idrogeno

Per il settore elettrico portoghese il 2021 è stato un anno di proficui cambiamenti. Alle prese, come il resto dell’Europa, con gli effetti del caro energia, il Paese ha chiuso definitivamente, ed in anticipo sui tempi stabiliti, le sue centrali termoelettriche a carbone. Come recuperare la potenza energetica persa? In parte con il gas naturale, i cui consumi sono aumentati del 4,6 per cento, in parte con la green energy, e quest’ultima scelta si è rivelata sia rivoluzionaria ma anche strategica. Infatti, sono proprio le rinnovabili ad aver conseguito nel 2021 in Portogallo uno dei risultati più eclatanti di sempre.

Il caso portoghese

La produzione energetica verde, in crescita di diversi punti percentuali rispetto al dato relativo al 2020, ha approfittato delle ottime condizioni meteorologiche per aumentare il suo apporto. Lo scorso anno, infatti le fonti rinnovabili hanno coperto il 59 per cento dei consumi elettrici portoghesi; con un picco del 66 per cento a dicembre.

Entrando nel dettaglio delle rinnovabili 2021, l‘eolico ha rappresentato il 26 per cento del fabbisogno totale grazie a un indice di produttività sopra la media storica. A seguire l’idroelettrico con il 23 per cento, le biomasse con il 7 per cento e il fotovoltaico con il 3,5 per cento. L’energia solare, pur rimanendo la meno significativo tra gli apporti verdi, ha registrato una crescita del 37% rispetto l’anno precedente. Recentemente la compagnia tedesca Newcon Energy ha pianificato nel Paese lusitano una pipeline di 5,8 GW solari tramite la sua sussidiaria Solcarport, ed è stato anche programmato un investimento statale che dovrebbe realizzare ben 80 progetti fotovoltaici nei prossimi anni. I risultati delle rinnovabili 2021 arrivano in un momento di piena ripresa della domanda energetica. In questo contesto la produzione non rinnovabile ha fornito il 31 per cento dei consumi. Un dato diviso tra gas naturale con il suo 29 per cento e dal carbone, con l’ultimo impianto chiuso a fine novembre, che ha rappresentato meno del 2 per cento. Il saldo delle importazioni ha fornito il restante 10 per cento circa.

In Italia

Il positivo esempio portoghese sta incoraggiando anche nel resto d’Europa una più rapida transizione energetica che si prefigge una maggiore autonomia da fornitori esteri poco affidabili. Infatti, anche il trasporto ferroviario italiano è al centro di una rivoluzione green, che rinnova il comparto regionale e locale puntando sull’idrogeno. Quindi addio ai treni a gasolio (che in Italia servono il 10% delle reti ferroviarie) o a quelli alimentati da altri idrocarburi fossili. Per attuare questo ambizioso progetto sono stati previsti 300 milioni di euro di investimenti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). È stato scelto di puntare sull’idrogeno perché questa scelta green risulta strategica per attuare la decarbonizzazione del sistema ferroviario nelle zone dove non è possibile procedere con l’elettrificazione dei treni, consentendo un notevole risparmio sui costi per le nuove infrastrutture.

Il programma prevede investimenti per tutta la filiera, dalla fase di produzione dell’idrogeno green a quella del trasporto e dello stoccaggio, fino alla costruzione delle stazioni di servizio e all’acquisto dei treni. Le tempistiche hanno come termine per la realizzazione delle dieci stazioni di rifornimento programmate la data del 30 giugno 2026, mentre l’assegnazione delle risorse dovrà essere attuata entro il 31 marzo 2023.

Quali sono le aree selezionate per essere al centro della svolta dell’idrogeno? Le Regioni caratterizzate da elevato traffico in termini di passeggeri e alti livelli di propulsione diesel, come Lombardia, Puglia, Sicilia, Abruzzo, Calabria, Umbria, Basilicata e Sardegna. Nel dettaglio, nella nuova mappa dell’aggiornamento tecnologico ci sono la Valcamonica e il Salento, la ferrovia Circumetnea e quella Adriatico Sangritana, le linee ferroviarie regionali Cosenza-Catanzaro, il collegamento ferroviario tra la città di Alghero e l’aeroporto, la tratta Terni-Rieti-L’Aquila-Sulmona.

Non solo treni

Anche il trasporto stradale sarà al centro degli investimenti volti a sviluppare la filiera dell’idrogeno. In questo caso saranno 230 i milioni da destinare alla realizzazione di 40 stazioni di rifornimento per veicoli leggeri e pesanti entro il 30 giugno 2026, con notifica dell’aggiudicazione degli appalti entro il 31 marzo 2023. Sono considerate prioritarie le strade delle aree strategiche per i trasporti stradali pesanti: nel dettaglio, si tratta di zone vicine a terminal interni, delle rotte più interessate al passaggio di mezzi per il trasporto delle merci a lungo raggio e dei collegamenti ai sistemi di trasporto pubblico locale con mezzi alimentati a idrogeno.

Compie un significativo passo avanti il progetto del polo dell’idrogeno in Puglia, denominato Green Hydrogen Valley, che prevede impianti per la produzione di idrogeno verde a Taranto, Brindisi e Cerignola.
Nell’insieme avranno una capacità di elettrolisi pari a 220 MW alimentati da circa 400 MW di energia solare fotovoltaica, realizzando così un’importante sinergia tra fonti rinnovabili. Una volta a regime, i tre impianti saranno in grado di produrre complessivamente fino a circa 300 milioni di metri cubi di idrogeno rinnovabile all’anno, che alimenteranno le industrie del territorio pugliese e la mobilità sostenibile.
Dopo gli accordi di un anno fa, il passo avanti è rappresentato dall’acquisizione da parte di Edison e Saipem rispettivamente del 50% del 10% della società Alboran Hydrogen Brindisi srl. Quest’ultima si occuperà della realizzazione del progetto Puglia Green Hydrogen Valley. Dei tre poli pugliesi dell’idrogeno, quello di Brindisi è in fase avanzata. Si prevede la costruzione di un impianto di produzione di idrogeno verde mediante elettrolizzatori con una capacità di 60 MW alimentati da un campo fotovoltaico dedicato. Il progetto è stato proposto per il bando di finanziamento europeo IPCEI (Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo).

Il caso pugliese

Anche se la situazione del gas ha modificato fortemente lo scenario energetico, tant’è che proprio a Brindisi l’Enel rimetterà per ora in marcia a regime la centrale elettrica a carbone, destinata ad essere spenta nel 2025, l’obiettivo della decarbonizzazione resta comunque valido e attuale. Per le società coinvolte nel progetto pugliese, “l’idrogeno è uno dei vettori energetici di riferimento per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dalla strategia nazionale ed europea al 2030 e al 2050 e Puglia Green Hydrogen Valley si pone l’obiettivo di accelerare la diffusione dell’idrogeno verde”.
Un nuovo e più costruttivo ruolo si appresta a ricoprire l’ex Ilva di Taranto che, pur essendo fortemente energivora, è anche al centro di un importante piano di decarbonizzazione articolato in dieci anni che prevede investimenti complessivi per circa 5 miliardi di euro con la modifica dell’attuale ciclo produttivo. Inoltre, da alcuni mesi è sul tavolo regionale una proposta di riconversione dell’ex Cementir di Taranto per farne un polo dell’idrogeno. E punta sull’idrogeno anche il progetto bandiera del PNRR che lo scorso 8 giugno il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, ha sottoscritto con il premier Mario Draghi.

La Puglia, infatti, è la prima produttrice in Italia di energia da fonti rinnovabili, e sta realizzando importanti investimenti per l’eolico offshore con Odra Energia al largo del Salento e Kailia Energia al largo di Brindisi. Il Presidente Emiliano, interloquendo con il Premier Draghi, ha recentemente affermato che vi è “la necessità di trasformazione tecnologica della più grande acciaieria d’Europa e quindi abbiamo candidato Taranto ad essere il polo, se possibile nazionale, per la sperimentazione delle tecnologie che consentiranno di usare l’idrogeno anche nella fase industriale dell’acciaio”. Il progetto pugliese per l’idrogeno verde vale più di 500 milioni di euro, afferma la Regione.

In conclusione, la filiera dell’idrogeno verde è un elemento chiave per sostituire i combustibili fossili nei processi industriali energivori e per rendere sostenibili i trasporti pesanti, supportando così la nostra Nazione nella transizione energetica. Tuttavia, il tempo stringe ed occorre che tutte le già citate soluzioni tecnologiche siano rapidamente messe a disposizione della collettività superando lungaggini burocratiche non più accettabili.

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