marco temporal

 Il 22 settembre 2023, dopo molti anni di lotta, i popoli indigeni del Brasile e i loro alleati nel mondo festeggiano una vittoria storica: la Corte Suprema Federale ha respinto la tesi catastrofica del Marco Temporal (Limite temporale).

La vittoria è arrivata con un clamoroso risultato di 9 a 2: solo i giudici Nunes Marques e André Mendonça, nominati dall’ex presidente Jair Bolsonaro, hanno votato a favore della tesi.

Una truffa

La proposta del Marco Temporal è stata uno stratagemma genocida e devastante pensato per legalizzare il furto di milioni di ettari di terra indigena. Secondo la sua tesi, i popoli indigeni impossibilitati a dimostrare che abitavano fisicamente nelle loro terre alla data del 5 ottobre 1988 (giorno in cui fu promulgata la Costituzione brasiliana), avrebbero perso ogni diritto su di esse. Se la Corte avesse approvato la proposta, il riconoscimento dei diritti indigeni sarebbe tornato indietro di decenni: centinaia di migliaia di indigeni avrebbero potuto essere espropriati delle loro terre, e decine di popoli incontattati avrebbero rischiato lo sterminio.

Nelle ultime settimane, migliaia di indigeni hanno protestato a Brasilia, nei villaggi e nelle città di tutto il paese contro il Marco Temporal e contro la bozza del progetto di legge PL490 (ora al Senato come PL2903), che contiene una serie di politiche anti-indigene tra cui la stessa tesi del limite temporale. Ci sono state manifestazioni anche in altre parti del mondo. Per far respingere la tesi del Marco Temporal, il movimento indigeno e i suoi alleati, tra cui Survival International e i suoi sostenitori in più di cento paesi, hanno condotto campagne e proteste per anni.

Una vittoria storica

Questa decisione giuridica è importantissima perchè:

  • Sottolinea la necessità di garantire i diritti indigeni, come previsto dalla Costituzione brasiliana;
  • È una enorme vittoria per i popoli indigeni del Brasile che, da oltre 500 anni, lottano per i loro diritti territoriali e per la protezione permanente delle loro terre ancestrali;
  • È un sollievo per tutti coloro che lottano contro la crisi climatica e per la tutela dell’ambiente e della biodiversità;
  • Rappresenta una grave sconfitta per la lobby dell’agrobusiness e per tutti coloro che cercano di distruggere i diritti dei popoli indigeni;
  • Onora i tanti, troppi caduti, indigeni che hanno lottato fino al sacrificio della loro stessa vita per proteggere la foresta amazzonica dalle cupidigie dell’industria mineraria e quella delle lobbies industriali del legno e della carne. Infatti, il rapporto 2020 di Ambientebio rivela che nel 2019 più di 300 difensori dei diritti umani che lavoravano per proteggere l’ambiente, la libertà di parola e le terre indigene sono stati uccisi in ben 31 paesi. La nazione più sanguinosa è stata la Colombia con 103 omicidi, seguono poi le Filippine e poi Brasile, Honduras e Messico. La Colombia, dove la violenza mirata contro i leader della comunità che si oppongono a mega-progetti ambientalmente distruttivi è cresciuta a spirale dagli accordi di pace del 2016, è stata la nazione più sanguinosa con 103 omicidi nel 2019.

Comunque, anche se c’è ancora molto da fare, questa grande vittoria in Brasile dimostra che sta crescendo in tutto il mondo la sensibilità ecologista e l’attenzione per i diritti fondamentali.

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