alimentari

È stato pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrients” lo studio Crea con lo scopo di valutare il grado di consapevolezza delle italiane e degli italiani dell’impatto ambientale delle proprie scelte alimentari e di verificare l’accettabilità delle alternative proteiche alla carne; i dati indicano che una persona su due ha ridotto l’utilizzo della carne e che i prodotti a base di insetti non sono ancora ben visti dalla popolazione italiana.

Secondo la FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura), una dieta sostenibile è un modello alimentare a minimo impatto ambientale che:

  • garantisce la sicurezza alimentare e la salute per le generazioni future;
  • protegge e rispetta la biodiversità e l’ambiente;
  • è accettabile, accessibile, e conveniente.

Secondo il rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche del 2022, il 70% del consumo di acqua dolce, l’occupazione di metà della terra abitabile del mondo e il 78% dell’eutrofizzazione globale degli oceani e delle acque dolci sono dovuti all’agricoltura con la produzione di bestiame che contribuisce al 14,5% del totale dei gas serra emessi; nel mondo il consumo di carne medio e di circa 35 chilogrammi all’anno a persona, ben superiore a quanto raccomandato dagli organismi internazionali (per FAO e OMS il consumo massimo dovrebbe essere di 300-400 grammi a settimana che significano meno di 20 chilogrammi l’anno), ed in Italia (come in tutti i paesi sviluppati) si arriva ad 80 kg pro capite annuo.

Risultati

Il quadro generale delineato è che la popolazione è cosciente dell’impatto delle scelte alimentari sull’ambiente ma non è disposta facilmente a cambiarle ritenendo che la propria alimentazione non ne è responsabile e che il cibo sostenibile sia troppo costoso.

Secondo i dati del sondaggio, la riduzione degli sprechi alimentari domestici, con il 79% delle persone disposte a farlo, e l’acquisto di frutta e verdura stagionale, con il 76%, sono le due principali azioni che i consumatori sono disposti ad attuare per uno stile di vita più sostenibile mentre poco più del 40% del campione afferma di essere disposto a pagare maggiormente.

Una persona su due afferma di aver ridotto il consumo di carne mentre una su 4 non l’ha fatto e non è disposta a farlo in futuro; legumi, uova, pesce, latticini e noci, nell’ordine, rappresentano le principali alternative alla carne con meduse, tempeh e proteine in polvere poco considerate (12/14%).

Pochissimo interesse rivestono i nuovi alimenti indicati come fonti alternative di proteine quali gli insetti (o i prodotti a base di insetti) e la carne creata in laboratorio; in generale le persone intervistate ritengono che le abitudini alimentari siano meno impattanti sul cambiamento climatico rispetto ad altri fattori e che le proteine vegetali non siano una valida alternativa alla carne, considerato un alimento importaten per una dieta completa ed equilibrata.

Caratteristiche dei consumatori

Gli intervistati sono stati suddivisi in cinque possibili categorie, a seconda delle risposte fornite:

  • consumatori medi sostenibili -> 25,6% del totale per i quali la carne è importante per la dieta ma sono disposti a cambiare le proprie abitudini per aumentare la sostenibilità;
  • consumatori fortemente sostenibili -> 33% del totale per i quali la carne non è considerata molto importante e vogliono aumentare la sostenibilità dei comportamenti alimentari;
  • consumatori senza resto -> 4,4% del totale per i quali non è rilevante il consumo di carne e non sono disposti ad essere proattivi per la sostenibilità;
  • consumatori di carne disposti a diventare sostenibili -> 31,3% del totale per i quali la carne molto importante ma accetta le linee guida e si dichiara favorevole ad una alimentazione più sostenibile;
  • consumatori non sostenibili -> 5,7% del totale per i quali la carne è essenziale e non sono disposti ad agire per la sostenibilità.

Conclusioni

Lo studio è stato concepito per valutare principalmente il consumo di carne che, a causa principalmente degli allevamenti intensivi, è l’alimento considerato meno sostenibile; il risultato è abbastanza chiaro e delinea la volontà di aumentare la sostenibilità delle proprie scelte alimentari senza eccedere nelle restrizioni e continuando ad avere una dieta sana ed equilibrata.

Ad oggi, almeno in Italia, non è possibile pensare all’utilizzo di cibi troppo alternativi per apportare la giusta quantità di proteine e, con la diminuzione del potere di acquisto dei salari, all’acquisto di alimenti sostenibili che incrementerebbero la spesa personale attuale.

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