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È stato pubblicato il terzo Rapporto Circonomia “Economia circolare, transizione ecologica, indipendenza energetica: a che punto è l’Italia?” (in collaborazione con Legambiente, Kyoto Club, Fondazione Symbola) nel quale sono stati analizzati i dati sulla transizione ecologica dei paesi Europei e confrontati con quelli italiani; la sintesi mette in evidenza che l’Italia è la prima in Economia Circolare ma non brilla assolutamente in fatto di transizione energetica.

Secondo Roberto Cavallo e Roberto Della Seta, direttori di Circonomia, “vi è un nesso strettissimo che lega la transizione energetica ed ecologica, ritenuta la sola risposta efficace alla crisi climatica attraverso una rapida decarbonizzazione unita all’efficientamento energetico, alla possibilità concreta di fronteggiare o arginare le difficoltà nelle quali si dibatte da anni l’economia italiana ed europea, ulteriormente amplificate dalla ‘guerra energetica’ tra Russia ed Europa”.

Nel breve periodo sarà necessario utilizzare fonti energetiche tradizionali alternative al gas russo (altre nazioni fornitrici o rigassificatori) ma nel futuro bisogna azzerare l’uso di carbone, petrolio e gas (entro una trentina di anni al massimo) quindi non ha senso cercare nuovo gas in Italia; è possibile arrivare al 100% di energia rinnovabile (realistico sia sul piano tecnologico che su quello dei costi) con costi inferiori all’energia fossile ed a quella nucleare.

Indice di circolarità

L’analisi ha considerato tutti i paesi dell’Unione Europea considerando 17 indicatori di circolarità suddivisi in tre categorie:

  • Fattori di impatto – misurano l’impatto ambientale diretto delle attività economiche e sociali su ambiente e clima (per abitante)
    • consumo di materia interno
    • consumo finale di energia fossile
    • emissioni climalteranti
    • consumo di suolo artificializzato
  • Fattori di efficienza – misurano l’efficienza e la produttività di uso delle risorse (per PIL)
    • il Pil generato da una tonnellata di consumo di materia
    • l’energia finale consumata
    • le emissioni climalteranti
    • la produzione di rifiuti
    • il consumo di suolo
    • la percentuale di circolarità di materia nell’economia
  • Fattori di risposta – misurano la capacità di risposta e di innovazione ai problemi ambientali
    • la quota di energia rinnovabile sul totale dei consumi finali
    • la percentuale di rinnovabili nel settore elettrico
    • la percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti
    • la quota di riciclo dei rifiuti urbani
    • la quota di terreno agrario convertito a biologico
    • la percentuale di auto elettriche sulle nuove immatricolazioni.

Su tutti gli indicatori di circolarità l’Italia si distingue in positivo, con valori assoluti migliori o uguali alla media europea, eccellendo in termini di consumo interno di materia pro-capite e di percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti.

Risultati italiani

In Italia vi sono grandi differenze fra macroregioni dove nelle regioni settentrionali è trattato e gestito il 63% del totale dei rifiuti avviati in Italia a recupero di materia (ne producono il 57%); nel Centro-Sud non vi sono sufficienti impianti per il riciclo dell’umido: 77 impianti di compostaggio (177 al Nord) e solo 9 per la produzione di biogas (50 al Nord);

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili ci sono delle peculiarità dovute alla conformazione del territorio:

  • in Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta produzione idroelettrica;
  • in Toscana il geotermico;
  • al sud produzione eolica.

Interessante rilevare che le regioni del Nord abbiano la maggior parte di solare fotovoltaico, il 45% del totale nazionale, nonostante la minore esposizione diurna mentre il fattore critico italiano è rappresentato dalla capacità di innovazione tecnologica, conseguenza di una spesa complessiva per ricerca e sviluppo largamente inferiore alla media europea.

L’Italia ha un PIL inferiore a quello del 2000 (la sola altra nazione europea con tale caratteristica è la Grecia) ed in tutti i principali indicatori economici e sociali è sotto la media europea; preoccupante anche il 20,3% di persone a rischio povertà ed il lento processo di digitalizzazione.

Conclusioni

In Italia ci sono ancora margini di miglioramento e la possibilità di ottenere l’indipendenza energetica puntando tutto sulle rinnovabili; per riuscirci è necessario rimuovere gli ostacoli burocratici e fermare le proteste degli ecologisti “Nimby” che, adducendo pretesti ambientalisti, contrastano la transizione ecologica bloccando l’installazione di alcuni tipi di impianti di produzione di energie rinnovabili, quali le pale eoliche e l’agri-fotovoltaico, in quanto è coretto tutelare a valorizzare il paesaggio ma è fondamentale valutare tutti gli aspetti positivi e negativi.

Ulteriore deficit è rappresentato dal settore della mobilità, che impatta il 32% dei consumi finali di energia ed il 28,5% delle emissioni climalteranti, dovuto ad una quota consistente di trasporto merci su strada e ad una crescita limitata dell’incidenza delle auto elettriche nei confronti di quelle a motore endotermico; un problema che si localizza maggiormente in Piemonte, forse a causa della storia automobilistica della Regione stessa.

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