crisi idrica

Il 2022 verrà ricordato come l’anno più arido di sempre. I primi 6 mesi dell’anno paragonati, per temperature e precipitazioni, con quelli dei 70 anni precedenti, non hanno rivali per caldo e siccità.

Solo per fare alcuni esempi, si guardi la secca del Po, quest’anno è stato possibile camminare sul suo alveo da sponda a sponda, i nostri fiumi maggiori ridotti in alcuni casi a torrenti. I nostri laghi mostrano reperti storici nascosti per anni nei loro fondali, con i livelli scesi di oltre 3 metri. In montagna i ghiacciai continuano il loro inesorabile ritiro. Il più grande ghiacciaio del Monte Bianco, Le Mer de Glace, sul versante francese, in poco più di 30 anni è arretrato di 700 metri circa e ora ogni anno arretra di 30/40 metri e perde tra i 4 e i 6 metri di spessore. Ma questo accade su tutte le Alpi che sono il più grande “serbatoio” d’acqua d’Europa, rifornendo tutti i fiumi più importanti.

Basti pensare che un fiume, come il Po, ha un ruolo fondamentale nella vita di un intero Paese. Con i suoi 652 chilometri il suo bacino interessa 7 regioni e 3200 comuni, dove vi vivono 6 milioni di persone, la sua secca danneggia più di un terzo della produzione agricola e la metà degli allevamenti.

È indubbio che la crisi climatica sta mostrando, con le temperature elevate e la scarsità di precipitazioni, le sue conseguenze più tangibili, ma in Italia siamo afflitti anche da altri mali che aggravano l’attuale crisi idrica, e che in questa situazione stanno venendo a galla in maniera eclatante.

Usi e consumi errati

Innanzitutto, andando a guardare i consumi, seppur il 67,4% degli italiani dai 14 anni in su sia stato attento al consumo dell’acqua nel 2020 (dati Istat), siamo ben lontani da un uso consapevole di questa preziosa risorsa, infatti il maggior consumo di acqua potabile avviene proprio tra le mura domestiche. Per uso civile, il consumo pro-capite in Italia è di 245 litri al giorno, 100 in più rispetto al resto d’Europa.

In molte città d’Italia nei periodi di siccità, soprattutto nella stagione estiva, si ricorre al razionamento dell’acqua con chiusure periodiche nell’arco della giornata. Una situazione che, con l’aumentare delle temperature, andrà sempre peggiorando.

Oltre ai cambiamenti climatici, nel nostro paese, concorrono alla scarsità di disponibilità dell’acqua anche altri fattori: innanzitutto le perdite delle reti idriche per uso civile che in Italia sono in media del 40% con picchi del 70/80% in alcune province; ancora peggio accade nelle reti idriche per uso industriale ed agricolo dove le perdite sono indefinite, vista l’assenza totale di controlli. Si aggiungono le infrazioni contestate dall’Unione Europea,  oltre la sanzione di 60 milioni di euro che il nostro paese già paga perché non depura le acque di fogna che finiscono nei fiumi, a breve l’Italia sarà condannata perché non riutilizza le acque da depurazione dei settori agricoli e industriali e così 9 miliardi di acque riutilizzabili vengono gettate in mare.

È il caso di dire che la nostra rete è un vero e proprio colabrodo e ancor peggio negli ultimi 20 anni nessuno si è preoccupato di stanziare neanche 1 euro per sanare questa situazione. Con il PNRR finalmente arriveranno 4,3 miliardi di euro e nel dettaglio: 2 miliardi per le infrastrutture, 900 milioni per le perdite nelle reti, 800 milioni per migliorare l’utilizzo in agricoltura, 600 milioni per fognature e depurazione. Bene! Purtroppo però ne servirebbero 60 di miliardi per ammodernare solo le reti idriche per uso domestico del Paese. Di questo passo ci vorrebbero 150 anni per intervenire sull’intera rete, in una situazione oltretutto di crescente siccità. La nostra rete per capirci è formata per il 60% da tubazioni che risalgono a 30 anni fa e per il 25% a 70 anni fa. Per avvicinarci alla media europea di dispersione del 15%, dovremmo ammodernare immediatamente 220 mila chilometri di rete e crearne 50 mila di nuove.

Vista la situazione occorre da subito prevede più fondi per l’ammodernamento delle reti, è inconcepibile questa mancanza, serve anche però il contributo immediato di tutti i cittadini cercando di ridurre lo spreco domestico, quello agricolo e quello industriale, sperando nel contempo che il cambiamento climatico rallenti la sua accelerazione e che in merito i governi prendano seri provvedimenti senza aspettare oltre.

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