reddito minimo

La Commissione dell’Unione Europea si schiera a favore del reddito minimo per combattere povertà ed esclusione sociale in tutta Europa.

La posizione dell’organo esecutivo dell’UE è stata formulata in una Raccomandazione da indirizzare al Consiglio per spingere gli Stati membri a modernizzare e rendere più efficaci i regimi di reddito minimo, sottraendo le persone alla povertà e promuovendo nel contempo l’integrazione nel mercato del lavoro di quanti sono in grado di lavorare. Nel 2021, secondo i numeri della Commissione, i cittadini europei vicini alla soglia di povertà sono più di 95 milioni. Si tratta di numeri che sono destinati a crescere a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, della conseguente crisi energetica dei prezzi e dell’aumento dell’inflazione. La risposta alle nuove difficoltà che molte famiglie dovranno affrontare sta proprio in una maggiore protezione sociale.

Il reddito minimo protegge dalla povertà e deve favorire l’occupazione

Il reddito minimo, sottolinea la Commissione, è costituito da pagamenti in contanti che aiutano le famiglie che ne hanno bisogno a colmare lo scarto rispetto a un determinato livello di reddito per pagare le bollette e condurre una vita dignitosa. Ad oggi si stima che circa il 30/50% della popolazione potenzialmente destinataria di un meccanismo di reddito minimo, ne sia invece sprovvista.  Nella visione proposta dai Commissari Ue, il reddito minimo e le reti di sicurezza sociale devono prevedere incentivi e sostegno sufficienti affinché i beneficiari che sono in grado di lavorare possano reintegrarsi nel mercato del lavoro. Dovrebbero quindi essere concepiti anche per contribuire alla piena realizzazione del potenziale delle transizioni verde e digitale, sostenendo le transizioni nel mercato del lavoro e una partecipazione attiva delle persone svantaggiate. L’obiettivo è di ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà di esclusione entro il 2030.

I regimi di reddito minimo, afferma la Raccomandazione UE, dovrebbero disporre di procedure accessibili e semplificate; dovrebbero migliorare l’accesso a mercati del lavoro inclusivi e fornire incentivi sufficienti per rientrare nel mercato del lavoro, con particolare attenzione ai giovani adulti. L’obiettivo cui puntare è di aiutare le persone a trovare un lavoro e a mantenerlo, ad esempio attraverso un’istruzione e una formazione inclusive con azioni di sostegno (post-collocamento) e di tutoraggio. I beneficiari del reddito minimo dovrebbero avere un accesso effettivo a servizi abilitanti di qualità quali l’assistenza sanitaria, la formazione e l’istruzione. Per l’Ue il sostegno deve essere personalizzato, legato alle caratteristiche delle persone che lo percepiscono. La valutazione deve identificare sia i problemi che rendono difficile l’inclusione sociale sia le soluzioni per abbatterla.

Il Consiglio dell’Ue discuterà sul documento preparato dalla Commissione

La Raccomandazione sarà trasmessa al Consiglio UE per essere discussa e, se adottata, gli Stati membri dovrebbero riferire alla Commissione ogni tre anni in merito ai progressi compiuti nell’attuazione. È importante notare che la Raccomandazione, che non ha valore vincolate, lascia ampia autonomia gli Stati sulle modalità di raggiungimento degli obiettivi indicati. Non è un caso se alcune forze politiche, come i Verdi Europei, hanno chiesto maggiore coraggio alla Commissione per l’adozione di una Direttiva UE che, al contrario della semplice Raccomandazione, avrebbe valore strettamente vincolante.

In Italia, il tema è al centro della discussione politica. Le forze conservatrici, uscite vittoriose dalle ultime elezioni politiche, hanno più volte messo in discussione il reddito di cittadinanza.  Il 29 settembre, il Commissario europeo per il lavoro e gli affari sociali Nicolas Schmit, intervistato sul tema da La Stampa, ha sottolineato, in merito la situazione italiana, che non si può pensare di eliminare totalmente uno strumento di protezione sociale come il reddito di cittadinanza. Ciò che è importante, ha affermato, è che questo strumento sia legato a politiche di accompagnamento e di inclusione nel mondo del lavoro.

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