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Era il 9 settembre 1922 quando, a Pescasseroli, nasceva il Parco Nazionale d’Abruzzo. Riunite vicino la fontana S. Rocco del paese c’era l’onorevole Erminio Sipari, fondatore del parco e amico del filosofo Benedetto Croce, con tutte le autorità locali. Una cerimonia in pompa magna e la posa di una lapide con su iscritto “Il Parco nazionale d’Abruzzo sorto per la protezione delle silvane bellezze e dei tesori della natura qui inaugurato il IX Sett. MCMXXII”. A distanza di 100 anni negli stessi giorni, proprio a Pescasseroli, hanno avuto luogo una serie di manifestazioni dedicate proprio al centenario della nascita del secondo parco istituito in Italia, dopo quello del Gran Paradiso, di qualche mese più “anziano”, e tra i più belli dell’intero paese. Due giorni, 9 e 10 settembre 2022, intensi e ricchi di manifestazioni, eventi, incontri, laboratori e passeggiate, alla presenza di autorità che oggi come quel giorno di 100 anni fa, celebrano quest’istituzione che ormai è simbolo di un intero territorio.

Il Parco

Con l’attuale denominazione Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, si estende su 3 regioni, e 25 comuni, 12 in Abruzzo, 8 nel Lazio e 5 nel Molise per un totale di 49.680 ettari. Il territorio è costituito da catene montuose che vanno dai 900 ai 2.200 m, e sono presenti più di 2.000 specie di piante superiori, il faggio è l’esemplare più diffuso, circa 60% delle specie presenti, e ospita 67 specie di mammiferi, 230 di uccelli, 14 di rettili, 12 di anfibi, 15 di pesci e 4.764 di insetti. Le vere “star” del parco sono l’orso marsicano, il lupo dell’Appennino, il camoscio appenninico, il cervo e l’aquila reale.

L’istituzione del parco nazionale era la conseguenza di un’esigenza per preservare alcune specie che rischiavano l’estinzione. Alcuni decenni prima Re Vittorio Emanuele volle istituire in quell’area una riserva di caccia per difendere, dallo sterminio e l’estinzione, animali che se prima erano diffusi su tutto l’Appennino, si erano rifugiati solo in alcuni angoli remoti di questo territorio. Non solo la caccia, ma anche il disboscamento indiscriminato e l’eccessiva antropizzazione metteva a rischio l’esistenza della fauna appenninica. Basti pensare che il camoscio appenninico un secolo fa contava poche decine di esemplari, grazie all’istituzione dei parchi è arrivato a circa 600 esemplari nel Parco Nazionale d’Abruzzo e oltre 3000 sull’intero Appennino. Stessa sorte sarebbe toccata all’orso, al lupo, all’aquila che grazie alla loro tutela, e a un territorio favorevole, stanno progressivamente aumentando di numero. Stesso dicasi per la flora, che grazie alla tutela del territorio, viene preservata e si rinvigorisce dopo gli “attacchi” dell’uomo. Tra il 1957 e il 1967 nel parco è avvenuto un disboscamento selvaggio, che ha portato al taglio di 650.000 piante ad alto fusto.

A livello istituzionale

L’istituzione dei Parchi Nazionale e delle aree protette non sempre è condivisa dagli enti locali o da una parte della popolazione. Spesso spinti da interessi legati alle aree disponibili per la caccia, all’uso di pesticidi per l’agricoltura o a vincoli paesaggistici che ne impediscono lo sfruttamento a piacimento, i territori sotto tutela subiscono nel tempo diversi attacchi e, in alcuni casi, parchi approvati in sede nazionale o regionale, non vengono istituiti perché non accettati a livello locale. Ad esempio il Parco Marino del Conero nelle Marche o quello della Costa dei Trabocchi in Abruzzo, oppure Il Parco Regionale di Portofino, provvedimenti di istituzione approvati ma non applicati o lasciati in un cassetto. In altri casi addirittura vengono ridimensionati notevolmente, come è successo al Parco Regionale del Sirente-Velino in Abruzzo, dove sono stati tagliati circa 10.000 ettari di area protetta!

In questi casi bisognerebbe spiegare chiaramente, fornendo le informazioni necessarie alla condivisione di una visione e di un progetto di tutela con i cittadini e gli enti locali, le ragioni dell’istituzione di un’area protetta.

Le finalità di un’area protetta dovrebbero mettere tutti d’accordo: la conservazione dell’ambiente, l’integrazione tra uomo e natura, la divulgazione e l’educazione ambientale, lo studio e la ricerca del territorio per trovare le soluzioni più efficaci alla sua conservazione.

Non si può non essere d’accordo che la difesa e la conservazione della natura devono essere tra i primi obiettivi dell’uomo, altrimenti daremmo torto all’onorevole Sipari che nel 1922 istituì il Parco Nazionale d’Abruzzo per “la protezione delle silvane bellezze e dei tesori della natura”.

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