6 dicembre 2007 è da poco passata la mezzanotte. Una squadra di 8 lavoratori è alle prese con un macchinario difettoso all’interno dell’azienda TyssenKrupp di Torino. Tutt’intorno c’è carta e segatura intrisi d’olio. Si scatena un’incendio che i lavoratori provano a spegnere, con coraggio, a difesa del proprio luogo di lavoro, senza preoccuparsi un momento di salvaguardare la propria salute. Una fiammata se ne porta via 7, se ne salverà solo 1. Tre di loro avevano 26 anni, tutti nel pieno della propria vita con tanti sogni ancora da realizzare e famiglie che li aspetteranno invano a casa. La battaglia legale che ne è seguita, potremmo parlare tranquillamente di guerra, ha portato alla luce una realtà fatta di sicurezza scadente e violazioni e ha portato alla condanna di tutti i manager coinvolti con pene dai 9 ai 6 anni. L’ex amministratore delegato Harald Espenhahn solo nel 2023 ha cominciato a scontare la sua pena in Germania in regime di semilibertà.
Mai più!
Allora, come in tante altre occasioni, soprattutto in concomitanza con incidenti così gravi, si sono spesi fiumi di parole e di inchiostro al grido: “Mai più!”.
Dal 2007 ad oggi sono morte circa 10.000 persone sul luogo di lavoro e si raggiungono i 20.000 se si contano anche le morti “In Itinere”, cioè morte mentre raggiungevano o lasciavano il luogo di lavoro. Se poi andiamo a leggere i numeri delle denunce di infortunio totali, calcolando una media annua di circa 650.000 denunce, dal 2008 ad oggi, vengono fuori numeri da brividi, quasi 10 milioni di denunce.
Mai più! Purtroppo si è continuato e si continua a gridare ad ogni episodio grave, ma nulla o quasi si fa per ridurre in maniera drastica questo fenomeno. Nel 2021 si è gridato “mai più” 1221 volte, nel 2022 1090, nel 2023 da gennaio a settembre 660 volte circa, contando solo i morti sui luoghi di lavoro.
La legge
A dire il vero qualcosa si è fatto, con una legge, la 81/2008 che aggiornava la 626/1994, legge che prevede tutta una serie di disposizioni, tra obblighi del datore di lavoro, obblighi dei lavoratori, figure che valutano i rischi e prendono provvedimenti, documenti di valutazione del rischio, figure che rappresentano i lavoratori e ne tutelano la sicurezza, medici competenti e poi formazione, sicuramente importantissima, figure di controllo e sanzioni. Tutto ben scritto, ma i numeri ci dicono che non è sufficiente. Dagli anni 90 ad oggi il numero dei morti sul lavoro sono quasi gli stessi, sono diminuite sensibilmente le denunce di infortunio, segnale che in parte potrebbe confortarci, ma non è sufficiente.
Sono ancora numeri troppo alti. Difficile da accettare oltre 1.000 morti ogni anno, persone che si recano a lavorare e non tornano più dai propri familiari.
É storia di questi giorni
Brandizzo (Torino) 30 agosto 2023. Cinque operai addetti alla manutenzione delle ferrovie, messi a lavorare in condizioni di pericolo, senza autorizzazione a procedere, con l’unica precauzione di stare attenti al collega che urlava “treno” nel caso di arrivo di un convoglio. La procura sta accertando se fosse una prassi lavorare senza autorizzazione a procedere oppure se si è trattato di un episodio isolato.
Casalbordino (Chieti) 13 settembre 2023. Tre operai morti in seguito all’esplosione di una granata con 4 chili di polvere da sparo al suo interno. Pensare che fossero state prese tutte le precauzioni del caso rimane difficile, in ogni caso non erano sufficienti evidentemente. Nella stessa azienda nel 2020 erano morte altre tre persone, sempre per un’esplosione.
E ancora durante gli stessi giorni di settembre:
Salerno, un operaio morto e uno ferito gravemente all’interno di una nave schiacciati da un mezzo.
Treviso, un operaio morto e uno in gravi condizioni, caduti in una cisterna del vino.
Arzano operaio cade da 10 metri e muore.
Napoli operaio dell’azienda comunale di igiene urbana è morto investito da un mezzo.
Il profitto prima della sicurezza
Potremmo continuare con un lunghissimo elenco di lavoratori morti folgorati, schiacciati, investiti, ustionati, annegati, impigliati ai macchinari, uno scenario vergognoso che non descrive un film dell’orrore ma la realtà degli incidenti sul lavoro.
Nonostante tutte le norme vigenti, le formazioni sulla sicurezza obbligatorie per tutti i lavoratori e per i datori di lavoro, questa strage continua, circa tre morti al giorno. Allora comincia a serpeggiare l’idea che ci sia un problema più grande che bypassa tutte le leggi e tutte le precauzioni. Quello di dover fare profitto ad ogni costo, risparmiando tempo e denaro, a scapito della sicurezza e della salute dei lavoratori. Non parliamo di un ipotesi azzardata. Lo dicono le sentenze. Lo dicono i fatti. Attività svolte in condizioni precarie di sicurezza, macchinari difettosi o addirittura manomessi per farli produrre di più, tempi ridotti all’osso e possibilità di errore maggiore, compensi bassi e appalti assegnati a costi quasi irrisori.
E allora dove si va a tagliare? Sulla sicurezza. In attesa del prossimo grave episodio e gridare a gran voce: “Mai più!”



