produzione

Secondo l’edizione di ottobre 2022 delle “Questioni di Economia e Finanza” edita da BankItalia, l’agricoltura è il settore più esposto al rischio fisico generato dai cambiamenti climatici perché la temperatura e le precipitazioni sono fattori di produzione delle colture; il peso del settore agricolo in Italia è piuttosto limitato, il valore aggiunto generato dal settore primario rappresenta all’incirca il 2 per cento del totale, ma svolge un ruolo significativo in quanto fornitore dei settori agroindustriale ed alberghiero.

Coldiretti ha stimato in oltre 6 miliardi di Euro le perdite del settore agroalimentare nazionale (pari al 10%) a causa della situazione climatica estrema con alcune culture più colpite di altre:

  • fino al 70% in meno per diverse varietà di frutta e verdura;
  • tra il 50 e il 60% in meno per il mais;
  • tra il 10 e il 30% in meno per il grano;
  • il 20% in meno per cozze e vongole;
  • il 45% in meno per il mais;
  • il 45% in meno per i foraggi per l’alimentazione degli animali;
  • l 20% in meno per il latte.

Il periodo di siccità in molte zone ed il caldo anomalo hanno inciso anche territorialmente:

  • a Cremona il 30% in meno su frumento, orzo e pomodoro;
  • in Lombardia e Piemonte fino al 40% di perdite per il riso;
  • in Puglia quasi tutte le coltivazioni in perdita con frutta, grano ed e avena del 30% ed olive del 40%;
  • in Toscana tra il 10% e il 20% in meno per la vendemmia anticipata;
  • nel Vercellese e nel Biellese tra il 60% ed il 90% in meno per riso, mais e soia.

Risultati del report

Nello studio sono stati utilizzati i dati annuali a livello provinciale su produzione totale e superficie coltivata forniti dall’Istat per il periodo 2006-2019 e messi in relazione con le condizioni climatiche registrate nelle province italiane durante il periodo in esame utilizzando i dati della Commissione europea; analizzando i dati si nota che la relazione tra temperatura e rese agricole non è lineare in quanto un aumento di un grado centigrado può avere effetti differenti a seconda della temperatura di partenza.

Prendiamo come esempio il mais: un rialzo generalizzato delle temperature minime ha un effetto positivo sui raccolti, grazie all’aumento dell’esposizione, a temperature comprese fra 12° e 29° ma, superato questo limite, l’effetto in negativo è molto marcato indicando che temperature sempre maggiori diventano rapidamente molto dannose per il raccolto; anche il grano duro ha un comportamento simile al mais con una crescita minore all’aumento delle temperature ed un limite più basso (28 gradi) prima del calo repentino.

Anche la relazione tra rese e precipitazioni ha lo stesso andamento indicato precedentemente: positivo fino a una certa soglia, per poi diventare nullo o negativo quando le precipitazioni sono eccessive considerando che la carenza d’acqua può essere efficacemente mitigata dalla possibilità di irrigare artificialmente il terreno, soprattutto in presenza di falde acquifere, fiumi, laghi o acquedotti.

Stime future e conclusioni

Il Joint Research Center (JRC) della Commissione europea ha messo a disposizione previsioni ottenute con tre diversi modelli climatologici in uno scenario di crescita economica molto rapida a livello globale unito ad una bassa crescita della popolazione ed un utilizzo equilibrato tra fonti di energia fossili e rinnovabili; in questo scenario sono previsti aumenti al 2030 di poco superiori al grado con una resa che potrebbe essere addirittura maggiore rispetto all’attuale.

I differenti modelli forniscono però indicazioni omogenee e non tengono conto di tutti quegli eventi che contribuiscono ad avere impatti molto negativi come le ondate di calore ed i periodi di siccità; il sistema alimentare rappresenta il 29% dell’impronta ecologica globale delle attività umane, è quindi necessaria una transizione verso un sistema alimentare equo, sano e rispettoso dell’ambiente, lungo tutta la filiera, dalla coltivazione fino al consumatore.

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