblicato la disparità fra ricchi e poveri in Italia è recentemente aumentata.

Sul tema delle privatizzazioni c’è anche da dire che nel 2018, la stessa Giorgia Meloni allora leader di Fratelli d’Italia e non ancora presidente del Consiglio contestava la possibile privatizzazione di Poste “è un gioiello che deve rimanere in mano italiana e pubblica”, scriveva sui social. Peccato che nei prossimi mesi si ipotizza che il suo Governo potrebbe mettere sul mercato una quota del 13% del gruppo.

Ma ora pensiamo ad un’azienda che interessa particolarmente noi ambientalisti: ENI

I grandi fondi di investimento

Come riportano diversi autorevoli quotidiani economici l’azienda multinazionale da qualche mese sta attuando un piano di buyback di riacquisto di azioni proprie (scadenza prevista aprile 2024). Il ministero dell’Economia e delle Finanze possiede una partecipazione del 4,7% in Eni, mentre Cassa Depositi e Prestiti ne detiene il 27,7 per cento.

Al completamento della seconda tranche di riacquisto di azioni proprie, lo Stato Italiano salirebbe di quota e potrebbe procedere alla cessione mantenendo comunque il controllo.

Il Governo sta quindi valutando la vendita del 4% di Eni portando un incasso di circa 2 miliardi di euro.

Ma chi è interessato a comprare queste quote?

Valutare prima di vendere

Al margine degli incontri del World Economic Forum di Davos si è parlato di grossi fondi d’investimento internazionali interessati all’acquisto. Speriamo che non siano quelli che privilegiano i profitti rispetto a questioni ambientali o sociali oppure praticano ordinariamente politiche di Greenwashing.

Poi c’è da ipotizzare l’ingresso nel capitale di nuovi “investitori” rischia comunque di fatto di indebolire la Governance del Governo e magari esercitare influenza negativa su importanti decisioni strategiche future, come abbiamo sottolineato prima, su un’impresa leader in un settore strategico di vitale importanza per i cittadini.

Speriamo almeno, anzi invito il Governo se veramente vuole andare avanti con le privatizzazioni deve cedere queste quote, di valutare attentamente a chi le sta cedendo sotto il profilo etico perché potrebbe essere una strada del non ritorno…. (questo discorso ovviamente vale anche per tutte le altre partecipazioni).

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