black friday

Perché abbiamo bisogno del Black Friday? Aspettiamo tutto l’anno il sacro momento, che di anno in anno inizia prima. Ma come facciamo a permettercelo? Magari ci stanno vendendo merce di anni passati, merce rimasta in magazzino e non comprata dalle stagioni precedenti? Tutto sommato non sarebbe male, eppure sappiamo che non è questo il caso.

La merce è nuova, spesso di grandi aziende e catene, che per quasi un mese vendono a prezzi stracciati.

Vero è che l’inflazione aumenta, e con gli stipendi rimasti inalterati – se non diminuiti – negli scorsi vent’anni, non c’è da indignarsi se la classe media fa tutti gli anni una grande corsa ad accaparrarsi più “roba” possibile. Però è questa l’altra faccia della medaglia, spesso vestiti, oggetti per la casa, trucchi, non diventano altro che “roba” ad appena un paio di settimane di distanza, quando l’adrenalina bulimica che ci prende durante Novembre ha avuto il tempo di affievolirsi.

Le conseguenze

Dunque, perché compriamo? Compriamo troppo, quello che non ci serve, e le statistiche parlano chiaro, 500 mila tonnellate di CO2 in atmosfera durante il periodo del Black Friday non possono essere beni essenziali.

Sono beni che compriamo perché le grandi aziende possono permettersi di vendere a prezzi iniqui – per chi produce i prodotti, spesso in nazioni terze, con un Pil pro capite molto più basso del nostro, minori sicurezze sul lavoro, turni massacranti, stipendi bassissimi; ma anche per tutti quei piccoli produttori che i prezzi del Black Friday non li possono fisicamente sostenere, e vanno in perdita.

E poi iniqui per tutti, perché una tale quantità di merce prodotta e circolante produce troppa CO2, che sentiamo tutta sulle nostre spalle ad ogni nuova alluvione, quando l’acqua porta via case, strade, i nostri paesi e ci affoga le città. La colpa non è dell’acqua, beninteso, ma piuttosto di qualcosa di simile a quel famoso Effetto Farfalla di cui ci piace tanto parlare nei film e nei post motivazionali su Facebook.

Il consumo

Ogni nostra azione ha un peso, che possiamo quantificare in Giusto, Sbagliato, Karma, oppure come piace a me, in CO2 emessa.

Del resto avete ragione voi, produrre bisogna pur produrre, o ci ritroveremo a vivere nell’età della pietra, che per quanto sostenibile non trovo augurabile né per noi, né per chi produce per noi.

Però, se l’utilizzo dei nostri capi è diminuito del 36% negli ultimi venti anni il problema non è produrre, ma come farlo. Non è comprare, ma come compriamo.

Quante volte metteremo quei vestiti luccicanti comprati a 9,99? Quante volte indosseremo quelle magliette che “sono un’offertissima”?

Siete sicuri di aver usato in almeno 20 occasioni diverse tutti i vestiti del vostro armadio? La risposta più sembrare scontata, ma apritelo e pensateci bene.

Solo l’1% dei vestiti venduti in Europa viene riciclato, nonostante tutte le campagne di marketing che vediamo in giro sui cartelloni pubblicitari delle nostre città o sulle Ad online.

Chissà cosa cambia in quelle mutandine in pizzo parzialmente riciclato.

Ammettendo pure che sia tutto vero, niente greenwashing, se tutti vendono pizzo riciclato adesso, ed è solo l’1% di quello di tutte le mutandine precedenti, quante ne abbiamo buttate? E la stessa domanda vale per i jeans, il cotone delle t-shirt, le felpe, e chi più ne ha più ne metta.

Un bulimia infinita

Il problema è come sempre nel modo in cui ci approcciamo alle cose, noi che abbiamo tutto e vogliamo sempre di più.

Non è comprare i pantaloni il 25 Novembre perché ne hai due paia e ti servono, è – diciamoci la verità – che quanti di noi stanno andando a comprare i pantaloni perché ne hanno solo due paia nell’armadio? A quanti veramente serve quello che stiamo per acquistare?

Non è acquistare durante i saldi, perché il costo della vita si alza e nessuno ha pensato di adeguare gli stipendi: è che di quella catena vogliamo tutto, e non sappiamo fermarci.

Acquistare consapevolmente, evitare i siti online, con le loro spedizioni gratuite ma costosissime in termini ambientali, comprare usato o dai piccoli produttori artigianali: questa è l’unica risposta. Magari prima o poi lo capiremo, la spirale che vede ogni anno le settimane del Black Friday sempre più fruttuose si interromperà, e potremo ancora sperare che non sia troppo tardi.

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