Occhi di lupo
Occhi di lupo

Von der Leyen perde il pony e attacca il lupo

Potrebbe sembrare paradossale ma è la triste realtá. Abbiamo giá parlato della questione della protezione del lupo in Europa, ma ci era sfuggito un particolare: è la tragedia personale della Presidente Von der Leyen, scaturita dalla perdita di Dolly, il suo pony di lunga data, per mano di un lupo in Bassa Sassonia, che ha dato il via alla consultazione dell’Unione Europea. Visto che il lupo é una specie fortemente tutelata nell’UE, le autorità non hanno eseguito l’ordine di abbattimento dell’animale che aveva ucciso il suo pony.

La sua vicenda personale, non solo ha giustamente causato dolore a Von der Leyen, ma addirittura  l’ha spinta a sollecitare pubblicamente, tramite i social media, un’azione locale contro la crescente presenza dei lupi, considerata ormai una minaccia per l’agricoltura e potenzialmente anche per le persone. Successivamente ha richiesto un’analisi approfondita dei rischi che i lupi potrebbero comportare per le zone rurali, un’iniziativa che ha portato alla proposta attuale di riconsiderare il loro status di protezione. La modifica di tale status, tuttavia, richiede l’approvazione unanime degli Stati membri e deve essere in linea con gli altri paesi firmatari della Convenzione di Berna, un obiettivo che si preannuncia arduo dato che dodici nazioni dell’UE, inclusa la Spagna, insistono per mantenere le attuali misure di tutela del lupo. Mentre l’Italia ovviamente si é espressa a favore degli abbattimenti.

L’Italia a favore delle stragi di lupi

Per questo motivo la Commissione Europea (CE) ha avanzato l’idea di modificare il livello di tutela del lupo, passando dalla categoria attuale di “strettamente protetto” a quella meno restrittiva di “specie protetta”. Tale cambiamento, seppur possa apparire di lieve entità, ha in realtà conseguenze importanti. Al momento, i lupi godono di un livello di protezione che impedisce la caccia o la cattura intenzionale, a meno che non costituiscano un serio pericolo per il bestiame o per la sicurezza e la salute umana. Tuttavia, se venissero riclassificati semplicemente come “protetti”, perderebbero questo grado di salvaguardia.

La proposta di modifica avanzata dalla CE, però, non è così lineare come potrebbe sembrare. Lo status attuale di protezione del lupo è infatti regolato dalle disposizioni della Convenzione di Berna, ufficialmente nota come Convenzione sulla conservazione della vita selvatica e dell’ambiente naturale in Europa. Adottata a Berna, in Svizzera, nel 1979 e integrata dalla Comunità Economica Europea (oggi Unione Europea) nel 1981, la convenzione mira a promuovere la cooperazione fra gli Stati membri per assicurare la conservazione della flora e della fauna selvatiche e dei loro habitat naturali.

La convenzione di Berna

In particolare, essa stabilisce che le specie elencate come “strettamente protette” (Appendice II, che include il lupo) devono essere oggetto di adeguate misure legislative e regolamentari che ne garantiscano la conservazione, e proibisce espressamente “ogni forma di cattura, possesso o abbattimento intenzionale” a meno che non rappresentino la suddetta minaccia. Invece, per le specie semplicemente elencate come “protette” (Appendice III), si prevede che il loro sfruttamento sia regolamentato in maniera tale da non mettere in pericolo l’esistenza di tali popolazioni.

Le motivazioni presentate dalla Commissione Europea (CE) per proporre lo spostamento del lupo dall’Appendice II all’Appendice III si fondano sull’aumento percepito delle popolazioni di lupo e sull’incremento degli attacchi al bestiame. Tuttavia, tali ragioni sono contestate dalle organizzazioni ambientaliste, che sollecitano l’organo esecutivo dell’Unione Europea a presentare prove scientifiche a sostegno di queste affermazioni. Il Parlamento Europeo, nel corso di un dibattito acceso e segnato da numerosi rimproveri, ha mostrato la divisione esistente sul tema del lupo, con un fronte composto da conservatori ed estrema destra in contrasto con gli altri gruppi politici.

Gli ambientalisti contro la consultazione “farlocca” via mail 

La CE ha iniziato a settembre un processo consultivo tramite e-mail sugli impatti negativi attribuiti al lupo. Dopo aver esaminato oltre 17.000 e-mail e analizzato i dati forniti, ha reso nota una stima attuale di circa 20.300 lupi in Europa, un leggero aumento rispetto alla stima dell’anno precedente di 19.400 e notevolmente più alto rispetto ai 11.193 del 2012. Inoltre, si segnala la presenza del lupo in tutti gli Stati membri dell’UE, ad eccezione di Irlanda, Cipro e Malta, con branchi riproduttivi in 23 paesi. Secondo la CE, l’aumento della popolazione di lupi sarebbe la causa principale dell’escalation dei conflitti con le comunità agricole e zootecniche e con i cacciatori.

D’altra parte, i gruppi per la tutela dell’ambiente mettono in dubbio la validità di questi calcoli, che a loro dire non si fondano su dati scientifici concreti, ma su un processo che potrebbe essere manipolato da organizzazioni di agricoltori e cacciatori, accusati di influenzare eccessivamente il dibattito sul lupo. Questi gruppi, secondo gli ambientalisti, “non rappresentano il sentimento della maggioranza delle comunità rurali”.

Il 73% ritiene che i lupi abbiano diritto di esistere

Per supportare questa affermazione, gli ambientalisti hanno presentato alla Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, i risultati di un sondaggio recente realizzato tra 10.000 residenti delle aree rurali dell’UE, che rivela come il 73% degli intervistati creda che i grandi carnivori selvatici abbiano il diritto di esistere e che il 68% sia a favore di una loro protezione rigorosa.

Una significativa maggioranza, pari al 79% degli intervistati, ritiene che gli allevatori dovrebbero utilizzare le soluzioni moderne disponibili per prevenire gli attacchi predatori, mentre soltanto una minoranza, il 34%, dei residenti delle aree rurali interpellati percepisce una minaccia alla propria sicurezza dalla presenza di grandi predatori nelle loro vicinanze. Un addizionale 26% degli intervistati non ha preso una posizione chiara, suggerendo che la questione non è considerata particolarmente allarmante. In un netto contrasto, una metà degli intervistati, il 50%, ha espresso preoccupazione per la propria sicurezza durante la stagione venatoria.

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