griselda

All’inizio del percorso del museo dei mobili e delle sculture lignee, uno dei musei civici ospitati all’interno del castello sforzesco di Milano, ci si imbatte nella ricostruzione fedele di un ambiente che originariamente si trovava nel castello di Roccabianca in provincia di Parma. Il castello apparteneva a Pier Maria II de’ Rossi, condottiero e conte di San Secondo, alleato di Francesco Sforza e di questi coevo. Si tratta della cosiddetta Camera Picta, completamente dipinta nel XV secolo da una qualificata bottega di artisti padani con le costellazioni dello zodiaco sulla volta e con le storie di Griselda sulle pareti.

Griselda

Griselda è il personaggio femminile protagonista di una novella del Decamerone di Giovanni Boccaccio. Come è noto Boccaccio immagina che dieci giovani, tre uomini e sette donne, per sfuggire ai dolori e alle sofferenze della peste nera che imperversa su Firenze, si ritirino al sicuro in una villa sulle colline del fiorentino e vi restino per dieci giorni. Il vero obiettivo è quello di preservare l’umanità, ricostruirne l’immagine, le strutture relazionali e i valori, altrimenti perduti visto che la città è sotto l’effetto distruttivo e paralizzante del terribile flagello.

I dieci giovani decidono che ciascuno di loro racconterà ogni giorno una novella su un tema diverso, che verrà scelto quotidianamente. Ne derivano le cento novelle che costituiscono il Decamerone. Ebbene quella di Griselda è l’ultima novella della serie e viene raccontata da Dioneo, probabilmente il più scanzonato e libertino dei dieci. Il tema sono le azioni liberali e magnificenti e Dioneo racconta le vicende di Gualtieri, marchese di Saluzzo. Questi viene invitato con insistenza dai suoi sudditi a prendere moglie e alla fine sceglie Griselda, una giovane e bella popolana, gentile e buona d’animo, da cui avrà una bimba.

Tuttavia alla nascita della piccola Gualtieri decide inaspettatamente di rifiutarla, poiché la madre non è di alto lignaggio. Comunica quindi a Griselda che la farà portare via e uccidere. La bimba viene portata via da un parente e Griselda accetta la scelta del marito. Poco dopo concepisce un figlio maschio, ma il destino del bambino è lo stesso della primogenita. Dopo tredici anni dalla nascita della prima figlia Gualtieri comunica a Griselda che il Papa gli ha concesso di sposare un’altra donna di lignaggio più alto, ordinandole di lasciare il palazzo e ogni avere. Griselda ottiene giusto la concessione di indossare un camicione per pudore e torna in lacrime da suo padre.

A questo punto Gualtieri, non contento, le ordina di provvedere all’organizzazione del banchetto del suo matrimonio e dulcis in fundo di decantare pubblicamente il giorno delle nozze la bellezza della sua nuova moglie. Griselda accetta tutto. Ma il giorno del matrimonio succede l’imprevedibile. Si tratta di una messinscena, poiché la donna che Gualtieri dice di voler sposare è in realtà la loro figlia, cresciuta con la sorella di lui a Bologna, e in sala c’è anche il loro figlio, a cui è stato riservato lo stesso destino. Griselda ha superato tutte le prove a cui è stata inconsapevolmente sottoposta da Gualtieri e i quattro possono finalmente vivere serenamente insieme.

Il senso della storia

L’interpretazione della novella di Griselda è ancora ai giorni nostri oggetto di dibattito, anche se Rossella Bassi vede nella protagonista un esempio di forza d’animo e sopportazione dei mali, quasi a creare un rapporto di similitudine tra l’obbedienza di Griselda verso Gualtieri e quello dell’uomo nei confronti di Dio. Griselda è obbediente nei confronti di Gualtieri-Dio, poiché la volontà del marito viene prima di tutto e quindi lei è la perfetta incarnazione del buon credente.

Pochi giorni dopo la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne la novella di Boccaccio suona piuttosto inquietante, nella misura in cui ci rimanda ad un problema culturale che arriva da molto lontano e che non appare affatto risolto. Purtroppo nel mondo la violenza contro le donne interessa una donna su tre e in Italia il dato è pressoché analogo con il 31,5% delle donne che ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Le forme più gravi di violenza sono esercitate da partner o ex partner, parenti o amici. Gli stupri sono stati commessi nel 62,7% dei casi da partner.

Sono dunque essenziali strategie mirate all’educazione, alla sensibilizzazione, al riconoscimento e alla realizzazione delle pari opportunità in ogni ambito della vita pubblica e privata. L’obiettivo deve essere contrastare le discriminazioni e gli stereotipi legati ai ruoli di genere e al sessismo, perché è da lì che nascono le condizioni contestuali favorevoli alla perpetuazione della violenza maschile nei confronti delle donne. È vitale investire sulla formazione delle nuove generazioni, ma anche aumentare il livello di consapevolezza nella pubblica opinione sulle radici strutturali del problema. Le Nazioni Unite hanno lanciato l’hashtag #NoExcuse e in effetti lo spazio per le scuse è proprio finito, con buona pace del nostro Gualtieri.

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