inquinamento

Essere umano e clima – si sa – sono indissolubilmente legati l’uno all’altro, sotto molteplici aspetti. Uno tra questi è sicuramente l’impatto che l’ambiente ha sull’umore delle persone. Oggi questa correlazione sembra essere sempre più evidente da un punto di vista scientifico. Al di là di qualsiasi discorso possibile sulla meteoropatia, infatti, recentissimi studi dimostrerebbero uno stretto collegamento tra l’inquinamento atmosferico e l’insorgenza, nell’uomo, di disturbi depressivi e ansiogeni.

Gli studi

L’idea di approfondire questo tipo di collegamento nasce da lontano. Sono decenni ormai che il surriscaldamento globale ha spinto i ricercatori di diverse discipline ad analizzare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute delle persone. In un contesto in cui, solo in Italia, negli ultimi sessant’anni è stato registrato un aumento di quasi un grado centigrado delle temperature annue, gli scienziati hanno a loro volta individuato un’impennata nel numero e nella gravità di diversi fattori di rischio per la salute.

Tra questi, accanto alle più note correlazioni con malattie infettive, respiratorie o cardio-vascolari, trovano sempre più spazio gli studi in merito all’insorgere di disturbi psichiatrici. In particolare, risulterebbero essere due le sostanze, presenti in dosi sempre più massicce nell’aria che respiriamo quotidianamente, ad avere un impatto devastante sulla nostra mente.

Il ruolo dello smog

In primis, uno studio italiano pubblicato poco tempo fa sulla rivista scientifica Epidemioogy and Psychiatric Sciences, ha messo in luce il ruolo dell’ozono come uno dei più impattanti per la salute mentale tra tutti gli inquinanti presenti nell’aria. Accanto ad esso, un articolo uscito sul noto giornale JAMA Psychiatry ha invece sottolineato i pericoli per la mente legati al particolato, l’insieme di sostanze liquide e solide sospese nell’aria capaci di sfuggire al naturale filtraggio del nostro organismo a causa delle loro dimensioni estremamente ridotte.

Insomma, smog e sostanze tossiche nell’atmosfera sono ormai considerati unanimemente come fattori di rischio non più solamente per cuore e polmoni, ma anche – e forse soprattutto – per la salute mentale. Le ricerche, in tal senso, procedono a passo spedito, testimoniando l’importanza e la gravità con cui questa correlazione è ormai attenzionata dagli esperti. Tra gli studi più avviati in questo momento nel campo, si segnalano quelli relative ai disturbi del neurosviluppo nei figli di donne che hanno vissuto, durante la gravidanza, in un ambiente fortemente inquinato, nonché l’aumento delle possibilità di cadere vittima di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer per chi esposto per lungo tempo all’inquinamento. Un altro, enorme capitolo è stato poi da poco avviato in tema di un legame tra l’insorgere di fenomeni depressivi e ansiogeni e il crescente inquinamento acustico.

Di questo e molto altro si parlerà, nello specifico, nel convegno apertosi ieri a Bormio, intitolato Il cervello e i cambiamenti. Le sfide climatiche, ambientali, affettive e adattive. I maggiori esperti italiani dell’argomento si confronteranno nei prossimi tre giorni sull’impatto che i cambiamenti climatici stanno avendo sulla nostra mente, cercando di mantenere il focus non solo sul rapporto tra inquinamento e psico-patologie, ma anche e soprattutto nelle tecniche terapeutiche con cui affrontare quella che, a tutti gli effetti, sta diventando una tra le sfide più importanti del nostro tempo.

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