catilina

Corsi e ricorsi storici, amava ripetere Gianbattista Vico, a patto però che la storia, foriera di insegnamenti, sia raccontata secondo verità. Ma qual è la verità? Molto dipende dalle intenzioni di chi la storia la racconta e quindi dalla sua imparzialità.

Era questo fondamentalmente l’oggetto di un illuminante saggio di Massimo Fini di qualche anno fa, che raccontava le vicende umane e politiche di un celebre personaggio storico vissuto nella Roma repubblicana: Catilina. Lo sfondo è quello di una Urbe dove a livello politico demagogia, sotterfugi, doppi giochi, tradimenti, ingiustizie e illeciti erano la regola.

La storia

Catilina provò più volte legalmente la via del consolato (nella Roma repubblicana vi erano due consoli che venivano rinnovati ogni anno), ma fu sempre respinto con ogni genere di trucchi e brogli. Sulla sua strada trovò l’ostilità feroce dell’oligarchia romana e a farsene interprete, anche per rancori personali, fu il celebre Cicerone, console in carica in occasione della celebre congiura, che da Catilina prese il nome. In effetti a ben vedere Cicerone per difesa della legalità intendeva il mantenimento dello status quo, salvo cambiare idea quando la legge era d’intralcio a qualche manovra di potere o affaruccio poco pulito. Questo arrocco a difesa dei propri interessi era mascherato, come sempre, con nobili parole sulla humanitas, la dignitas, l’amor di patria e delle tradizioni, oltre quello verso le divinità del tempo. Cicerone fu proprio il campione dei campioni del benpensantismo ipocrita del tempo. Le sue indiscusse doti oratorie, che ne fecero un celeberrimo avvocato, furono anche il suo deficit come uomo: cinismo, ambiguità, opportunismo, mancanza di convinzioni.

Le proposte

Ma perché Catilina era così inviso all’aristocrazia romana? Catilina aveva proposto qualcosa di veramente rivoluzionario, una riforma agraria che, ribadendo l’intangibilità del diritto di proprietà, prevedeva una vastissima redistribuzione di terre ai nullatenenti facendo perno sulle terre del demanio in Italia e nelle nuove province. Il programma economico catilinario prevedeva anche la cancellazione parziale dei debiti e l’abrogazione delle leggi che disponevano l’arresto e la carcerazione dell’insolvente, oltre che l’abbassamento degli interessi debitori fissando un limite legale del 12%. In sostanza Catilina era per un riequilibrio tra l’oligarchia aristocratica, che deteneva di fatto tutto il potere istituzionale, e la plebe, ma anche per un ridimensionamento drastico dell’influenza dei cavalieri che con la potenza del denaro contante tiranneggiavano entrambe. Il fatto poi che nel movimento catilinario ci fossero moltissime donne e numerosi schiavi fa ritenere che si volesse dare allo stesso tempo dignità politica alle prime e almeno giuridica ai secondi. Alla fine, vittima per l’ennesima volta di brogli e trucchetti, il guerriero Catilina, esausto, optò per la congiura e prese le armi ma, tradito da alcuni congiurati, fu progressivamente isolato e disinnescato. Contrastato in maniera durissima si trovò ad affrontare lo scontro con forze impari e non si tirò indietro. Morì, pagando con la vita la fedeltà a sé stesso.

Come Catilina passò alla storia

Il giudizio storico fu però quello espresso dalle tre celebri Catilinarie del già citato Cicerone e quello dello storico romano Sallustio, vicinissimo al primo: ”Lucio Catilina, nato da famiglia illustre, era fortissimo di animo e corpo, ma di indole trista e malvagia. Fin dall’adolescenza trovò piacere nelle stragi, nelle rapine, nelle discordie civili e fra esse passò i suoi anni giovanili. Corpo resistente alla fame, al freddo, alla veglia fino all’inverosimile; animo audace, subdolo, incostante, simulatore e dissimulatore in qualsiasi materia, cupido dell’altrui, scialacquatore del suo, sfrenato nelle passioni, buona parlantina, nessuna saggezza”.

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