sviluppo sostenibile

L’impegno per rendere il nostro pianeta un posto più giusto e vivibile si rinnova con i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, promossi dall’Onu. Tali 17 Obiettivi sono stati stilati per promuovere la sostenibilità ambientale, economica e soprattutto sociale nel mondo. Tutti i Paesi, nessuno escluso, si sono impegnati per raggiungerli. Ognuno di questi 17 punti è fondamentale se vogliamo rendere migliore il nostro mondo e garantire un futuro alle prossime generazioni.

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Se noi ci soffermiamo sull’obiettivo N. 12 che raccomanda di introdurre modelli responsabili di produzione e di consumo, di ridurre lo spreco e di rispettare l’ambiente, a prima vista l’Italia dovrebbe essere molto fiera dei risultati ottenuti. Infatti, secondo la Coldiretti, l’Italia ha l’agricoltura più green d’Europa.

L’agricoltura green italiana

È italiana la leadership europea in questo settore con 86mila aziende bio e prodotti di qualità elevatissima, quelli che contengono residui irregolari raggiungono appena lo 0,6% (DIRE – Notiziario settimanale Ambiente Roma, 7 giugno 2023), oltre 10 volte in meno dei prodotti di importazione, il cui tasso di non conformità in media è pari a 6,5% secondo elaborazioni su dati Efsa.

Afferma la Coldiretti, in occasione della giornata mondiale dell’Ambiente celebrata il 5 giugno dalle Nazioni Unite, che l’Italia può orgogliosamente sfoggiare l’agricoltura più green d’Europa con 5.450 specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni certificate dalle Regioni, 320 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg.

Sottolinea la Coldiretti che in Italia ci sono 504 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi e ben 533 varietà di olive, contro le 70 spagnole, con 40mila aziende agricole impegnate nel custodire semi o piante a rischio di estinzione.

I rischi

Un patrimonio di biodiversità messo a rischio dalla cementificazione e dell’abbandono con l’Italia che ha perso quasi 1/3 (30%) dei terreni agricoli nell’ultimo mezzo secolo e con la superficie agricola utilizzabile che si è ridotta ad appena 12,8 milioni di ettari. Tutto ciò ha effetti devastanti sulla tenuta idrogeologica del territorio e contribuisce al deficit produttivo del Paese ed alla dipendenza agroalimentare dall’estero, come dimostra il caso della crisi del grano d’importazione ucraina. Il risultato, sottolinea la Coldiretti, è che in Italia oltre 9 comuni su 10 (il 93,9% del totale) secondo l’Ispra hanno parte del territorio in aree a rischio idrogeologico per frane e alluvioni, anche per effetto del cambiamento climatico in atto con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali e rapido passaggio dal sole al maltempo con precipitazioni brevi ed intense.

L’agricoltura interessa più della metà della superficie nazionale e per questo l’Italia per difendere l’ambiente deve proteggere il proprio patrimonio agricolo e la propria disponibilità di terra fertile con un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività nelle campagne.

Le misure necessarie

Di fronte alla tropicalizzazione del clima occorre fermare il consumo di suolo e organizzarsi per raccogliere l’acqua e drenarla nei periodi più piovosi per renderla disponibile nei momenti di difficoltà. Per questo sono necessari, conclude Coldiretti, interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, potenziando la rete di invasi sui territori, creando bacini e utilizzando anche le ex cave per raccogliere l’acqua piovana in modo da gestirne l’utilizzo quando serve.

In conclusione, i settori enogastronomici ed agroalimentari, pilastri, anche economici, del nostro “made in Italy” di cui, giustamente, andiamo tutti fieri, potrebbero essere maggiormente tutelati se venissero realizzate le politiche “green” proposte, da circa trent’anni, dalle istanze e dai partiti ambientalisti.

Purtroppo, la fascia giovanile dell’elettorato italiano, che sarebbe proprio il maggior beneficiario di tali politiche, alle elezioni sceglie, paradossalmente, un paralizzante astensionismo.

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