botero

Nel settembre di quest’anno si è spento all’età di 91 anni a causa di una polmonite l’artista colombiano Fernando Botero, pittore e scultore molto amato dal grande pubblico, noto per le forme dilatate che caratterizzano i soggetti delle sue opere.

Un arte nata per caso

Una scelta coraggiosa, poi rivelatasi di successo, che ha preso le mosse a metà degli anni Cinquanta, quando nel realizzare una Natura morta con mandolino Botero si rese conto di aver raffigurato il foro di risonanza dello strumento di proporzioni decisamente inferiori alla norma, con la conseguenza che il mandolino risultava più tozzo e allargato. L’artista fu tuttavia colpito e visceralmente attratto da questa soluzione.

Quella forma dilatata oltre il naturale gli evocava una profonda sensualità, una bellezza generica, tanto da indurlo in seguito a dilatare le forme di altri oggetti, ma anche di animali, di esseri umani, conferendo a tutti quell’aspetto “grasso” che diventerà il suo marchio di fabbrica. Per sua stessa ammissione Botero ha sempre dipinto fondamentalmente dei volumi, tanto è vero che come detto non sono solo le figure a essere grasse, ma anche gli oggetti. La deformazione deriva sempre dal desiderio di incrementare la sensualità, associandola al piacere, all’esaltazione della vita, perché abbondanza comunica positività, vitalità, energia, desiderio. Si tratta di una concezione ancestrale, radicata nel substrato culturale delle società primitive, incluse quelle dell’America Latina, per le quali bellezza e abbondanza erano concetti strettamente collegati.

Una volta elaborato il suo stile, Botero lo ha utilizzato anche per affrontare temi tragici. È il caso ad esempio del ciclo di dipinti dedicati alla Passione di Cristo eseguito tra il 2010 e il 2011, conservato a Medellin nel museo di Antioquia e in questi mesi esposto presso il Museo della Permanente di Milano, ma anche della Morte di Pablo Escobar realizzato nel 1999 e di altre opere dove non disdegna sotto traccia un generico impegno civile e una certa attenzione ai problemi della sua terra nativa.

Gli animali

L’artista colombiano, molto legato anche all’Italia, ha inserito nelle sue opere spesso e volentieri degli animali, che hanno un importante senso simbolico nelle sua produzione artistica. Tra i vari animali, sovente inseriti in quadretti familiari a testimonianza della dignità a loro attribuita, spiccano per ricorrenza i gatti, protagonisti di molte opere.

Tra queste la più nota è sicuramente la statua che è stata donata al comune di Barcellona nel 1987. El gato di Botero ha cambiato ripetutamente posizione in questi anni, fino ad essere collocato sulla Rambla Raval 14 della città catalana, all’interno del quartiere latino che ospita molti cittadini spagnoli con doppia cittadinanza e vari immigrati colombiani e messicani. La scultura in bronzo, alta 2 metri e mezzo e lunga 5 metri, è resa particolare dalla sua espressione umanoide e sorniona ed è divenuta punto di riferimento per i tanti turisti che transitano in città.

Anche i cavalli sono soggetti ricorrenti, spesso inseriti in quadri che hanno come tematica il circo e la vita in fattoria. Nel 2007 Botero dipinse la serie pittorica El Circo, dove i cavalli sono rappresentati nello svolgimento di diversi giochi circensi insieme ai loro addestratori. Questi ultimi però sono immaginati privi di frustini o bastoni, in linea con l’idea dell’artista colombiano secondo il quale il rapporto umano-animale deve essere egualitario, tanto che ad effettuare la prestazione artistica non sono solo gli atleti e gli esseri umani, ma anche i cavalli stessi, rappresentati sì “grassi” ma dinamicamente, intenti ad effettuare balzi, corse e vari movimenti armonici. Non c’è mai ironia in questa realtà immaginaria, non figurativa ma comunque ancorata alla realtà.

Anche gli uccelli, sinonimo da sempre di gioia e libertà, fanno spesso capolino nelle opere di Botero. Famosissimo il Pajaro de Paz, l’Uccello della Pace, che aveva donato al comune di Medellin, sua città natale. La prima versione di questa statua fu fatta esplodere nel 1995 da alcuni guerriglieri narcotrafficanti, con l’obiettivo di condizionare le scelte politiche locali. Botero non volle riparare la statua, ma ne realizzò una seconda identica che collocò accanto all’originale. Il suo intento era quello di comunicare la non disponibilità ad accantonare una qualsivoglia idea di libertà per la paura. Ne seguirono minacce di morte e pressioni generiche da parte dei clan di narcotrafficanti, ma anche numerose richieste di copie degli “Uccelli della pace” da varie città sparse nel mondo.

Infine, naturalmente, i cani, dai barboncini ai boxer, dai pastori agli alani. La razza era spesso scelta in funzione delle condizioni sociali degli umani affiancati, sottintendendo una velata critica ai costumi dei ceti rappresentati. La statua di un Perro ha trovato posto proprio in piazza Botero a Medellin, a testimonianza di un forte legame dell’artista colombiano con il mondo animale, un legame intenso e mai nascosto.

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