L’associazione Meglio Legale ha lanciato un appello ai ministri dell’Interno, dell’Agricoltura e del Made in Italy affinché la canapa industriale venga riconosciuta come una risorsa e non sia più oggetto di criminalizzazione. Negli ultimi mesi, l’associazione ha ricevuto circa 200 richieste di aiuto da parte di imprenditori che sono stati coinvolti in azioni delle forze dell’ordine.
L’appello
L’appello è indirizzato ai ministri Matteo Piantedosi, Francesco Lollobrigida e Adolfo Urso, affinché si ponga fine alla criminalizzazione della canapa industriale. Nel febbraio 2023, il ministro dell’Interno Piantedosi ha inviato una circolare a tutti i prefetti d’Italia per effettuare controlli approfonditi su commercianti e agricoltori impegnati nella coltivazione di canapa industriale, allo scopo di fare un censimento. Tuttavia, l’associazione si chiede quanti criminali siano stati effettivamente fermati e quale impatto positivo abbia avuto questa operazione nel contrasto alle mafie.
Antonella Soldo, coordinatrice di Meglio Legale, sottolinea che è troppo facile criminalizzare coloro che hanno pagato le tasse sulle attività legate alla canapa. Si chiede quale sia la coerenza della difesa del Made in Italy quando si tratta di una pianta priva di effetti stupefacenti, ma ancora soggetta a pregiudizi. In gioco ci sono 12.000 posti di lavoro, e questi imprenditori non dovrebbero essere considerati cittadini di serie B.
La legge n. 242 del 2016 stabilisce i requisiti e le procedure per la coltivazione della canapa industriale. Questa legge ha aperto nuove opportunità per uno dei settori più promettenti dell’agricoltura italiana e del commercio al dettaglio, creando oltre 12.000 posti di lavoro, soprattutto per i giovani under 35. La canapa industriale ha inoltre sostenuto l’agricoltura, il commercio, l’occupazione e l’imprenditoria nelle regioni del Sud e delle Isole italiane.
La controffensiva
L’appello evidenzia che nonostante l’interesse crescente e l’aumento delle coltivazioni, pregiudizi e stigmatizzazione continuano a gravare su questi lavoratori. Sono stati attivati numerosi sequestri, perquisizioni e processi che hanno comportato un peso sul sistema giudiziario, risolvendosi però nel 99% dei casi con assoluzioni o archiviazioni.
La questione riguarda la legge 242/2016, che non esclude esplicitamente l’uso del fiore della pianta di cannabis, ma crea incertezze interpretative in conflitto con il Testo Unico sugli stupefacenti. Questa discrepanza mette l’Italia in una posizione svantaggiata e priva l’economia nazionale di un’opportunità di crescita sostenibile.
L’appello chiede ai ministeri competenti di promuovere una regolamentazione chiara della canapa industriale in Italia, affinché questo settore possa diventare finalmente una risorsa preziosa che contribuisca alla crescita sostenibile dell’economia, alla tutela dell’ambiente e al benessere dei cittadini.
Gli imprenditori e i sostenitori della canapa industriale sperano che il governo ascolti questa richiesta e prenda in considerazione il potenziale di sviluppo e gli effetti positivi che una regolamentazione chiara e favorevole potrebbe avere sull’economia e sull’occupazione nel settore.



