Toxics, la rivista scientifica del Multidisciplinary Digital Publishing Institute, ha pubblicato una analisi comparativa trascrizionale, realizzata da studiosi dell’Università di Bologna e dell’Università di Padova, sugli effetti dell’esposizione ai PFAS (sostanze alchiliche perfluorurate e polifluorurate); la ricerca fornisce una visione completa dei meccanismi molecolari alla base della tossicità di tali sostanze con lo scopo di creare una base dati di riferimento ed effettuare le scelte necessarie per la salvaguardia della salute e dell’ambiente.
L’analisi conferma gli impatti negativi finora solo ipotizzati fra i quali:
- ridotta fertilità;
- influenza negativa sull’attività del sistema immunitario, specialmente nei bambini, con la compromissione delle reazioni immunitarie e delle risposte vaccinali;
- influenza sul metabolismo lipidico con aumento del colesterolo e rischio dislipidemia.
Sono stati presi in considerazione 2144 campioni provenienti da 11 base dati differenti ed appartenenti a 7 specie differenti così suddivise:
- essere umano -> da tre base dati differenti con 607, 1201 e 23 campioni e concentrazioni di PFAS varie;
- topo comune -> da tre base dati differenti con 32, 37 e 18 campioni;
- caenorhabditis elegans -> un piccolo vermicello utilizzato spesso per studi biologici, un set di dati con 60 campioni;
- danio rerio (pesce zebra) -> un set con 16 campioni;
- baccalà -> un set con 48 campioni;
- boccalone (pesce d’acqua dolce) -> un set con 72 campioni;
- Pimephales promelas (pesce osso che vive in acque dolci stagnanti) -> un set con 30 campioni.
Risultati della ricerca
All’interno dei campioni sono stati identificati 3.435 geni che compaiono in almeno sei delle sette specie esaminate ma, nonostante la diversità biologica dei campioni, le risposte ottenute dall’esposizione ai PFAS sono ricorrenti, di seguito alcune fra le più significative:
- sovraregolazione del metabolismo e del trasporto lipidico, delle vie delle gonadotropine e dell’FSH (ormone follicolo-stimolante) -> processi correlati allo sviluppo ovarico, alla produzione di estrogeni, all’ovulazione e al funzionamento fisiologico del sistema riproduttivo femminile con conseguenti effetti dannosi sulla fertilità e sullo sviluppo fetale;
- sottoregolazione del gene ESR1 -> anch’esso correlato allo sviluppo ovarico che, se carente, può portare alla sterilità;
- sovraregolazione del gene ID1 -> un inibitore delle proteine leganti il DNA la cui presenza eccessiva è stata collegata a vari tipi di cancro, tra cui la leucemia, il cancro al seno e al pancreas;
- sottoregolazione della via dei granuli terziari -> un componente della difesa immunitaria la cui carenza diminuisce la produzione di anticorpi e le risposte vaccinali aumentando di conseguenza l’incidenza e la gravità di molte patologie;
- incremento del metabolismo lipidico -> associata a dislipidemia cronica con aumento dei livelli sierici di lipidi e della concentrazione di trigliceridi e colesterolo nel sangue con il fegato osservato speciale;
- sottoregolazione della serina -> un aminoacido la cui carenza è associata ad un aumento dell’accumulo di lipidi nel fegato;
- sottoregolazione della lisina -> un aminoacido essenziale per una gravidanza sana e la sua carenza è dannosa per lo sviluppo embrionale.
Conclusione
L’impatto del PFAS sui bambini è critico e desta preoccupazione in quanto tali sostanze possono essere trasferite anche attraverso l’allattamento al seno; oltre a quanto precedentemente, l’esposizione ai PFAS incrementa lo sviluppo di malattie epatiche e cardiovascolari (fra cui arteriosclerosi ed eventi tromboembolici).
L’analisi ha preso in considerazione dati di soli animali e per avere una panoramica ancor più accurata e dettagliata è necessario utilizzare ulteriori campioni; la situazione delineata appare comunque molto grave ed è ancora peggiore in quanto tali sostanze non sono normate univocamente ma sembra evidente la strada da percorrere: limite ZERO sulla presenza dei PFAS nelle acque e nell’aria.
L’attenzione sull’argomento comincia ad aumentare ma non c’è ancora una visione comune sugli effetti provocati dall’esposizione ai PFAS, come non esiste ancora una soluzione per eliminare l’inquinamento provocato (non per niente vengono chiamati inquinanti eterni); in attesa di avere un quadro ben delineato sarebbe opportuno però salvaguardare al massimo la salute e l’ambiente.



