barriera corallina

L’aumento globale delle temperature e il riscaldamento dei mari sono una minaccia per la salute, la distribuzione e l’abbondanza di molte specie che abitano gli ecosistemi marini. Tra questi, le barriere coralline dell’Indo-Pacifico rischiano di subire nel corso del 2024 uno sbiancamento e una mortalità di massa senza precedenti.

La barriera corallina è sottoposta a numerose fonti di stress

Il fenomeno del coral bleaching, ossia sbiancamento dei coralli, è storicamente recente essendo stato osservato per la prima volta negli anni ottanta. In un articolo pubblicato sulla rivista Science, ricercatori statunitensi e australiani hanno affermato che, osservando lo storico dei dati sulle temperature della superficie del mare degli ultimi quattro decenni, nel corso del prossimo anno si potrebbero verificare fenomeni di sbiancamento e mortalità dei coralli come mai era accaduto prima, con conseguenti danni a lungo termine agli ecosistemi e alle popolazioni delle regioni tropicali della Terra. Le ondate di caldo marino sono legate all’aumento della temperatura della superficie marina e ai cicli climatici come El Niño, che secondo le previsioni dovrebbe persistere ancora per il primo trimestre del nuovo anno. Nel corso del 2023 molte aree della barriera corallina caraibica hanno subìto uno stress da caldo che è stato più elevato, ha anticipato i tempi (da uno a due mesi) e si è prolungato per un periodo di tempo maggiore rispetto ai normali cambiamenti stagionali. Si tratta, afferma l’articolo, di una tendenza che potrebbe peggiorare a meno che non diminuiscano le emissioni di gas serra. Da maggio 2023 si sono verificati fenomeni di sbiancamento in Messico, Costa Rica, El Salvador, Colombia, Panama, in gran parte dei Caraibi e della Florida. Ciò dimostra che è già in corso un fenomeno estremo su larga scala.

Clima, acidificazione dei mari e inquinamento causano la morte dei coralli

Lo stress termico causa nei coralli la perdita delle micro-alghe che si trovano all’interno dei loro tessuti. Queste alghe forniscono ai coralli energia, ossigeno e i colori che hanno reso famose le barriere coralline in tutto il mondo. Nel momento in cui si interrompe la simbiosi tra alghe e coralli si verifica lo sbiancamento, evento che anticipa molto spesso la definitiva morte dei coralli. L’aumento delle temperature dei mari, quindi, non mette a rischio solo la sopravvivenza degli uccelli o dei mammiferi marini, ma anche quella di un mondo marino nascosto nei fondali inesplorati dall’uomo. In più, la maggiore prevalenza di fioriture algali dannose e la diffusione di specie e malattie invasive sono un’altra conseguenza del riscaldamento dei mari, con effetti dannosi su tutta la catena alimentare marina e sugli ecosistemi marini associati. L’esistenza delle barriere coralline oltre i prossimi decenni è in pericolo. La loro resilienza è messa alla prova anche da altri fattori di stress come l’acidificazione degli oceani e l’inquinamento. In più, da oltre vent’anni è stata osservata una limitata capacità di riprodursi dei coralli nei Caraibi, rendendo le barriere ancora più vulnerabili a epidemie e alle condizioni meteorologiche estreme.

Salvare i coralli con l’integrazione tra azioni terrestri e marine

Le nuove proporzioni assunte dal fenomeno dello sbiancamento dei coralli chiedono un nuovo approccio. Servono programmi di monitoraggio che tengano traccia delle condizioni oceaniche, degli indicatori ecologici e della distribuzione delle specie. Inoltre, diventa essenziale la collaborazione internazionale e lo scambio di conoscenze per poter condividere le migliori pratiche. Si dovrebbe fare di più, avvertono gli scienziati, nel migliorare la resilienza degli ecosistemi marini, inclusa la protezione degli habitat critici e dei rifugi. Le strategie devono integrare approcci marini e terrestri, inclusa la definizione e l’applicazione di regolamenti all’interno delle aree protette, la promozione di pratiche di pesca sostenibile e la riduzione dell’inquinamento costiero. Risulta fondamentale identificare e salvaguardare i siti della barriera corallina meno esposti ai cambiamenti climatici per trovare una risposta capace di aiutare a dare priorità agli investimenti nelle aree più in crisi e guidare la gestione adattiva, tutto ciò deve essere attuato se davvero si vuole salvare il 25% della biodiversità oceanica.

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