Colori in natura
Colori in natura

Colori del mondo animale o vegetale

La natura ci incanta quotidianamente con i suoi magnifici colori, particolarmente intensi in primavera o in autunno. La vista di un prato verde, di un mare blu, di un fiore multicolore o di un cielo terso non ci lascia mai indifferente, così come i colori del mondo animale o di quello vegetale. Non riusciamo a immaginare un mondo senza colori. Ma cosa sono esattamente?

E’ noto che l’oggetto colpito dalla luce assorbe parte della luce incidente e ne riflette la parte restante, quella che di fatto definisce il colore dell’oggetto, mentre la parte assorbita definisce il colore complementare.

Il giallo e l’arancione sono determinati in natura prevalentemente dai carotenoidi, una famiglia di molecole biologiche molto diffusa e presente nella maggior parte dei frutti, dei tuberi e dei fiori di uso comune. Si va dal giallo brillante della luteina e della zeaxantina (carote, peperoni, tuorlo d’uovo, melone) all’arancione acceso del beta carotene (carote e zucche).

Le molecole per la tintura

La Cota tinctoria è nota come camomilla dei tintori, visto che la sua infiorescenza veniva utilizzata in passato nell’industria tessile per produrre una tinta di colore giallo brillante. Si tratta di una pianta erbacea piuttosto diffusa in gran parte d’Europa e nel bacino del Mediterraneo.

Allo stesso modo la guaderella o Reseda luteola, che cresce spontanea in Europa prediligendo come habitat muri e macerie. Viene coltivata soprattutto per la tintura della seta. Il blu e il viola sono invece una caratteristica degli antociani, dal greco Cyanos, che significa blu.

Queste molecole riflettono il blu in condizione di PH alcalino, mentre con PH acido o neutro danno il rosso scuro delle ciliegie o il viola brillante dei mirtilli. Il viola si deve in natura anche alla violaxantina, una molecola presente nella lavanda, nella viola e in alcune alghe. Tornando al blu, tra le piante in grado di determinarlo spicca la Isatis tinctoria, altrimenti conosciuta con il termine guado.

Un colorante solido per la pittura

La pianta fu presumibilmente introdotta in Italia dai Catari, che la coltivavano estesamente nel triangolo Tolosa, Albi, Carcassonne, estraendone dalle foglie macerate e ossidate un blu pastello particolarmente ricercato nell’industria tessile ma anche nella pittura. Il padre di Piero della Francesca, Benedetto de’ Franceschi, ne fu un rinomato commerciante, mentre la pianta rappresentò a lungo un’importante risorsa per il Ducato di Urbino ai tempi di Raffaello.

Si tratta di un colorante solido, visto l’ottimo stato di conservazione nell’arazzo dell’Apocalisse conservato ad Angers e in tanti altri manufatti di epoca medievale. Ma il guado era conociuto già in epoca antica, tanto che i Britanni erano soliti tingersi il viso in battaglia proprio con il blu ottenuto da questa pianta, così da sembrare più minacciosi, mentre in epoca moderna il guado era tra i coloranti indaco utilizzati per la tintura della tela con cui venivano confezionati i blue jeans.

Anche altre piante tintorie erano conosciute in epoca antica. E’ il caso delle radici della Rubia Tinctorum e del rosso che se ne ottiene, o meglio del rosso turco, utilizzato per la colorazione dei caratteristici fez.

In effetti la robbia deve il suo nome al latino ruber, che significa rosso, ed era ben conosciuta nel mondo romano per le sue qualità tintorie. Ne parla persino Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, riferendo di numerose piantagioni nei dintorni di Roma. La sua conoscenza è però ancora più antica.

Il verde della clorofilla

La robbia era utilizzata dai Persiani, dagli antichi Egizi e prima ancora dalle popolazioni dell’India. Il suo utilizzo è crollato solo dopo la metà dell’Ottocento, quando due chimici tedeschi stabilirono la struttura molecolare dell’alizarina, la sostanza  responsabile della tipica colorazione rossa, e la riprodussero sinteticamente. Ciononostante la robbia continua ad essere coltivata localmente ed utilizzata nell’artigianato asiatico e africano, oltre che per tingere la lana dei tappeti artigianali in Persia.

Molto più comune in natura è invece il verde, riflesso da una molecola fondamentale per la nostra stessa esistenza che è la clorofilla. Come è noto assorbe l’energia del sole e attiva il processo di fotosintesi. Essa è presente in ogni foglia, in numerosi frutti e anche nelle alghe. E’ anche un potentissimo antiossidante  e nell’organismo partecipa ai processi depurativi del fegato. Per questo si dice che le verdure di questo colore sono particolarmente utili al nostro metabolismo, ma questa è un’altra storia.

 

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