alex langer

 La città di Tuzla ha conferito la cittadinanza onoraria al defunto Alex Langer, il “costruttore di ponti”.

La prima reazione è stata -Tuzla? Mai sentita –

Una prima ricerca suggerisce una zona di Istanbul, ma se guardi meglio ecco che appare un puntino in mezzo ai Balcani, nell’attuale Bosnia-Erzegovina, non lontano dalla frontiera serbo-croata.

Subito tornano alla mente le immagini della barbarie che ha accompagnato la disgregazione della federazione Jugoslava, frammenti di telegiornali dell’epoca riaffiorano insieme alla consapevolezza del fragile equilibrio cui le nostre società non possono sottrarsi. Un equilibrio precario, vulnerabile alla pressione esercitata da divisioni etniche e religiose, soprattutto quando la politica decide di cavalcarle, piuttosto che impegnarsi a sanarle.

Ed ecco che proprio Tuzla, considerata la città più cosmopolita del paese, quella dove i principali gruppi etnici (Serbi, Croati e Bosgnacchi) hanno prosperato insieme per secoli, diventa teatro di uno degli innumerevoli crimini di guerra che hanno scandito il conflitto nell’ex-Jugoslavia.

Una città per il costruttore di ponti

Ad oggi, le tensioni etniche in Bosnia sono sopite, ma non estirpate.

Le testimonianze della brutalità che ha investito il paese negli anni 90 sono uno spettacolo quotidiano che funge da monito, mentre una costituzione mal scritta ha reso le spinte identitarie un elemento intrinseco alla vita politica in Bosnia.

È cosi che, in un contesto di crescente instabilità, la città di Tuzla, consapevole della propria storia, decide di lanciare un chiaro messaggio di Pace. Infatti, la mattina del 31 ottobre è stata conferita la cittadinanza onoraria postuma ad Alex Langer, per il suo impegno nella promozione del dialogo interculturale come strumento di risoluzione del conflitto jugoslavo.

Impegno che gli valse negli anni la nomea di “costruttore di ponti” e lo rese punto di riferimento per i movimenti pacifisti di tutto il mondo.

Molti gli italiani presenti alla cerimonia venuti a omaggiare l’intellettuale altoatesino, portando un po’ di calore per stemperare la sua gelida assenza, che dura ormai da 27 anni.

Nella stessa occasione è stato presentato il libro curato da Sabina Langer, il quale raccoglie tutti gli scritti di Alex sulla Bosnia e l’ex-Jugoslavia.

Il suo pensiero riguardo la centralità dei Balcani potrebbe essere riassunto dalla sua celebre frase “L’Europa muore o rinasce a Sarajevo”.

Una storia che si ripete

Non è la prima volta che una città della Bosnia individua nell’euro-parlamentare dei Verdi un simbolo della propria riconciliazione: nel 2021 era stata Sarajevo, la capitale federale, a conferirgli la cittadinanza onoraria, quale riconoscimento per il suo ruolo in favore della pace tra i popoli slavi.

Questo evento ci fornisce lo spunto per un parallelismo tra la situazione nei Balcani negli anni 90 e quella attuale in Ucraina, in entrambe le quali dei popoli fratelli si sono combattuti ferocemente sulla base di capricci e megalomanie delle élite politiche.

Allo stesso tempo ci permette di tornare a interessarci a una porzione d’Europa così vicina a livello geografico e così lontana a livello socio-politico; una regione che rivendica di non essere il “cortile” dell’Unione Europea, ma che anzi ci tiene a guadagnare centralità e integrarsi nel tessuto comunitario, come sottolineato recentemente da un attivista bosniaco al Parlamento Europeo.

Solo con l’esempio di Alex Langer a fornirci da ispirazione si può immaginare di attraversare la fase di tensione politica internazionale ed evitare che degeneri ulteriormente.

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