limiti planetari

Abbiamo da poco superato 6 dei 9 limiti planetari. E no, non è per niente una buona notizia. Lo certifica uno studio recente condotto da scienziati dell’università di Copenaghen e di altri enti di ricerca.

Cosa sono i limiti planetari

I limiti planetari sono degli indicatori cruciali per avere il polso dello stato del Pianeta. Questo perché comprendono letteralmente tutte le sfaccettature della degradazione degli ecosistemi. E, ricordiamocelo sempre, gli ecosistemi non sono una cosa astratta che vediamo nei documentari. Gli ecosistemi, di cui noi stessi siamo parte, sono i nostri sistemi di supporto vitale. Senza ecosistemi in salute non c’è cibo né acqua o aria pulita. I 9 limiti planetari, infatti, sono: Cambiamento climatico, cambiamento dell’integrità della biosfera, cicli biochimici, acidificazione degli oceani, cambiamento dei sistemi terrestri, disponibilità di acqua dolce, riduzione dello strato di ozono, quantità di particolato atmosferico, livello di inquinamento chimico.

Sono così importanti non solo perché mostrano, in maniera dettagliata ma non troppo specifica, tutte le cose da cui dipende la nostra vita su questo pianeta dando una visione generale. Ma soprattutto perché ci ricordano qualcosa di cui non si parla mai, qualcosa che viene completamente bypassato dal sistema culturale dominante, qualcosa che l’attuale sistema economico non prende minimamente in considerazione. Questo qualcosa è il fatto che il Pianeta su cui viviamo e da cui dipendiamo ha dei limiti.

Una crescita innaturale

Se ci fermiamo a rifletterci un attimo può sembrare semplice, banale. Alle elementari, alle medie e al liceo chiunque avrà imparato, studiando materie scientifiche, che evidentemente esistono limiti fisici. È banale che l’acqua dolce non sia infinita, che la superfice terrestre non sia infinita, che i minerali non siano infiniti, che gli animali non umani non siano infiniti. Eppure, l’obiettivo che ci viene impresso in testa sin dalla nascita è il dogma della crescita illimitata. Bisogna aumentare tutto: i nostri consumi, la nostra ricchezza, la nostra produzione, ecc… Ogni aumento è un bene a prescindere.

Salvo che in natura questa cosa non esiste. Ogni specie, anche quella umana, non cresce all’infinito. Nasciamo e cresciamo fino a raggiungere la maturità e il pieno sviluppo del nostro organismo. Non continuiamo a crescere all’infinito. E invece quello che il nostro corrente sistema economico impone ed auspica è un aumento illimitato della produzione e dei consumi, misurato principalmente attraverso il PIL, su un pianeta con risorse limitate. Questo perché, dicono, porterà tutti fuori dalla povertà ed aumenterà il benessere. Anche se il PIL non ha nulla a che fare con la diminuzione della povertà o il benessere. Quando parliamo di crescita del PIL non stiamo parlando di un aumento di benessere, innovazione o progresso sociale. Stiamo parlando invece molto specificamente di un aumento della produzione aggregata. Il PIL come indice di misurazione aggrega cose buone e cose cattive tutte insieme. 1000 euro spesi in sanità pubblica o 1000 euro spesi in missili valgono esattamente lo stesso. L’importante è produrre e costruire. Non importa se scuole o carri armati. E di certo il PIL non dice come quella ricchezza che è stata prodotta, viene effettivamente distribuita. E quindi se il PIL aumenta non necessariamente la povertà diminuisce. Anzi può benissimo succedere e succede di frequente, che il PIL aumenti e allo stesso tempo aumenti il numero di famiglie in povertà assoluta. Teniamolo bene a mente. Quando ci dicono che se aumenta il PIL, automaticamente siamo tutti più ricchi, è semplicemente una bugia.

Una crisi sistemica

Per tutte queste ragioni, seppur risulti banale dire che il nostro Pianeta e noi stessi abbiamo dei limiti fisici, inserire questa cosa qui nel sistema politico ed economico è profondamente rivoluzionario. È esattamente questa la rivoluzione, o meglio, la transizione, che auspica l’ecologia politica. Superare le ideologie astratte ed ormai anacronistiche del secolo scorso che ci hanno portati alla crisi sistemica che stiamo affrontando oggi. Una crisi sistemica i cui sintomi sono sotto gli occhi di chiunque: 170 guerre che stanno avvenendo contemporaneamente nel mondo in questo preciso momento, un Pianeta in fiamme, 81 miliardari che detengono una ricchezza pari al 50% più povero del mondo, un tasso di estinzione 1000 volte superiore alla norma che fa parlare gli scienziati di sesta estinzione di massa, ritmi lavorativi disumani, competitività esasperata e sfruttamento.

Il superamento di 6 dei 9 limiti planetari non è affatto una buona notizia, ma ce n’è una buona. Possiamo invertire la rotta. E non è mera retorica. Tutte le volte che pensiamo che siamo troppo piccoli per fare la differenza, che il sistema è troppo complesso, che le cose sono sempre andate così, stiamo facendo esattamente il gioco di coloro i quali non hanno alcun interesse a cambiare le cose. Anzi, beneficiano dallo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici, del Pianeta, dei gruppi marginalizzati, degli animali.

Il cambiamento deve partire da noi. Perché non c’è più tempo.

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